Pubblicato il: mer, Lug 29th, 2015

Bracconiere scappa alla Forestale e poi dice di aver visto un orso

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Con l’aiuto di fototrappole hanno consentito di accertare che il bracconiere si recava sui lacci circa ogni 15 giorni. Durante le ispezioni controllava lo stato di funzionamento delle trappole e prelevava gli animali che vi erano rimasti vittime, interessato solo ad eventuali trofei, lasciando le carcasse a decomporsi nel bosco. Utilizzava un passamontagna nero per non farsi riconoscere

orso

 

Non si ferma l’attività di controllo e monitoraggio del territorio e della fauna da parte del Corpo Forestale della Provincia autonoma di Trento. Personale della Stazione Forestale di Borgo Valsugana, coadiuvato dai custodi forestali del Consorzio Custodia Forestale di Telve e dal supporto dei guardiacaccia della Associazione Cacciatori Trentini, durante alcuni servizi mirati al controllo delle attività riconducibili al bracconaggio, avevano rinvenuto, già nella primavera di quest’anno, dei lacci in cordino d’acciaio. I lacci erano stati posizionati ed armati, pronti per la cattura della fauna selvatica in una zona di bosco e rocce affioranti, a monte dell’abitato di Marter nel comune di Roncegno Terme, in Valsugana. L’uomo ha giustificato la sua precipitosa fuga alla vista degli agenti dicendo di avere incontrato un orso.

 

In aprile, momento delicato perché alcune specie di animali del bosco stanno per portare a termine i mesi di gestazione, gli agenti iniziavano degli appostamenti mirati e dei controlli specifici in zona. L’orografia dell’area, molto accidentata, e gli orari di operatività del bracconiere hanno reso l’indagine complessa e difficoltosa. I lunghi appostamenti e l’aiuto di fototrappole hanno consentito di accertare che il bracconiere si recava sui lacci circa ogni 15 giorni. Durante le ispezioni controllava lo stato di funzionamento delle trappole e prelevava gli animali che vi erano rimasti vittime, interessato solo ad eventuali trofei, lasciando le carcasse a decomporsi nel bosco. L’uomo nascondeva il viso mediante un passamontagna nero, con solo dei piccoli fori circolari per occhi e bocca. Si è quindi cercato di raccogliere più indizi possibili e di allargare le indagini per controllare persone con precedenti specifici operanti in zona. Gli spostamenti del bracconiere, il suo modus operandi e la fattezza dei lacci, hanno fatto orientare i sospetti verso una persona residente a Marter di Roncegno. La sera del 21 luglio, alcuni agenti appostati e muniti di cannocchiale, scorgevano l’uomo sospettato uscire dalla sua casa e recarsi in auto su una stradina dalla quale parte un sentiero che conduce alla zona disseminata di lacci. Subito veniva allertata una seconda pattuglia che si portava in zona. Alla vista degli agenti la persona si dava ad una precipitosa fuga. Questi intimavano più volte l’alt, ma invano. Aveva dunque inizio un inseguimento di corsa attraverso boschi di robinia e rovi, piccoli prati e ghiaioni. Durante la rocambolesca fuga il bracconiere si liberava dello zaino e gettava in un cespuglio il passamontagna nero, oggetti che venivano recuperati dagli agenti e sequestrati. La fuga si concludeva poco lontano, quando l’uomo è stato raggiunto. Il sospettato si giustificava nei confronti degli agenti in modo originale, riferendo di essersi messo in fuga perché spaventato a causa di un incontro casuale con l’orso, avvenuto pochi minuti prima. Sul posto arrivavano altri colleghi forestali a supporto ed una pattuglia della stazione dei Carabinieri di Roncegno. Il bracconiere veniva accompagnato nei locali della Stazione Forestale di Borgo per ulteriori accertamenti. Il giorno successivo, i forestali si recavano sul luogo dove erano stati posizionati i lacci e li recuperavano rendendoli inservibili. Il fermato veniva denunciato all’Autorità giudiziaria con la contestazione di numerosi reati, inerenti il maltrattamento di animali con uccisione per crudeltà e senza necessità, attraverso l’esercizio della caccia con mezzi vietati.

 

La zona è ora oggetto di ulteriore bonifica per escludere la presenza di altre trappole per la cattura della fauna selvatica. Va da ultimo ricordato che i lacci per la cattura della selvaggina risultano essere particolarmente dannosi in quanto gli animali vengono presi in modo non selettivo, a prescindere dalla specie di appartenenza, dal genere, e dall’età.

 

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