Pubblicato il: lun, Mar 30th, 2015

Grottone di Pradello, i Ragni di Lecco sostituiscono tutte le soste

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Non solo imprese alpinistiche, i Ragni investono anche nella manutenzione di siti sparsi in tutta Italia utilizzabili da tutti come il Grottone di Pradello attrezzato da Alessandro Ronchi negli anni ’80

GROTTONE DI PRADELLO E RAGNI DI LECCO

 

Anche se mediaticamente il Gruppo Ragni si distingue, e si deve distinguere, maggiormente per le imprese alpinistiche, questo non significa che non siamo presenti, attraverso diverse iniziative sportive e culturali (e magari in un prossimo futuro anche umanitarie) sul nostro territorio, l’area che comprende la città di Lecco e la sua provincia. “Parlando” di arrampicata, spesso senza “sventolar bandiere” o “tavole rotonde” abbiamo preferito agire in quel piccolo quotidiano, che equivale a tenere pulito la base di una parete, sfalciare i rovi, sostituire fix o piastrine vecchie o deteriorate, rendere il meno oggettivamente rischiosa la pratica della scalata, quelle “azioni quotidiane di fine o intermezzo scalata” che dovrebbero veder impegnato ogni climber col senno e buon senso.

 

Senza contare il grosso lavoro di sviluppo e manutenzione di intere aree che richiedono, oltre che giorni e giorni di mano d’opera gratuita, anche un notevole esborso economico. Solo per restare nell’ambito lecchese e per fare alcuni esempi ben conosciuti e di cui abbiamo già parlato nel nostro sito: la richiodatura completa del paretone Centrale del Sasso Pelo, la nuova falesia del “Franz” (conosciuta anche come falesia del San Primo o di Lezzeno), un progetto “sponsorizzato” per valorizzare lo splendido “specchio” a sinistra e sopra la Pala del San Martino, sostanziosi contributi per la Parete Stoppani, e in Val Masino per le falesie di Strombix e del Formaggino, in Bergamasca nell’area della Presolana, e “fuori porta” sulla pietra di Capo d’Orso, Palinuro, Frosolone, Ciolo, Parco delle Gravine e Siracusa. Tutto questo segna anche, in qualche modo, i “cambiamenti” e lo “stare al passo coi tempi” che insieme a molte altre iniziative (vedi Accademy, serate in Maglione Rosso) il Gruppo Ragni si è impegnato a portare avanti, per mantenere una costante e seria presenza con il territorio e tutti i fruitori delle sue enormi bellezze naturali.

 

Solo una ventina di anni addietro era “impensabile” investire alcune migliaia di euro (uguale a qualche milione di lire) per attività che non fossero esclusivamente dedicate all’attività alpinistica di alto livello e ancor di meno per progetti destinati al “bene comune” e non esclusivo del Gruppo Ragni. Tra le iniziative “recentissime”, legate alla pratica dell’arrampicata, abbiamo individuato l’area del “Grottone di Pradello”, sulla sponda orientale del lago, come una di quelle dove intervenire urgentemente con la completa “sostituzione” di “tutte” le soste.  Se la chiodatura presente è ancora di ottima fattura (costituita da fittoni resinati, ad eccezione delle due ultime vie a sinistra) tutte le soste erano composte da spezzoni di catena molto sottile e ormai ruggine e ancora peggio, ancorate ai fittoni di sosta con piccoli e vecchi “grilli” da ferramenta ossidati da “paura”.

L’area di arrampicata di Pradello fu ideata e attrezzata da Alessandro Ronchi sul finire degli anni ’80, e in seguito fu poi riattrezzata dallo stesso Alessandro, con Flavio De Stefani, con occhioli resinati. Il “Grottone” è uno dei settori più vari dove si alternano bei tiri atletici su canne ad una arrampicata tecnica e di “spalmo” su placca. Alcune vie sono dei piccoli gioielli, una tra tutte “Il brivido dell’imprevisto”, ancora più godibile se concatenata con la sottostante “Tai Pan”. Le difficoltà del settore (7a/7a+ massimo) sono per la maggior parte, quelle affrontabili con grande divertimento da ogni climber in media forma, tenendo però presente che se l’arrampicata su placca si può “improvvisare bene”, quella “fisica” richiede un po’ di “pompa” in più. Tutte le vie che presentano una successione di più lunghezze si possono (anzi si devono) concatenare con una meravigliosa e lunga scalata verso il cielo, utilizzando una corda da 80 metri e minimo 20/22 rinvii. L’occasione è buona per correggere un paio di valutazioni errate che si sono “tramandate” negli anni: Tupac Amarù (è una seconda lunghezza) è 6b/6b+; il secondo tiro di Gotham City è 7a/7a+. Al momento (fine marzo 2015), resta da attuare la richiodatura con fix inox degli ultimi 2 tiri a sinistra della falesia (attualmente attrezzati con vecchi spit e non resinati) e la loro possibile “estensione” verso l’alto (con difficoltà più elevate). Stesso allungamento ad una seconda catena è previsto, se sarà verificato utile per una bella scalata e su roccia sicura, anche per gli altri monotiri del settore sinistro.

 

Detto tutto o quasi, ribadisco l’onere economico per la realizzazione di quanto descritto, sostenuto dal Gruppo Ragni di Lecco, e un grazie di cuore a chi si è rimboccato le maniche per mettere due mani a disposizione di tutti: la presidente del CAI di Novate Mezzola, Marcella Fumagalli e Valentino Libera per il “confezionamento” delle catene.

 

Mario Giacherio – Ragni di Lecco

 

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