Pubblicato il: sab, Ago 20th, 2016

I turisti della montagna danno un bel da fare al Cnsas

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Diramati i dati dei soccorsi nel periodo estivo. 24 i morti, oltre 600 interventi, soprattuto per attività di escursionismo a medie quote

soccorso

Oltre 600 gli interventi di soccorso dall’inizio del mese. Quaranta al giorno. Il turismo in montagna e le attività outdoor a cavallo di ferragosto hanno fatto impennare, come ogni anno, il numero degli interventi del CNSAS nel periodo di ferragosto, con numeri tendenziale stabili rispetto agli anni scorsi. Da maggio l’elicottero si è alzato in volo più di 650 volte. Crescono i soccorsi agli appassionati di due ruote.

Dalle Alpi alla Sicilia, passando per le vette di Dolomiti e Appennino. Il turismo montano da qualche anno vede un trend in crescita per presenze e durata dei soggiorni, con molti arrivi dall’estero. Complici le presenze turistiche sulle montagne italiane, agosto per il Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) è un mese di superlavoro. Archiviato ferragosto possiamo tracciare i numero degli interventi di soccorso sanitario nelle “terre alte”, meta sempre più ambita di turisti e alpinisti italiani e stranieri.

Dall’inizio del mese (agosto) gli interventi di soccorso che hanno impegnato il CNSAS sono stati circa 630, un dato tendenzialmente in linea con il 2015 (1238 interventi a fine mese), e costante anche rispetto al 2014 (1299 interventi). Le ore/uomo, per i tecnici del Soccorso Alpino, sono state 3mila, con circa 1400 uomini impiegati. Le vittime in montagna ad agosto sono state 24.

Fa pensare il fatto che il 49,5% delle richieste d’intervento per il Soccorso Alpino siano per incidenti durante l’attività di escursionismo a medie quote. I turisti della montagna in questo caso sono i principali soggetti soccorsi. Gli alpinisti, impegnati in attività più complesse (arrampicata in parete, ferrate), sono il 10%. In crescita i soccorsi agli appassionati di mountain bike, che quest’estate hanno attivato il Soccorso Alpino nel 7,3% dei casi, nel 2014 la percentuale era solo del 4%.

Il 28% dei soccorsi in montagna avvengono per cadute – secondo i dati del CNSAS – lungo i sentieri, nelle falesie d’arrampicata, durante le scalate in montagne. Il secondo dato, 12,9% parla di malori. Un dato da sottolineare, che impiega parecchio tempo ai soccorritori, è quello relativo alla perdita di orientamento, in grado di generare l’8.9% delle richieste al Soccorso Alpino.

Le nazionalità delle persone soccorse vedono in testa, dopo gli italiani (77,4%), i tedeschi (6,9% del totale), seguono francesi (2,3%), austrici (1,6%), olandesi e svizzeri (attorno all’1%). Non sono mancati singoli interventi per aiutare cittadini di Paesi molto più esotici: Burkina Faso, Nigeria e un singolo nepalese.

Da maggio a oggi gli elicotteri sanitari del 118 con il personale del Soccorso Alpino e Speleologico a bordo si sono alzati in volo più di 650 volte nell’intero territorio italiano. Un’attività – quella delle basi di elisoccorso – che nel mese di luglio e agosto diventa frenetica: alcune basi hanno effettuato fino a otto interventi al giorno, dall’alba al tramonto. Un servizio, quello dell’elisoccorso, che ormai è un presupposto irrinunciabile per i soccorsi in montagna, per garantire alla popolazione e ai turisti, un soccorso sanitario e il trasporto in ospedale in tempi molto brevi. Lo sanno bene i medici e i tecnici del CNSAS, impegnati in questi giorni in una vera e propria maratona per garantire un servizio d’eccellenza, con grande e approfondita conoscenza della montagna.

Un’attività, lasciatecelo dire, che è prima di tutto passione per la montagna e voglia di mettersi a disposizione di chi ha bisogno. Il maltempo, gli interventi notturni, il freddo – e a volte il compito difficile di recuperare i caduti – sono ampiamenti ripagati dalla consapevolezza che ogni giorno di più il Soccorso Alpino e Speleologico garantisce un servizio pubblico d’eccellenza, un presidio di grande sicurezza per gli abitanti e i frequentatori delle montagne italiane.

CNSAS

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  1. Se non si prendono urgentemente provvedimenti per far pagare il recupero alle persone imprudenti in montagna, non si risolve niente. Il PIZZO CEFALONE, 2533 m, nel Gran Sasso, sabato 20 agosto era pieno di persone. Non è un sentiero molto pericoloso, ma c’è brecciolino scivoloso, tratti in roccia, pendii erbosi, insomma le scarpe dovrebbero essere il primo dovere di scelta di questi Turisti. Invece, quasi tutti, calzavano SCARPE DA TENNIS. E’ ovvio che spesso scivolavano, ma fortunatamente tutto è andato bene. Ho risposto ad un posto su FB di un gruppo di persone che avevano fatto, sul CORNO GRANDE DEL GRAN SASSO, LA via delle creste, IN UNA GIORNATA DOVE IL SERVIZIO METEO AVEVA PREVISTO TEMPORALI. Ho ricevuto molti commenti negativi e qualcuno mi ha cancellato COME AMICO. Scaricare le proprie frustrazioni combattendo con la montagna e raccontare queste BRAVATE, è estremamente pericoloso.

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