Pubblicato il: mar, Feb 3rd, 2015

Calzolari: “Soccorso in montagna, ticket da pagare come per il servizio sanitario”

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Alcune settimane fa Mount Live ha ospitato la lettera-proposta (sezione Lettere dei Lettori) di un maestro di sci e accompagnatore di media montagna, Paolo De Luca, il quale proponeva appunto l’introduzione di un ticket, assicurazione od altra forma di pagamento per i soccorso alpino, fatto questo, a suo dire, di essere deterrente sull’impennata degli incidenti in montagna. Ebbene, proprio in questi giorni, sull’argomento si è aperto nuvamente il dibattito su tale questione che si protrae ormai da tempo.
A tal proposito riportiamo l’articolo di Luca Calzolari, direttore della rivista mensile del Cai Montagne360 e volontario del Soccorso alpino pubblicato sul sito de Il Corriere Sociale:

Martini e Calzolari

Prima di entrare nel merito della questione, è bene avere chiaro che lo statuto del soccorso in montagna e in grotta è quello di essere un soccorso sanitario. Ciò che lo differenzia è l’ambiente in cui viene effettuato. Si obietta spesso che un escursionista, una comitiva che si è persa, una cordata di alpinisti bloccata in parete non ha problemi sanitari e si è solo cacciata nei guai. Questa affermazione è vera in parte: se non li si soccorre i problemi sanitari arriveranno quasi certamente, ecco perché il soccorso alpino del CNSAS è un soccorso medicalizzato.
L’elicottero, si sa, è un elemento di grande attrazione, ma il soccorso in montagna non è solo elisoccorso. Le squadre a piedi fanno moltissimi interventi, uno per tutti la ricerca dispersi. E anche questi hanno un costo. Sono nel soccorso alpino e speleologico da molti anni, e sulla questione di cui ci stiamo occupando, ho nel tempo maturato la convinzione che il soccorso in montagna dovrebbe essere erogato secondo le modalità previste per le prestazioni del servizio sanitario.
Se vado al pronto soccorso, se mi sottopongo a una visita specialistica o a un esame diagnostico pago un ticket. Sono convinto che questo sia il modello di riferimento. Dunque chi richiede l’intervento del soccorso alpino deve pagare il ticket, fatto salvo le fasce esentate dal pagamento. La cifra deve però essere sostenibile e non dovrebbe superare a mio avviso i 100/150 euro.
Rispetto a quanto affermato dai miei colleghi, mi trovo in sintonia con Adriano Alimonta, presidente del soccorso alpino trentino. Aggiungo però due elementi. Il primo è che il ticket dovrebbe essere pagato per tutti gli interventi di soccorso in montagna, il secondo è che quello specifico per l’elisoccorso dovrebbe essere applicato per tutte le missioni, anche quando l’elicottero interviene per esempio in autostrada.
Diverso è il tema dell’abuso, da quello che mi risulta i casi per fortuna non sono molti ma comunque sono sempre troppi. È difficile però stabilire quando si tratti di abuso. Al di la dei casi eclatanti, il nodo da sciogliere è definire quali sono gli elementi per affermare con ragionevole certezza quando una richiesta di soccorso in montagna è considerabile come abuso, e a chi spetta il compito.
Non è questione che si possa risolvere qui, sono però convinto che ci si debba provare e una volta accertato che si tratti di un abuso debba essere messa in atto una forma di sanzione. Condivido le parole di Fabio Bristot del soccorso alpino bellunese sul rischio e sulla inaccettabilità della beffa, come nel caso da lui citato dei due alpinisti salvati nel cortinese.
Da volontari del Cnsas e da soci Cai quello che dobbiamo continuare a fare è combattere l’incultura che sta dietro a quel tipo di comportamento e continuare a promuovere la cultura della responsabilità in montagna e altrove.
Luca Calzolari

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