Pubblicato il: mar, Lug 14th, 2015

Cta: “Etna chiusa a escursionisti, mai divieto fu più opportuno”

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L’Associazione Etna Libera, insieme ad altre associazioni (tra le quali il Cai) ha chiesto, nei giorni scorsi, la riapertura dei crateri sommitali dell’Etna ai liberi escursionisti. In merito ne è nato un dibattito, oggi Mount Live riporta la disamina del presidente del Centro Turismo Ambientale Sicilia

 

 

Gentile Direttore

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Etna

Per coloro che non conoscono l’antefatto la nostra  lettera trae spunto  dalla  iniziativa denominata “ETNA LIBERA” intrapresa da alcune associazioni escursionistiche per “ Liberalizzare” l’accesso alle parti sommitali dell’Etna crateri inclusi .

qualcuno, leggendo le  dichiarazioni che seguono,  potrebbe interrogarsi sulla congruenza o ravvisare un contrasto tra la dizione della nostra associazione “Centro Turismo Ambientale Sicilia”  e questo articolo ,sarebbe una lettura a nostro avviso superficiale ,  certo è scomodo prendere posizioni avverse ad un sentimento che istintivamente potrebbe incontrare anche il ns favore, ma  cercherò di spiegare perché  NON  siamo favorevoli all’iniziativa del comitato ETNA LIBERA .

L’Etna vale certamente più di una “ battaglia civile ”, essa  a nostro avviso dovrebbe essere  “somministrata” con attenzione e in logica di sostenibilità (nel tempo, nella misura compatibile, senza deformazioni e sfruttamento intensivo ). Pensiamo a servizi dedicati efficienti ed efficaci , itinerari e  informazioni pensate e attive per  una platea vasta di visitatori, una rete di strutture e infrastrutture di supporto funzionali e funzionanti, una sentieristica culturale e naturalistica attiva e che valorizzi il territorio , segnalazioni viarie efficaci per chi la raggiunge con mezzi, aree parking adeguate, pulizia e ovviamente la sicurezza dovrebbero essere poi  elementi primari su cui tutti gli attori (associazioni incluse)  dovrebbero concentrarsi e attivarsi, ivi incluse “battaglie” civili di sensibilizzazione e perché no! anche con raccolte di firme da parte della collettività, tutto questo in una “Sicilia ideale” a cui nonostante le avversità  non cessiamo di sperare.

Non volendo dilungarci oltremodo, mi riallaccio all’oggetto della lettera  e rifletto a voce alta,  ma perché, quindi, con le tante cose da fare, tante battaglie e iniziative su cui ci si dovrebbe impegnare PRO-ETNA, ci si ostina a “mobilitarsi” su cause oggettivamente rivolte a pochi, non certo alla collettività intera e inoltre su una iniziativa che pone le sue fondamenta su in rischio presente e ineludibile  circa la sicurezza e la vita delle persone.

Sembra  già dimenticato che il divieto di accesso delle parti sommitali dell’Etna è  nato sulle ceneri e sulla memoria  di  ben 9 vite umane spezzate  ed oltre 30 altre persone ferite gravemente, sembra dimenticarsi  che stiamo parlando non di un cratere dormiente ma  “del” Cratere Vulcanico non solo più alto ma il  più attivo d’Europa , contraddistinto da una  attività costante, continua e peggio ancora repentina , un cratere che non regala  blande fumarole o “innocui borbotti” bensì improvvise esplosioni con lancio di materiali piroclastici sino a diverse miglia di metri in verticale e per un raggio di ricaduta misurabili in chilometri quadrati .

Purtroppo  “al momento” la tecnologia non aiuta, chi volesse intraprendere una escursione sul cratere, prima di partire sarà impossibilitato a consultare il “meteo esplosioni”  con validità settimanale o del giorno  meno che mai dell’ora.

A nostro avviso  mai tanto divieto, tra la giungla dei divieti a volte paradossali futili o inutili  posti dalle autorità , fu in questo caso quanto mai provvido e opportuno, il rischio in gioco è davvero troppo elevato, poco contano qui i “galloni” di esperienza  che alcuno “esperto”  possa vantare, se poi come sembra l’azione di protesta richiede  a gran voce una liberalizzazione per tutti all’accesso al cratere/crateri, ciò vorrebbe dire ancor di più esporre percentualmente più soggetti al rischio di incidenti o della vita stessa, senza dimenticare la cattiva pubblicità  globale di ritorno .

Potremmo piuttosto noi associazioni impegnarci per “Battaglie” più largamente condivise come una regolamentazione e liberalizzazione all’accesso al cratere (attualmente fermo e vincolato solo ad  operatore autorizzato che agisce in regime di monopolio)  aperto ad una pluralità di soggetti che avvantaggi attori e fruitori, oppure impegnandosi per il  ripristino dei sentieri del parco, delle staccionate, della raccolta rifiuti nelle aree naturalistiche attorno al cratere trasformate in discariche, o  perché no provvedendo al  ripristino  della segnaletica naturalistica in sentieri troppo spesso abbandonati a se stessi, od anche ad adoperarsi per aprire  e ristrutturare il sistema dei rifugi attorno all’Etna,  la lista come si intuisce è lunga.

Concludendo,  siamo quindi proprio sicuri che questa sia “la madre” delle battaglie da combattere per l’Etna?

 

Dott. Francesco Schillaci

Presidente  di CTA Sicilia

 

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Displaying 1 Comments
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  1. Davide Corsaro scrive:

    Posto che tutte le iniziative che propone raccolgono il mio plauso, quanto alla riapertura delle zone sommitali Lei propone di applicare un principio di prudenza in base a 9 vittime e 30 feriti.

    Per lo stesso principio proporrei dunque la chiusura totale di tutte le strade della Provincia, la messa al bando di cicli, motocicli ed autovetture, la recinzione delle alpi, l’abolizione dello sci e dello sci nautico e della nautica in generale.

    Visto poi il numero estremo di incidenti domestici suggerirei l’introduzione del “reato di casalinghità” per coloro che insistano a cucinare, trapanare e piantare chiodi nelle pareti (che spesso celano fili elettrici) e l’abolizione di tutte le attività manuali e produttive in genere.

    Fuori d’ironia, sì, il rischio c’è e gli escursionisti meritano tutta l’informazione possibile affinché certi incidenti non si ripetano ma rimango contrario allo “Stato Mamma” ed al divieto di fronte alla nostra incapacità di gestire un evento.

    Paradossalmente, le posso assicurare che proprio a causa dei divieti il numero di persone che siano salite al cratere prive di preparazione ed informazione è aumentato, vista la necessità dell’abusivismo per poter raggiungere la vetta (e, per la bellezza dei luoghi, temo sarei il primo a violare qualunque limite pur di tornare ad affacciarmi dalla Voragine).

    Saluti
    Davide Corsaro
    Hotel Corsaro – Etna

    P.s. di ospiti ne ho persi tre ed in tutti e tre i casi l’informazione, al posto dei divieti, avrebbe potuto evitarne le morti. Thomas Reichart, Arnaud Nicoladze, Beatriz Lebena. Solo uno dei tre incidenti è avvenuto in aree vietate.

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