Alta Val Dolo

 

La lunga escursione scorre lungo i crinali più alti del gruppo montuoso Cusna-Prado, con vastissimi panorami. Si aggiungono le borgate abbandonate di Case del Dolo e la Cavallina, le mulattiere storiche, una serie di imponenti circhi di origine glaciale, una fioritura di specie relitte alpine tra giugno e luglio. Si pernotta al rifugio Battisti, il primo ad essere sorto in splendida posizione in alta al d’Ozola.

1° giorno: il M. Ravino e il Passone (h 4.30)
Civago fu eretta parrocchia autonoma da Gazzano solo nel XVII sec. Il terremoto del 1920 danneggiò molto il paese, e anche la vicina torre medievale delle Scalelle o dell’Amorotto, ma la strada rotabile giunse solo nel 1954. Parcheggio scarso in centro, meglio ai margini dell’abitato. Dalla Piazza U. Monti di Civago 1000 m (chiesa di S. Leonardo) si segue la strada per Piandelagotti, e oltre il cimitero e prima che la strada inizi la discesa, si sale a destra su carraia. Sbucando sulla strada soprastante la si segue a sinistra superando Case di Civago 1046 m e divenuta sterrata la strada prosegue fino al termine 616978E-4900254N. Qui si può anche parcheggiare direttamente, e inizia il sent. 605, che su carraia prosegue la direzione della strada, risalendo la valle del Dolo. Si esce dal bosco per un bel percorso in mezza costa, tagliato in una grande paleofrana postglaciale di grandi massi di arenaria. Sul fondovalle scorre incassato il Dolo sul luogo dove fu impiantata una segheria dagli Estensi nel XVI sec. (ma era sulle mappe “Segha Nova”, quindi ve ne doveva essere una precedente). La forte salita successiva era stata selciata per mantenere saldo il fondo durante il continuo passaggio di muli e armenti. Il successivo passaggio di ruspe e trattori ha distrutto quasi completamente il selciato, che resiste solo in pochi tratti. Un tratto in piano raggiunge un bivio a 1210 m c. 616328E-4899828N, e qui continuiamo a seguire il sent. 605 diritto, in un tratto che mantiene il fondo della mulattiera, non allargato per i trattori. Poco dopo un tratto selciato ci si ricongiunge alla carraia 616179E-4899824N, accanto ad una sorgente, di solito attiva anche in estate. Poco dopo si giunge al bivio con il sent. 631 a 1255 m c. 616019E-4899855N (1.00). Si imbocca il sent. 631 a sinistra seguendolo per 100 m c., fino a che non volta bruscamente a sinistra salendo con un tornante 616105E-4899866N. Invece si deve proseguire diritto seguendo ora i segnavia azzurri (Sentiero della Cavallina) su carraia erbosa in dir. NE ancora per 100 m tra ruderi delle Case del Dolo. Poi con una svolta a sinistra si imbocca una mulattiera stretta, che risale con una doppia curva 616147E-4899944N (invasa dalle felci in estate) tra filari di faggi sempre verso NE, prendendo quota. Uscendo su radure (che erano poi magri campi di cereali), altra svolta a sinistra, per salire quindi più direttamente verso N a tornanti. Infine sbuchiamo presso un gruppo di case semidiroccate dette La Cavallina 1348 m 616292E-4900086N (0.30-1.30). Mirabilmente addossato ad un grande strato di arenaria per risparmiare muri, per essere protetto dal vento e per utilizzare la superficie piana del roccione come aia per battere i cereali, con ogni probabilità l’edificio risale a fine XVIII – inizio XIX sec., quando l’aumento demografico e il miglioramento climatico temporaneo costringeva a salire sempre più e dissodare terreni elevati e ripidi pur di sopravvivere. A sinistra delle case inizia un sentiero diretto a W, ma subito si divide, ed imbocchiamo a destra quello che sale a tornanti verso NW, poco visibile ma ben incavato, sempre segnato in azzurro. In breve sbucheremo ai piedi di una radura dominata da una casa in pietra a quota 1433 m 616115E-4900157N (0.10-1.40). Insediamento più recente, esposta al sole, con le finestre più grandi, fu forse costruita già nel XX sec. (compare nella carta del 1936, ma non in quella precedente del 1878). Imbocchiamo il sentiero che prosegue a destra della casa in mezza costa (sempre segnavia azzurri) tra i cespugli e i faggi, ai piedi di radure un tempo coltivate, in leggera salita nel bosco rado. Uscendo su calanchetti marnosi si prosegue nella stessa direzione NE, fino ad incrociare sopra la Penna di Civago il sent. 607 a 1497 m 616628E-4900656N (0.20-2.00). Si prosegue ora a sinistra in salita sul sent. 607 lungo la costa del M. Ravino nella faggeta. Presto si va ad attraversare la strada forestale dell’Abetina reale a 1573 m 616388E-4900748N (0.10-2.10). Presso il curvone a sinistra si ritrova sul lato interno la prosecuzione del vecchio sentiero, sempre segnato 607 e un tavolo in legno. La salita sempre sostenuta tra faggete e radure sempre più ampie allarga sempre più l’orizzonte fio a sbucare sulle pendici a prateria e brughiera a mirtillo. Un lungo crinale spettacolare tra pascoli e strati di arenarie conduce infine sull’allungato M. Ravino fino in vetta a quota 1881 m (1.10-3.20). Il toponimo deriva probabilmente da un’evoluzione di “lavina”, frana, che si riferisce forse alla lunga cicatrice secolare, detta Il Calancone, che scende sul versante S dalla vetta fino in fondo al Dolo. Ora si inizia a scendere il crinale verso W tra salti di roccette e frequenti cambi di crinale per raggiungere il Passo della Volpe 1809 m 615105E-4902056 (0.20-3.40). Qui si incrocia la mulattiera della Valcalda, bel circo glaciale sulla destra, segnata in azzurro (sent. D dell’Alta val Dolo), tra Civago e l’Abetina Reale. Si prosegue diritto sul sent. 607, toccando altri due piccoli valichi affacciati sulla Valcalda, poi percorriamo tutta la base meridionale dell’Alpe di Vallestrina, che da qui pare un colle erboso solo un po’ sporgente dalla lunga dorsale del Cusna (in effetti nella figura del Gigante disteso sarebbero le ginocchia…). Infine si raggiunge di nuovo il crinale al Passo di Vallestrina 1797 m 614278E-4902727E (0.20-4.00). Ci si affaccia a destra su un altro anfiteatro glaciale regolare, detto di Vallestrina, ancora più perfetto se possibile della Valcalda. Proseguendo in salita sul sent. 607 presto si giunge al Passone 1850 m 613599E-4902993N (0.10-4.10), storico valico tra la Val d’Asta e Lama Lite, tra le valli padane e la Garfagnana. Variante del M. Cusna. Costituisce una deviazione interessante ma per chi è ben allenato. La variante (difficoltà E+) ritorna sull’it. nello stesso punto di distacco, presso il laghetto del Passone, e comporta ore 3.30 in più e 400 m di dislivelli in più sia in salita che in discesa. Si risale lungamente il monotono versante sempre sul sent. 607 e si raggiunge la sommità del M. La Piella 2078 m 612243E-4903962N, poco evidente, trattandosi di diversi dossi di un largo crinale allungato. Si inizia a fare vari saliscendi tra affioramenti di rocce stratificate (arenarie di M. Modino) fino a superare l’arrivo di una seggiovia, 2060 m 611903E-4904368N (talvolta funzionante anche in estate) che sale dalla stazione turistica Alpe di Cusna al Rescadore di Febbio.Si prosegue lungo il crinale aggirando a sinistra il caratteristico torrione detto Sasso del Morto 2079 m scendendo alla Sella del Cusna 2010 m 611339E-4904844N. Da qui chi non se la sente di affrontare il ripido sentiero di cresta per salire alla vetta, può trovare un’alternativa (sicura solo in assenza totale di neve) nel sentierino (segnato come 607A) che si avvia a destra della sella, percorrendo il versante NE del monte. Si supera una fonte (non più perenne) e si continua con saliscendi lungo una traccia molto stretta, sospesa sul grande circo della Borra. In breve però si raggiunge il largo crinale N del Cusna, incrociando i segnavia dei sent. 617 e 619, che si seguono a sinistra in salita ripida ma su larga costa erbosa senza più difficoltà fino in vetta (si allunga il tempo di 20′). Il sentiero diretto si inerpica subito ripido su uno spallone, una sorta di anticima, con alcuni tratti ripidi tra gli strati di arenaria, quindi si attacca l’ultimo strappo per salire fin sulla vetta del M. Cusna 2120 m 611121E-4904976N (1.30). Sulla vetta si erge una alta croce metallica (sul panorama e altre storie vedi it. 37).Si segue da qui alla vetta del M. Cusna 2120 m (1.30). Dalla vetta si scende il crinale W e dopo pochi metri si trova il segnavia 627 a sinistra in ripida discesa: si imbocca con cautela, percorrendo la traccia poco battuta tra i ciuffi di alte graminacee (Brachypodium genuense) e le tane delle marmotte. Dopo un forte dislivello si incrociano i segnavia del sent. 623 a quota 1780 c. 610841E-4904536N , e seguendoli a sinistra si attraversano le ondulate Coste delle Veline, ripiano modellato dai ghiacci, e con un lungo mezza costa si ritorna al laghetto del Passone (2.00, 3.30 in tutto). Dal Passone si scende verso sud sul sent. 615 che tra pascoli poi erosioni su marne scende lungo il crinale tra le valli dell’Ozola a destra e del Dolo a sinistra, di fronte al M. Prado. Si scende infine al ben visibile Rifugio Cesare Battisti 1751 m 612835E-4902132N (0.20-4.30). Il più antico e frequentato rifugio dell’Appennino reggiano fu costruito nel 1925 come rifugio dall’UOEI (Unione Operai Escursionisti Italiani) di Reggio Emilia, poi fu ceduto alla sezione reggiana del CAI per non farlo incamerare dal Dopolavoro fascista. Durante la guerra fu utilizzato dalle formazioni partigiane e incendiato tra l’8 e il 9 agosto 1944 durante le rappresaglie nazi-fasciste. I ruderi furono abbattuti per la ricostruzione da parte del CAI di Reggio Emilia nel 1968 e nel luglio 1970 fu inaugurato il nuovo rifugio. Raggiunto poi da strade forestali di servizio, fu dotato di radiotelefono nel 1979 e di celle fotovoltaiche per l’energia elettrica nel 1983. Tra il 2005 e il 2007 è stato ampliato con una nuova ala verso monte, che favorisce la possibilità di accoglienza (i posti-letto disponibili sono ormai 40). Oltre a fungere da posto-tappa per la Grande Escursione Appenninica, il Garfagnana Trekking e il Sentiero Spallanzani, richiama escursionisti da molti sentieri d’accesso, e spesso viene raggiunto in mountain-bike, a cavallo o con gli sci da escursionismo attraverso le strade forestali; costituisce un ottimo punto d’appoggio per lo scialpinismo e per l’alpinismo invernale e le escursioni ai gruppi del Monte Prado e del Monte Cusna. L’apertura è in genere continuativa tra giugno e settembre, nei fine settimana del resto dell’anno. In caso di chiusura resta aperto uno spazioso locale invernale in legno con 8 posti (tel. 0522-897497 / 349-8382733, www.rifugiobattisti.it).

2° giorno: il M. Prado e il Passo delle Forbici (h 6.00)
Dal rif. Battisti un sentierino verso S sale in breve al valico di Lama Lite 1771 m 612959E-4901789N , che separa le valli dell’Ozola e del Dolo. Anticamente denominata Lama dei Caprai, questa sella pascoliva era importantissima per l’economia dell’allevamento ovino, che pur documentato qui solo dal XV sec., era probabilmente praticato fin dalle genti liguri. Ma trovandosi comunque sul confine tra i pascoli assegnati a Soraggio in Garfagnana, a Gazzano in val Dolo e ad Asta in val Secchiello, la sella fu chiamata poi comunemente Lama della Lite, per le secolari contese di confine che impegnarono a più riprese ufficiali, agrimensori e notai mandati dal Duca d’Este. Il valico è dominato dal ripido M. Cipolla, anticima del M. Prado. Recenti ricerche archeologiche hanno confermato con reperti mesolitici una frequentazione di cacciatori stagionali armati di selci e provenienti dalle valli tirreniche. Imbocchiamo verso W la strada forestale aperta negli anni ’70 al piede del M. Cipolla, distruggendo la mulattiera secolare per Soraggio. In leggera discesa tra due file di pini mughi e ontani piantati per sostenere il versante inciso dalla strada, raggiungiamo il bivio (1733 m 612353E-4901632N) dove si segue il sent. 631 a sinistra, e risale una valletta ricca di vene d’acqua. Qui le tracce di sentiero superano la barriera morenica in ripida salita, poi ci si apre davanti l’anfiteatro della Bargetana, sede dell’ultimo ghiacciaio estintosi nell’Appennino settentrionale attorno ai 12000 anni fa. Al fondo ora si raggiunge il piccolo Lago della Bargetana 1769 m 612108E-4901447N (0.20). Creato negli anni ’70 con una piccola diga sul fondo di una torbiera (che fu comunque lago per alcuni millenni…), si specchiano nelle su acque il M. Prado da un parte e il M. Cusna dall’altra. Sul fondo si notano dall’alto i meandri del ruscello che attraversava la torbiera, e alcuni massi in mezzo e ai lati dell’invaso hanno la forma arrotondata e levigata dai ghiacci. Il sent. 631 risale l’anfiteatro nel versante meno ripido, fino a uscire su un pianoro sul crinale appenninico: siamo alla Sella del M. Prado 1903 m 611848E-4901086N (0.40-1.00). Di fronte appaiono le Alpi Apuane, mentre si segue ora il sent. 00 di crinale a sinistra, risalendo il pietroso versante fino in vetta al M. Prado 2054 m 612459E-4900729N (0.30-1.30). Il panorama è davvero vasto, siamo sul punto più alto del crinale appenninico tra le Alpi Liguri e i Monti Sibillini, solo i vicini e ben visibili monti Cusna e Cimone sono poco più alti di noi, sporgenti sul versante padano. Se si trova limpido lo sguardo spazia sull’arco ligure fino alle Alpi Marittime, sulla cerchia alpina intera, sull’Appennino tosco-romagnolo, sulle cortine di colli toscani fino al M. Amiata, sulle isole dell’arcipelago toscano e sulla Corsica. Proseguiamo ora scendendo lungo il crinale verso S, superando uno spallone a 2032 m, da cui il crinale, sempre segnato 00, compie un breve tratto sulla sinistra verso SE, per discendere oltre uno spigolo a quota 2018 di nuovo ripido verso S. In breve raggiungiamo il Passo di M. Vecchio 1934 m 612729E-4899957N (0.20-1.50), affiancato da un bel ricovero pastorale in pietra. Proseguiamo sul sent. 00 risalendo le pendici del vicino M. Vecchio, m aggirando la vetta sulla sinistra, e tagliandone il ripido versante settentrionale, alti sull’alta Val Dolo e sulla verde Abetina Reale. Presto riguadagniamo il crinale presso il Passo degli Scaloni 1922 m 613168E-4899108N (0.20-2.10). Si prosegue sul sent. 00 di crinale, che aggira da N la vetta del M. Cella (chi vuole può seguirne il filo di cresta, facile ma non segnato, passando dalla vetta 1846 m con croce e rocce incise da pastori) e raggiungendo infine il valico detto Bocca di Massa 1812 m 614164E-4898442N (0.50-3.00), il cui nome si deve al transito dei pastori di Massa di Sassorosso in Garfagnana verso i pascoli concessi sul versante Dolo dal Duca d’Este fin dal XV sec. Sempre sul sent. 00 si costeggiano rilievi minori tra cui la Marinella, fino a calare nella faggeta e raggiungere la strada forestale che a sinistra in pochi minuti giunge al Passo delle Forbici 1565 m 616253E-4898538N (0.50-3.50), uno dei principali valichi antichi del crinale appenninico tra val Dolo e Garfagnana. Una cappelletta eretta sul valico negli anni ’20 con richiamo al Pascoli, fu restaurata dopo i danni della guerra, La strada forestale che vi transita fu costruita dai proprietari dell’Abetina Reale (Società Italiana Rimboschimenti) sempre negli anni ’20 per i primi camion che sostituirono le teleferiche nell’esportazione del legname in Garfagnana, dove giungeva la ferrovia. Fu realizzata da un impresa di Milano, e ancora detta sul versante garfagnino “strada dei Milanesi”. Nel Medioevo la via delle Forbici era considerata sussidiaria a quella di S. Pellegrino, tanto che veniva tenuta spalata in inverno quando l’altra era chiusa. Dallo spiazzo del valico scende a sinistra il sent. 603, che si imbocca a tornanti. Incrociato il sent. 691, si prosegue in discesa fino ad una fonte 1480 m 616249E-4898701N con stele commemorativa di un distaccamento partigiano qui sorpreso dal rastrellamento tedesco i primi di agosto 1944. Da qui sempre sul 603 inizia la lunga discesa sul verante W del M. Giovarello, attraverso rimboschimenti a conifere, poi faggete e infine castagneti nella Macchia di Zavorro. Dopo una bella Maestà il castagneto diventa imponente fino a scendere alle case della borgata Romita 1082 m (1.40-5.30). Si tengono a destra le case e i metati del borgo, seguendo i segnavia che scendono poi bruscamente a sinistra nel bosco. Attraversata la strada provinciale, la mulattiera, ora mirabilmente selciata scende al ponte sul T. Dolo 957 m, presso il Mulino di Civago, restaurato da pochi anni, che si vede a sinistra e raggiungibile con breve stradello. Una risalita su stradello e tra le case conduce di nuovo nella piazza di Civago (0.30-6.00).

fonte: parcoappennino.it

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Scheda Itinerario

  • Luogo: Via M. Sichel, 27-43, 42030 Civago RE, Italia 
  • Regione: Emilia Romagna 
  • Provincia: Reggio Emilia 
  • Difficoltà: EE 
  • Punto di Partenza: Civago 1000 m 
  • Punto di Arrivo: Civago 1000 m 
  • Dislivello: 1270 mt 
  • Sentiero n°: 605, sent. E azzurro, 607, 615, 631, 00, 603 
  • Tempo di percorrenza: 2 giorni 
  • Lunghezza:
  • Altitudine massima: 2120 mt 
  • Periodo consigliato: da giugno ad ottobre 
  • Tipo di via: normale 

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