Pubblicato il: mer, Nov 2nd, 2016

Il sogno di Gabriele (16 anni e non vedente) si chiama Everest

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Gabriele ce l’ha fatta. Non è salito sull’Everest, non è arrivato al campo base ma è stato lì, in Himalaya alle falde del suo sogno. Grazie ad una gara di solidarietà per raccogliere fondi, Gabriele è volato a Katmandu settimane fa ed ha iniziato il viaggio verso la montagna. Ma poi…

Scrive la mamma su Facebook:

Buonasera sono la mamma di Gabriele mi dispiace scrivere che la spedizione in Himalaya è terminata a 4.100 metri, quasi tutto il gruppo e gli accompagnatori hanno preso una gastroenterite acuta e sono stati ricoverati, Gabriele è veramente triste ma il suo sogno è stato realizzato lo stesso, è andato in Himalaya. Il medico ha obbligato loro a non risalire visto il loro stato; mi dispiace ma a me interessa che Gabriele stia bene. Vi saluta tutti e ha detto che tra un po’ di tempo ci riproverà…

Grazie a tutti, Debora Raggi

Gabriele è un ragazzo di 16 anni, non vedente dalla nascita, affetto da glaucoma congenito bilaterale.

Nella sua vita ha subito moltissime operazioni chirurgiche, di cui due trapianti di cornea non riusciti. I medici hanno tentato di tutto per dargli una piccola possibilità per fargli acquisire la vista, ma non c’è stato nulla da fare.
Chi conosce Gabriele rimane affascinato dalla sua forza interiore, da un carattere forte e predominante.
Se gli domandi cosa pensa della vita ti dà una lezione come se provenisse da un grande filosofo della storia antica; fin da bambino si notava un carattere eccezionale. Nonostante la sua disabilità riusciva a fare discorsi da adulto e ad agire come se non fosse affetto da nessun problema.

A circa 12 anni un giorno a casa di uno zio che possedeva un vecchio pianoforte, inizio a battere sulla tastiera come tutti i bambini, affascinato dal suono. Dopo qualche istante si è notato che battendo sui tasti riusciva a creare delle note che legavano tra loro, da qua, abbiamo capito che aveva un orecchio e una predisposizione per la musica. Da questo momento ci siamo attivati per trovare un maestro che gli insegnasse a suonare il pianoforte, ma non è stato semplice trovare qualcuno che volesse mettersi in gioco insegnando ad un non vedente.
Non essendoci in zona maestri con qualifiche speciali, la risposta venne da una grande persona e grande maestro con molti anni di insegnamento a tutti i tipi di allievi che ha voluto buttarsi in questa impresa fu Corrado Fedrighi. Considerando che anche lui sta perdendo la vista e sposando questa causa iniziò subito ad insegnare a Gabriele a suonare il piano, con sua grande sorpresa notava che Gabriele imparava più rapidamente di come lui insegnava, bruciava tutti i tempi ed in pochissimo tempo rispondeva a tutti i concetti che spiegava vocalmente, perchè tutti e due non conoscevano il metodo in braille per la musica. Corrado indirizzò le sue conoscenze ed attuò una strategia su misura per Gabriele insegnandogli a cantare le note mentre suonava, apprendendo l’armonia della musica. I genitori di Gabriele pensavano chissà da grande, farà il musicista non immaginando cosa il futuro gli preparasse.
A 14 anni circa un giorno uscì con il fratello Giulio, che andava con amici ad arrampicare sulle rocce a Papigno, mentre questi ragazzi si divertivano, Gabriele stava ad aspettarli annoiandosi, disse” voglio provare anch’io!!!”, gli amici pazientemente gli concessero di provare e lì immediatamente si stupirono con la facilità che lui mostrava a scalare le rocce.
Decise così di iscrivere al “C.A.I.” perchè lì posso condividere con molte persone quello che amo di più ” LA MONTAGNA”.
Al “C.A.I.” conobbe una persona bellissima dentro e con un cuore grande un mondo, sempre pronto ad aiutare gli altri “Paolo Petasecca Donati”. Con lui passa molto tempo libero ad arrampicare sulle falesie di Ferentillo visto che le stesse non hanno segreti per “il Petalo”, conoscitore di ogni piccolo arpiglio e anfratto di ogni via.

L’esercizio più divertente e spericolato è l’”altalena”.
Durante l’edizione di “Vette in vista” del 2016, Gabriele e il “Petalo”, hanno accompagnato due Sherpa nepalesi, Pemba Shering Sherpa e Lachkpa Nuru Sherpa, per fargli provare l’ebrezza del baratro attaccati ad una corda ciondolante nel vuoto.
I due Sherpa, con diverse esperienze di ascese in cima all’Everest, uno risalito ben 5 volte mentre l’altro tre, sono rimasti completamente sconvolti da quella allucinante altalena.
“Il Petalo”, istruttore F.A.S.I. (Federazione Arrampicata Sportiva Italiana), ha incentivato Gabri ad affrontare le gare di arrampicata sportiva, naturalmente competizioni paralimpiche effettuata contro altri non vedenti, ma vinta da Gabri.
Un’ altra competizione a livello regionale conclusa con successo ed effettuata contro normo dotati, è stata svolta presso la scuola media “Giovanni Pascoli” di Città di Castello, Perugia, dove ha parlato davanti agli giovani studenti.

Nel 2015 navigando in internet contatta autonomamente un’associazione in Trentino che stava organizzando per l’ estate 2015 una salita sulla vetta del Cevedale, 3769 metri msl.
Gabri si attivò per prenotare i treni, per recuperare l’attrezzatura da ghiacciaio  e pianificare il resto del viaggio.
Arrivò presto il momento che la mamma lo accompagnò alla stazione dei treni, piangendo, emozionata per quello che Gabri stava facendo con una grinta incredibile. Da solo partì da Terni per Trento dove lo aspettavano gli istruttori di alpinismo della “Scuola Alpina GdF di Predazzo”, i quali lo avrebbero accompagnato sul Cevedale. In fase di ritorno decidono di fermarsi per arrampicare sulle rocce di Sottosassa, in Val di Fiemme, e lì gli istruttori prendono ancora più consapevolezza della forza di volontà e la voglia di vivere di Gabri.
Nel febbraio 2016, sempre insieme alla GdF, ed all’associazione “SportAbili”, per una settimana arrampica sulle cascate di ghiaccio e scia sui pendii delle piste della Val di Fassa e Fiemme, rimanendo sempre più meravigliati dalle capacità di Gabri.
Dopo tutte le esperienze vissute, nasce il desiderio di testarsi in un luogo estremo: l’Himalaya e precisamente l’Everest.

“Voglio mostrare a me stesso e dire a chi ha una disabilità di lottare sempre per dimostrare a se stessi e agli altri di non arrendersi ed affrontare la vita con coraggio e determinazione, perchè la vita deve essere vissuta intensamente”.
Noi non vedenti siamo avvantaggiati nei confronti dei normodotati, dice Gabriele, la vita ci mette sempre sotto adrenalina; quando noi la mattina ci alziamo, è come per voi normodotati andare in guerra o al fronte.
Questo per noi è la vita quotidiana attraversare una strada o queste maledette rotonde, che equivalgono ad una roulette russa.
Certo le cose possono essere più facili se si viene affiancati da qualcuno che ci guida, ma la nostra caparbietà e volte ce lo impedisce perchè essere indipendenti è bellissimo, e contare solo sulle proprie forze è VITA!

Per seguire Gabriele è stata aperta la pagina Facebook Il Sogno di Gabriele

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