Pubblicato il: dom, Nov 16th, 2014

Daniele Nardi ci riprova con l’invernale sugli 8000 del Nanga Parbat in Pakistan

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nardi“Amici!!! Ci siamo. La nuova spedizione, la nuova sfida è vicina. Tra 40 giorni partirò per: Nanga Parbat Winter Expedition 2015.
Solo 10 mesi fa mi sono dovuto fermare a 6000 metri per le cattive condizioni meteo ma da quel giorno il mio pensiero è rimasto lì, in Pakistan. Mesi di allenamento e sacrifici per raggiungere il sogno di arrivare in vetta d’inverno. Quando sarò sulla vetta del Nanga Parbat, potrò contare solo sulla forza delle mie mani, sulla tenuta delle mie gambe e sulla forza di volontà della mia testa ma ora ho bisogno del coinvolgimento di tutti voi. Una forza di gruppo, un gruppo di amici e amanti della montagna, che mi permetteranno di arrivare a gennaio con la forza e la consapevolezza che la vetta, in inverno, è veramente raggiungibile. Ti invito a visitare il sito Socialstart.com dove è iniziata la campagna #scaliamoinsieme a Daniele Nardi”.
Questo è il post di Daniele Nardi pubblicato qualche giorno fa su Facebook.  L’obiettivo dell’alpinista laziale è quello prefissato negli ultimi due anni. Cioè: aprire una via nuova sullo Sperone Mummery (parete Diamir).
Ma Nardi stavolta non sarà da solo, in quanto con lui ci saranno Elisabeth Revol (presente anche nella invernale del 2013), Roberto Delle Monache (video-logistica). Non solo. Nel team ci sarà anche il polacco Tomasz Mackiewicz, alpinista che a più riprese ha tentato l’invernale dell’8000.

La partenza è prevista nei giorni antecedenti il Natale, si parla del 20 dicembre. La data certa si conoscerà solamente durante la conferenza stampa che Nardi ha convocato per il 10 dicembre in Campidoglio a Roma. Comunque, sul massiccio, in questo inverno, ci saranno anche quattro alpinisti russi: Nickolay Totmjanin, Valery Shamalo, Serguey Kondrashkin e Victor Koval. I quattro, di San Pietroburgo, nei giorni scorsi, hanno annunciato la loro impresa.
Il Nanga Parbat (conosciuto anche come Nangaparbat Peak o Diamir) significa “Montagna Nuda”, è la nona montagna della Terra per elevazione con i suoi 8125 metri sul livello del mare. E’ una delle montagne più difficili da scalare, tanto che più volte è stata denominata The Killer Mountain e gli abitanti della zona la chiama “la mangiauomini”.
Una curiosità: sul Nanga Parbat sono stati girati anche ben cinque film.
La montagna è impostata su una lunga dorsale principale, che compie un lungo arco con la concavità rivolta verso nord. L’arco origina a nord-est, con la cresta Chongra, che sale al Chongra Peak ed alle sue vette secondarie (Chongra Peak centrale e Chongra Peak meridionale). Qui la dorsale piega assumendo un andamento prima verso sud-ovest, poi direttamente verso ovest, giungendo alla vetta principale. Da qui, la cresta prosegue, prima in direzione ovest, poi in direzione ovest-nord-ovest, lasciando a sud la cresta Mazeno, ed andando progressivamente a digradare. La cresta Mazeno è considerata la più lunga del mondo. Dalla vetta dirama una dorsale secondaria, che si dirige verso nord, poi piega decisamente verso ovest raggiungendo il Galano Peak; da qui digrada in direzione ovest, lungo la cresta Ganalo. Dal Ganalo Peak si diparte una cresta secondaria, la cresta Jiliper, che digrada verso nord.
Le dorsali isolano idealmente tre zone della montagna:

  • a nord-ovest la parete Diamir, ove si trova anche la vetta secondaria settentrionale (North Peak); scende abbastanza decisamente verso il ghiacciaio Diamir, che poi prosegue verso il fondovalle in direzione ovest-sud-ovest affiancato dagli speroni Mazeno e Ganalo. La base della parete è rocciosa, mentre nelle zone superiori è costituita da ampi ghiacciai;
  • a nord-est la parete Rakhiot, che scende piuttosto scoscesa in direzione nord verso il ghiacciaio Rakhiot, circondato dagli speroni Chongra e Jiliper. La parete Rakhiot sale di oltre 7000 metri dal fondovalle dell’Indo, distante circa 27 km in linea d’aria dalla vetta; ciò ne fa uno dei dieci maggiori dislivelli della Terra;
  • a sud-sudest la parete Rupal, estremamente scoscesa, che scende con pendenza elevata e costante per circa 4.500 m fino al sottostante fondovalle. Si tratta della parete montana più alta del mondo.

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