Pubblicato il: ven, Gen 16th, 2015

Cai Veneto: “No all’elettrodotto Terna per impatto ambientale”

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P1180806Il Cai Veneto dice no al’elettrodotto Terna. E’ quanto affermano in una nota: “In riferimento al Piano predisposto da Terna per l’ammodernamento e la razionalizzazione delle proprie linee elettriche nel territorio italiano, la Commissione Regionale Tutela Ambiente Montano, a supporto del CAI Veneto, ritiene doveroso un approfondimento sulla situazione che interessa le zone montane del Bellunese coinvolte da questi progetti, in particolare l’area della media valle del Piave che a nord della centrale di Polpet/Soverzeneinteressano aree inserite in zone delle Dolomiti Unesco fino al Comelico e a sud della stessa centrale coinvolgono le Prealpi Bellunesi e Trevigiane. Considerando imprescindibile l’ammodernamento e l’ottimizzazione delle linee elettriche in generale in virtù dell’evolversi dei tempi e delle esigenze di fabbisogno energetico nazionale non possiamo però dimenticarci delle esigenze di tutela e valorizzazione del territorio necessarie per garantire standard elevati di qualità di vita delle popolazioni locali.
Ci riferiamo in particolare al progetto che propone la realizzazione di una nuova linea di alta tensione (380kV) che da Polpet va a collegarsi con il nodo di Limana passando a mezza costa sul Colle dell’Alpe Nevegal (alternativa B). Questa opera andrebbe ad impattare fortemente su questo territorio sia dal punto di vista paesaggistico, che per i vincoli stessi urbanistici che l’elettrodotto impone. Ricordiamo che il Nevegal è interessato da ipotesi progettuali centrate sulla valorizzazione del paesaggio e suazioni mirate a sviluppare tutte le potenzialità legate al turismo sostenibile oltre che alla qualità della vita degli abitanti alle sue pendici, appare significativamente importante la valorizzazione paesaggistica affinché il turismo si estenda a tutto l’arco dell’anno e non solo al periodo invernale.
nevegalSu tali presupposti di sviluppo – aggiungono dal Cai Veneto – l’area, caratterizzata dalla nota stazione invernale che oggi – anche a causa di fattori climatici – rischia un forte declino, è oggetto di una nuova ipotesi di sviluppo sostenibile e di strategie di rivitalizzazione volte alla qualità dell’abitare, all’economia del sistema locale e alla promozione turistica. Perché questo accada serve un’adeguata valorizzazione culturale, ambientale e paesaggistica e una limitazione dei rischi che potrebbero compromettere irrimediabilmente questo processo. Gli indirizzi per la zona del Nevegal dovrebbero quindi andare nella direzione di limitare l’inserimento di nuove grandi opere infrastrutturali dal carattere tecnologico che non hanno diretta funzionalità al recupero e alla valorizzazione del territorio, ma che addirittura ne compromettono la qualità ambientale, la salubrità e le potenzialità limitando l’eventuale processo di sviluppo in un contesto territoriale che merita di essere salvaguardato.
La zona interessata dal progetto dell’elettrodotto – si legge nel comunicato stampa – ha al suo interno importanti zone SIC/ZPS come le Fontane di Nogarè oppure l’area Valpiana – Valmorel (tanto decantata da Dino Buzzati). Il Nevegal rientra tra le altre cose negli ambiti divalorizzazione turistica individuati dal PTCP della Regione Veneto. Le comunità locali hanno già espresso la loro contrarietà a questo progetto come pure l’Amministrazione Comunale di Belluno e recentemente anche il governatore Luca Zaia ha manifestato la propria contrarietà. Le soluzioni ci sono, come ad esempio il rifacimento della linea esistente che transita a fondo valle lungo l’asta del Piave oppure con azioni di interramento onde evitare possibili rischi di black-out che hanno coinvolto molte località dell’alto Bellunese lo scorso inverno”.
Quindi il CAI regionale esprime “il proprio parere negativo per i progetti e le varianti finora presentate sulla base dell’elevato impatto ambiente che deriverebbe dall’intervento previsto nel Piano Terna, nel mentre auspica che l’Azienda voglia prendere in considerazione le soluzioni alternative che consentirebbero il raggiungimento degli obiettivi di miglioramento e potenziamento senza compromettere le proprietà paesaggistiche di un’area montana ricca di potenzialità”.

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