Pubblicato il: lun, Mar 7th, 2016

Intervista a Matteo Della Bordella: “Fitz e Torre, due vie da sogno”

sms_solidale_944
Facebooktwittergoogle_pluslinkedintumblrmail
Il Ragno Matteo Della Bordella è da poco rientrato dalla spedizione in Patagonia, dove, in poche settimane, è salito sulla Est del Fitz Roy (dopo 40 anni la via dei Ragni) e lo spigolo Sud-Est del Cerro Torre. A breve il nuovo film

fitz roy

 

Beh, andiamo dritto al punto: quest’anno in Patagonia ti sei proprio divertito…
Si, quest’anno non avrebbe potuto andare meglio di così. Prima di partire non avrei mai immaginato che in sole tre settimane sarei riuscito a portarmi a casa due vie da sogno come la  via dei Ragni sulla Est del Fitz e lo spigolo Sud Est del Torre.

 

Dopo 40 anni ha ripercorso la via dei Ragni al Fitz Roy, un sogno che si realizza? Ci racconti “metro dopo metro” la salita?
Raccontare metro dopo metro potrebbe risultare un po’ lunghetto, visto che sono circa 1300-1400 metri di via J.
Quest’anno le condizioni della parete erano molto migliori rispetto al 2014 e al 2015, inoltre il fatto di conoscere già la prima parte dell’itinerario ci ha permesso di essere molto veloci ed efficienti durante il primo giorno. Alle 7 di sera del primo giorno eravamo già praticamente a metà parete, fino a lì avevamo scalato tutto in libera, a parte una breve sezione bagnata. Quella stessa sera però il tempo è cambiato ed ha iniziato a nevischiare! E’ andato avanti a nevicare tutta la notte e visto che non avevamo i sacchi da bivacco in breve i nostri sacchi a pelo e i nostri vestiti si sono inzuppati di acqua. Eravamo bagnati fradici e la situazione stava diventando critica quando per fortuna a inizio mattinata il tempo è migliorato ed è uscito il sole. La parete è esposta ad Est e quindi, abbiamo sfruttato il sole del mattino per asciugarci e far asciugare le nostre cose e verso le 10 siamo ripartiti. Dopo altri 350 metri di scalata abbiamo bivaccato nuovamente in parete; speravamo di essere alla fine delle difficoltà, invece il giorno successivo abbiamo scoperto che i tiri più impegnativi e difficili dovevano ancora arrivare: nella parte alta della via la qualità della roccia peggiora, la parete è molto più sporca e non sempre ci sono le fessure nette per proteggersi.

 

della bordella

 

Ho dovuto impegnarmi a fondo e fare ricorso a tutta la mia esperienza ed il mio allenamento per riuscire a superare certe lunghezze ed ancora adesso mi domando come avesse fatto Casimiro a salire di lì 40 anni fa, con il materiale di allora…giù il cappello!

Alle 6 di sera del 19 gennaio raggiungiamo la cima del Fitz Roy e ci concediamo un comodo bivacco in cima con gli ultimi vivere a disposizione prima di affrontare il giorno successivo la lunga discesa per la via Franco-Argentina.

 

Trascorrono gli anni, cambiano le attrezzature ma la montagna resta la stessa (o quasi)… e gli alpinisti?
Una delle idee di questo progetto era proprio quella di dimostrare come, a 40 anni dalla prima ascensione, siano cambiate tante cose nel mondo alpinistico, ed anche i modi e gli stili di un gruppo come quello dei Ragni di Lecco si siano rinnovati nel tempo. L’idea era quella di rendere questa grande impresa del passato, ancora attuale, ripulendola da scalette e corde fisse e scalandola in libera. Alla fine siamo riusciti nel nostro obiettivo: abbiamo ripulito la via, la abbiamo ripetuta in due in stile alpino e abbiamo scalato quasi sempre in arrampicata libera. Anche se lo stile si può definire moderno, il successo tuttavia ancora una volta è arrivato grazie alla tenacia ed alla determinazione, credendo sempre in questo progetto e buttando il cuore oltre l’ostacolo. E’ per questo che dico che nonostante il cambiamento radicale di attrezzature e stili, il carattere, la passione e la determinazioni si sono tramandati di generazione in generazione.

 

patagonia

 

Durante la tua spedizione hai sottolineato che la Patagonia sta cambiando, è a rischio a causa del surriscaldamento globale: dalle pareti scendono giù pareti di roccia e ghiaccio…
Sì, il problema del surriscaldamento globale è qualcosa che interessa tutto il mondo, ma da queste parti i suoi effetti, soprattutto quest’anno, si sono fatti sentire in maniera davvero forte. Durante tutto il mese di gennaio la temperatura è stata sempre abbondantemente sopra le medie del periodo e questo ha provocato uno scioglimento dei ghiacci notevole. Se da un lato il ritiro dei ghiacciai è ormai un fenomeno noto a tutti, la cosa più preoccupante per noi alpinisti è che con le alte temperature lo sciogliersi del ghiaccio provoca la caduta di pezzi di roccia di varie dimensioni tenuti insieme da esso. Occorre prestare maggiore attenzione ai pericoli oggettivi di caduta sassi con temperature molto alte e valutare i propri obiettivi tenendo conto di questo fattore.

 

matteo della bordella

 

Spigolo sud-est (via del Compressore) del Cerro Torre, anche questa salita vale una stagione…
Era uno dei due modi con cui avrei voluto salire questa mitica montagna. Non sono un grande amante del ghiaccio e salire per la parete Ovest dalla via dei Ragni non mi è mai interessato. E’ una grande via, non fraintendiamoci, semplicemente non era quella che volevo fare, sapevo che personalmente fare una salita così, con qualcuno più forte di me su ghiaccio davanti, non mi avrebbe dato grande soddisfazione. Ecco perché quando l’anno scorso i miei compagni andarono alla Ovest del Torre io rinunciai. Dentro di me sapevo di voler salire questa montagna e volevo farlo o dalla famosa via del compressore o dalla parete Nord. Dentro di me ero anche fiducioso del fatto che prima o poi il momento di tentare una di queste due vie e salire il Torre sarebbe arrivato, dovevo solo aspettare (e ormai la Patagonia mi ha abituato abbastanza bene a questo). Non immaginavo però quel momento sarebbe arrivato solo una settimana dopo aver salito la Est del Fitz Roy

 

cerro torre

 

Ci fai un report tecnico/emozionale della via e della salita? Ci dici anche come è la via dopo la schiodatura (nel 2012) e soprattutto la Headwall?
Personalmente è proprio grazie alla schiodatura che questa via per me ha acquisito interesse. Prima, non mi sarebbe mai interessato fare questa via, tirandomi su da un chiodo all’altro. Semplicemente non sarebbe stata una cosa naturale, per me non è un modo naturale di andare in montagna quello di tirare una fila di chiodi già in posto, sarebbe stata una sfida impari su un montagna addomesticata dall’uomo, una cosa poco interessante. Ora, invece, dopo il 2012, avevo la possibilità di provare a scalare questa montagna così come madre natura l’aveva creata, una sfida ad armi pari, “by fair means”. Si può discutere quanto si vuole sulla schiodatura, io non voglio dire né che sia stato giusta né sbagliata. Esiste un giusto e uno sbagliato? Non lo so. Chi sono io per giudicare?!
Io mi limito a dire che per me, mentre prima era una via totalmente priva di interesse, ora è una delle linee più attraenti al mondo. Altri alpinisti sicuramente la penseranno in modo diverso e rispetto i loro sentimenti e le loro posizioni.
Dal punto di vista tecnico la nostra salita è durata due giorni. La Headwall è la chiave della via ed è posto alla fine. La roccia, soprattutto nei tiri centrali, non è di grande qualità, ci sono parecchie lame, molto grosse, che suonano vuote. E’ un arrampicata di difficile lettura e che richiede una buona esperienza nel muoversi.

Per fare un paragone con la via sulla Est del Fitz Roy, devo dire che ritengo la via dei Ragni sulla Est del Fitz nettamente più difficile e impegnativa, sia dal punto di vista tecnico, che fisico, che psicologico rispetto allo spigolo Sud Est del Torre.

 

hielo continental

 

Nel febbraio dell’84 Casimiro Ferrari, Carlo Aldè e Paolo Vitali salirono su una vetta che ti sta chiamando…
E’ il Cerro Murallon e sono sempre stato affascinato dai racconti della salita di Ferrari, Aldè e Vitali. Penso che sia una delle più grandi salite Patagoniche di tutti i tempi, per difficoltà, severità dell’ambiente e della parete, stile di salita…hanno fatto davvero qualcosa di eccezionale.
Mi piacerebbe molto, prima o poi, mettere le mani su questa montagna. Devo solo aspettare anche un po’ e penso che il momento arriverà…

 

Iñaki Coussirat

Il giovane e forte alpinista argentino Inaki Coussirat ha perso la vita sulla stessa via del Fitz Roy e pochi giorni dopo la tua salita. Lo conoscevi?
Sì, lo conoscevo abbastanza bene. Era uno dei più forti e promettenti alpinisti Argentini ed era anche una persona fantastica. Un carattere speciale, un ragazzo entusiasta e pieno di energia, con il sorriso stampato in faccia e sempre pronto a darti una mano e a condividere tutto con gli amici. Pur non essendoci mai legati insieme, già nel 2012 e 2013, ci aveva aiutato a portare i carichi verso la parete Ovest della Egger e poi anche l’anno scorso, aveva collaborato con noi sulla via dei Ragni al Fitz Roy.
I principali meriti della ripulitura della via infatti sono suoi e del cileno Cristobal Senoret: questi due ragazzi sono riusciti a trasportare fino al passo superior oltre 30 kg di vecchie scalette metalliche!

 

della bordella

 

Tirando le somme: Patagonia, Alpi, Sardegna, Yosemite, Bhagirathi. Il 2015 è un anno da incorniciare?
In realtà il 2015 per me è stato un anno particolarmente fortunato e positivo sulle Alpi, dove ho fatto parecchie belle salite, e ho tanti bei momenti da ricordare e del quale sono contento perché era diversi anni che non scalavo così tante belle vie sulle nostre montagne. Però non è stato un anno particolarmente fortunato per quanto riguarda le spedizioni Extra-Europee: l’anno scorso in Patagonia pur avendo fatto belle salite ci è mancato il successo sulla Est del Fitz e ai Bhagirathi è stata una spedizione fantastica da tanti punti di vista, ma anche qui ci è mancato il successo finale. La montagna e l’alpinismo a volte sono crudeli, può andare tutto benissimo, fai un esperienza fantastica, ma se non arrivi in cima, la via non è finita e quindi hai fallito. Anche se mancano un poco più di un centinaio di metri come sul Bhagirathi 4.

 

Baghirathi IV

 

The Great Shark Hunt: il film sta raccogliendo sempre più consensi internazionali…
Mi fa piacere. Il merito è senza dubbio in primo luogo del regista Filippo Salvioni, una persona di grande talento con cui è un vero piacere collaborare!

 

E’ in previsione un film sulle ultime imprese in Patagonia?
Penso proprio di sì!

 

C’è in programma una spedizione in Himalaya? Dopo la conquista del Nanga Parbat in invernale, resta il k2? Tu e i Ragni avete mica fatto un pensierino per mettere la firma sulla “Montagna degli Italiani”? Oppure avete altri progetti da quelle parti?
Per quanto mi riguarda no. Al momento ho in mente altri obiettivi. E’ un discorso lungo e complesso, ma diciamo semplicemente che gli 8000 e le salite invernali in generale non mi interessano e non sono nel mio stile di andare in montagna.

 

© 2016, ALL RIGHTS RESERVED.

Facebooktwittergoogle_pluslinkedintumblrmail

Leave a comment

XHTML: You can use these html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*

Inline
Please enter easy facebook like box shortcode from settings > Easy Fcebook Likebox
Inline
Please enter easy facebook like box shortcode from settings > Easy Fcebook Likebox