Pubblicato il: ven, Set 23rd, 2016

23 settembre 2012: valanga al Manaslu, 13 morti. Anche Alberto Magliano

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Intorno alle 4 di notte gli alpinisti furono scossi dalla valanga enorme che colpì campo 3 e scese sino a campo 2. Altri tre italiani si salvarono

manaslu

Il 23 settembre 2012 una valanga, provocata dal distacco di un seracco, travolge nella notte le tende degli alpinisti del campo 3 (circa 7.000 m) della via normale sul versante nord-est, causando tredici morti, tra i quali l’italiano Alberto Magliano.

Il Manaslu è l’ottava montagna più alta del mondo con i suoi 8.163 m s.l.m.Il nome Manaslu deriva dal sanscrito manasa, che si può tradurre come “montagna dello spirito”. La prima ascensione fu compiuta il 9 maggio 1956 dal giapponese Toshio Imanishi e dal nepalese Gyalzen Norbu, facenti parte di una spedizione giapponese guidata da Yuko Maki, lungo il versante nord-est, per l’attuale via normale. Due giorni dopo raggiunsero la vetta anche Kiichiro Kato e Minoru Higeta. La vetta non sarà più salita fino al 1971. La prima ascensione femminile fu compiuta da una spedizione giapponese, guidata da Kyoto Sato. Il 4 maggio 1974 raggiunsero la vetta le alpiniste Naoko Nakaseko, Masako Uchida e Mieko Mori, insieme a Jambu Sherpa, lungo la via normale. Avevano tentato in precedenza la salita per la cresta est. Sadako Suzuki, facente parte di un secondo team per la vetta, perse la vita il 5 maggio in seguito ad una caduta tra i campi 4 e 5. Quella del Manaslu rappresentò anche la prima ascensione femminile di un ottomila, seguita l’anno successivo dall’Everest e dal Gasherbrum II. La prima ascensione invernale fu compiuta il 14 gennaio 1984 dai polacchi Maciej Berbeka e Ryszard Gajewski lungo la via normale.

La valanga travolse 35 alpinisti. Come detto, tra i morti vi fu anche un italiano: Alberto Magliano, nato a Trieste ma stabilizzatosi a Milano. Dopo gli studi classici e una carriera da dirigente d’azienda, scoprì la passione per l’alpinismo solo a 36 anni. Dopo essersi fatto le ossa sulle Alpi e le Dolomiti, da quasi vent’anni Magliano alternava il suo lavoro da consulente turistico alle spedizioni per alcune delle più mitiche cime dalle Americhe all’Asia, con una passione che non l’aveva mai abbandonato. Ormai enormemente rispettato tra gli appassionati, si definiva “un conquistatore dell’inutile”.

Altri due alpinisti italiani, Silvio ‘Gnaro’ Mondinelli e Cristian Gobbi, si salvarono miracolosamente dopo essere stati travolti per 200 metri. Salvo anche Marco Confortola che si trovava al campo base.

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