Pubblicato il: lun, Set 19th, 2016

Alla scoperta dei borghi fantasma di Palcoda e Tamar

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Prosegue il viaggio di Mount Live alla scoperta dei borghi fantasma sulle alture della Penisola. Stavolta Silvia De Cristofaro ci porta in Friuli Venezia Giulia

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E’ proprio in questi mesi che gli escursionisti e gli appassionati di trekking sui sentieri di stradine in disuso, deserte, abbandonate, raramente conosciute, consigliano una passeggiata in val Tramontina. Perché il clima di queste valli a ridosso di Tramonti di Sotto in provincia di Pordenone, nel freddo Friuli Venezia Giulia, è più o meno mite a settembre ed a ottobre favorendo passeggiate piacevoli attraverso sentieri erbosi non particolarmente impegnativi. Partendo quindi dall’abitato di Tramonti e dopo circa tre ore di cammino è possibile visitare ed ammirare il borgo fantasma di Pàlcoda, detto “il rifugio dei partigiani”, una frazione in cui di recente è stata ricostruita una chiesetta assieme al suo campanile ed un rifugio in legno in cui ci si può fermare per chi è interessato a saperne di più su questi luoghi spesso poco conosciuti delle montagne delle alpi orientali.
Pàlcoda, divenuto ormai villaggio fantasma, era inizialmente un punto d’appoggio di pastori. In seguito, nel 1600, divenne un abitato di circa cento unità incentrato per lo più su attività agricole e d’allevamento. Fu nota per la sua produzione di cappelli di paglia che i suoi abitanti riuscirono anche ad esportare all’estero. Il paesello fu abbandonato dopo la prima grande guerra per poi diventare, durante la seconda guerra, un rifugio sicuro per i partigiani. Quel che resta adesso sono ruderi in pietra di vecchie case quasi immerse da piante di noccioli ed aceri. La borgata sembra essere invasa dall’edera, dentro la chiesa intitolata a san Giacomo solamente qualche pittura sulle mura artigianale. La chiesetta era stata eretta nel 1790 ed è stata restaurata in tempi recenti salvando l’abside che era crollato, ricostruendo altare e pavimento originali.
Si può quindi proseguire per Tamar attraverso un sentiero ripido ed esile. Stesso discorso: ruderi di abitazioni invase dalla vegetazione ma col vantaggio dell’esistenza di un bivacco chiamato Varnerin gestito dal Cai di San Vito al Tagliamento con una decina di posti a sedere, una stufa, un tavolo. A Tamar si possono ammirare un’antica meridiana su un muro in pietra, dei pozzi ancora intatti ed un arco in pietra intatto anch’esso che sembra condurre al centro del borgo fantasma. Le case erano disposte probabilmente a cerchio, segno di una vita associativa. Poco distante, suggestive pure la cascata del Velo ed una vecchia fornace utilizzata per la produzione di calce per mattoni.
Per tentare di valorizzare le bellezze suggestive di questi borghi proprio lo scorso mese d’agosto è stata organizzata presso il bivacco Varnerin la prima edizione di una serata jazz. Tra luci ed ombre, buona musica, falò ed una cucina tipica del luogo, i partecipanti hanno potuto trattenersi nel borgo di Tamar gustando bevande calde e dolcetti ed ammirare paesaggi altrimenti poco conosciuti.
Altra iniziativa estiva che ha registrato consensi e tanta partecipazione ci è illustrata da Diego Verardo segretario e socio del Cai di San Vito al Tagliamento:

L’idea della serata “Tamar sotto le stelle” è nata per offrire ai visitatori la possibilità di trattenersi sino a tarda ora, alla luce delle fiaccole e con telescopi per osservare il bel cielo stellato della valtramontina. Scopo di tutte queste iniziative, organizzate anche da diversi soci del Cai come Renato Miniutti, è quello di incentivare il turismo cosiddetto escursionistico offrendo giornate all’aria aperta con la possibilità di attraversare a piedi sentieri, messi in sicurezza quindi facilmente percorribili, puliti e con un’attenta segnaletica. Con la costruzione di locali e ricoveri adibiti per un breve riposo e ristorazione, il confort è pienamente assicurato.

Silvia De Cristofaro

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