Pubblicato il: mar, Apr 21st, 2015

Intervista a Marco Confortola dal CB Dhaulagiri: “Quanta neve, stagione anomala sull’Himalaya”

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L’alpinista italiano Marco Confortola, insieme al suo Sherpa, a caccia del 9° Ottomila attraverso la via normale per la cresta nord-est. La neve è un problema anche qui, l’altro giorno una valanga ha travolto il suo compagno. Al CB è arrivato un alpinista giapponese di 25 anni; a breve dovrebbe giungere anche Carlos Soria. Confortola ricorda la tragedia del K2 o meglio il dopo-tragedia e la sua associazione “Sport è vita”

 

marco confortola

 

Qual è l’iter e la via di salita?

La via di salita che intendiamo salire è lungo la cresta nord-est o via dei primi salitori, la cosiddetta “via normale”. Si tratta di una via impegnativa a causa del dislivello complessivo. Il Dhaulagiri è una montagna che viene scalata normalmente nel mese di maggio, nella stagione pre-monsonica e non appena la corrente a getto cala d’intensità mentre il meteo resta stabile per la maggior parte della giornata per permettere ai noi alpinisti di sfruttare giornate intere di bel tempo. Nel gergo vengono chiamate ” finestre di bel tempo “.

 

Ci hai già provato nel 2012 ma dovesti rinunciare a causa del problema di freddo ai piedi…

Nel 2012 ho dovuto rinunciare per il troppo freddo ai piedi, i miei scarponi non erano ancora al Top dopo la mia amputazione che ho subito dopo il 2008 e durante l’estate con il fantastico team di Scarpa abbiamo risolto il problema e nel mese di settembre dello stesso anno ho raggiunto la cima del Manaslu.

 

Ve la siete vista brutta con la valanga che ha preso il tuo Sherpa…

L’altro giorno con il mio amico Sherpa Pasang siamo stati raggiunti da una valanga ma fortunatamente eravamo legati e io mi trovavo in una posizione di sicurezza e in breve tempo sono riuscito a tirarlo fuori dal cumulo di neve. Un bello spavento ma qualche angelo custode ha girato in quel momento da quelle parti.

 

Quest’anno la neve è stata davvero un grosso problema per tutte le spedizioni, qual  è la situazione attuale sul Dhaulagiri e pensi che possa essere un ostacolo serio per la riuscita della spedizione?

Sì, quest’anno è sicuramente un anno particolarmente anomalo e la neve caduta su questi colossi Himalayani sta dando del filo da torcere a tutte le spedizioni presenti ai CB di tutte le vette. È troppo presto per fare il punto della situazione. Bisogna sicuramente attendere che la montagna si scrolli di dosso il peso di tutta questa neve per non correre il rischio d’essere sorpresi nuovamente da qualche valanga.

 

 Qual è, secondo te, il problema-pericolo più grosso, al di là della neve, per raggiungere la vetta?

Il pericolo più grosso oltre la troppa neve può essere causato appunto dal brutto tempo e dalla remota possibilità che non arrivi proprio la “finestra di bel tempo”.

 

Dopo il  Lhotse, anche il Dhaulagiri da solo?

Il Lhotse e il Dhaulagiri da solo: quando hai raggiunto 8 cime Himalayane, inizi a fare i conti con quelle che ti mancano e da qui ricade la scelta delle cime da scalare. Il mio compagno di cordata è sempre Pasang dal 2008. Lui è un bravissimo alpinista e un ragazzo veramente in gamba.  Nel versante Nepalese mi manca il Dhaulagiri, il Makalu e il Kanchenjunga che ho sbagliato lo scorso anno e dal Pakistan mi manca il Nanga e i due Gasherbrum. Il mio obiettivo quest’anno è stato stravolto dagli eventi di terrorismo, volevo andare al Nanga nel mese di giugno ma visto il clima politico ho deciso di lasciar perdere e di tornare al Dhaulagiri. L’obiettivo che ognuno di noi si prefigge, non è detto che incontri i desideri altrui. Ogni stagione Himalayana ha sempre dei risvolti differenti e le scelte future non lo conosco nemmeno io finché non inizio a progettare una nuova partenza e un nuovo tentativo di cima. Il Dhaulagiri, non è una cima ambita come può esserlo l’Everest e quindi è meta di un alpinismo sicuramente poco commerciale.

 

Non c’è nessun altro alpinista al campo base? Pare che dovrebbe arrivare Carlos Soria…

Oltre alla mia spedizione, ieri è arrivato un ragazzo giapponese di 25 anni. La spedizione di Carlo Sorias al momento è ancora all’Annapurna e il loro successivo obiettivo è proprio il Dhaulagiri. Con loro dividiamo le spese del campo base e dei permessi. Con Carlos Martinez, medico Alpinista del team di Sorias, siamo diventati molto amici e sarà bello potersi rincontrare nuovamente.

 

La tragedia del K2 ti ha segnato per sempre, fisicamente e mentalmente… pensi mai a quei giorni di inizio agosto del 2008 nelle tue spedizioni? 

Il k2 ha lasciato un segno indelebile nella mia vita e sul mio corpo. Ho subito l’amputazione di tutte e 10 le dita dei piedi ma dopo un periodo di sofferenza, ho sentito il bisogno di tornare a fare quello che mi piace fare. Del K2 ne parlo in casa unicamente con la mia dolce metà perché mi conosce bene e ogni tanto rispolverare certi ricordi e non chiuderli in un cassetto , mi danno la possibilità di ricordare la capacità in cui mi sono detto: ok Marco si ricomincia. Credo che tante persone intorno a me, evitino di parlare del K2 perché pensano che x me sia un argomento triste e doloroso. È vero, il K2 ha tolto tante vite quel giorno e certi ricordi non potranno mai essere cancellati dalla mia mente. Una delle cose peggiori è stata il dopo K2, la sete di notizie, la voglia di raccontare questa storia anche da persone, non presenti ma che dovevano dire la loro a tutti i costi. Persone comodamente sedute sul divano con una penna in mano.

 

Lo sport è vita, vuoi dire due parole sulla tua associazione… quale la prossima iniziativa in cantiere?

L’associazione sportiva è stata creata con lo scopo di avvicinare i giovani alla montagna, facciamo delle uscite sulle nostre montagne e ogni prima domenica del mese di settembre portiamo un centinaio di ragazzi in cima ad una delle nostre bellissime montagne della Valfurva. Io da ragazzo ho ricevuto molto dal CAI e penso sempre che siamo noi adulti che dobbiamo prenderci cura dei giovani e tendere la mano. Ripeto sempre questa frase, i giovani sono il futuro del mondo e sono loro ai quali dobbiamo dedicare i nostri sforzi.

 

Come trascorre la vita al campo base? Cosa stai leggendo? Ascolti musica?

Al campo base, leggo libri di montagna di vari alpinisti ma per lo più scrivo. Sto scrivendo un libro nuovo e poi ne sto scrivendo uno privato x il mio amore, un libro tutto nostro insomma. Poi ascolto musica di tutti i generi, ho 5 Ipod con all’interno parecchia musica differente.

 

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