Tra Busana e Cervarezza

Tra paesi di affermata tradizione turistica dell’Appennino partiamo per un viaggio a ritroso nel tempo tra praterie e rocce, borgate storiche, castagneti secolari, pinete di rimboschimento, e non mancano neppure un romitorio di origine medievale, un forte settecentesco, un osservatorio astronomico e un parco termale, dove si può fare un intermezzo su un percorso acrobatico tra i faggi. Il percorso permette la suddivisione in due escursioni più brevi, ad anello o rientrando con autobus di linea.
Busana si trova ai piedi del M. Ventasso in alta Val Secchia, sulla SS 63, in posizione intermedia tra i gessi triassici sottostanti e la successione delle arenarie mioceniche. Intermedia anche per la posizione nella storia dell’insediamento appenninico, dotata di castello medievale, i cui ruderi furono abbattuti per ricostruire nel 1932 la chiesa di S. Venanzio (quella antica fu distrutta dal terremoto del 1920). Dominata dai Vallisneri e dai Dallo, poi da nobili infeudati dagli Este, divenne Comune dopo Napoleone, da cui furono poi separati Collagna e Ramiseto. Per la sua posizione centrale ha avuto la sede del Parco regionale del Gigante nella colonia montana a monte del paese. Edificata dal comune di Reggio tra le due guerre all’interno di un secolare castagneto, fu, sede di comando tedesco nell’occupazione, e oggi struttura turistica (albergo e ostello).
Dal centro di Busana 855 m si segue la strada verso Collagna, poi un tratto di SS 63 fino ad oltrepassare una Casa Camtoniera. Poco oltre un ex-mulino e il ponte sul Rio Riccò si imbocca a destra il sent. 661. Ci si innalza su mulattiera selciata per entrare poi presto in un vasto castagneto. Seguendo la valletta del Rio Riccò, lo si attraversa su nuova passerella e s risale sui pascoli delle Pratine, costeggiando recinti per il bestiame, che da pochi anni ha tornato a popolarli. In breve si cambia direzione risalendo su una carraia. In breve si stacca a destra il sentiero che con ripide svolte nella faggeta supera una sorgente quasi sempre in secca e sbuca sul ripiano a conifere che precede l’Oratorio di S. Maria Maddalena 1501 m (2.00).
Antico romitorio femminile medievale, fu più volte restaurato o ricostruito, l’ultima volta dopo la distruzione operata dai tedeschi nel 1944, per eliminare un rifugio strategico alle formazioni partigiane. Il culto di S. Maria Maddalena, pur messo da parte dopo la Controriforma e relegato a piccoli oratori di altura, resta molto sentito, e da tempo immemore la sagra del 22 luglio richiama una grande folla da ogni paese circostante. Un masso appena fuori dall’edificio si dice rechi l’impronta della schiena della Santa. Sul retro è sempre aperto un piccolo bivacco a due piani curato dall’Associazione nazionale alpini.
Si imbocca verso N il sent. 665, che attraversa i ripidi pendii franosi (attenzione con neve persistente a primavera) che scendono dalla Grotta delle Fate, poi lascia a sinistra il sent. 663 per il Lago Calamone e prosegue diritto sul crinale del Prataccio, tra i bacini dell’Enza e del Secchia. Al bivio presso la sommità 1485 m si tiene a sinistra il sent. 665, che scende varso la valle Lonza, superando il termine di una strada forestale e continuando a scendere su pascoli. Dopo la sorgente e il piccolo rifugio delle Cadòniche ci si immerge nella faggeta del Manarosso, calando gradualmente e dopo alcune piccole radure si sbuca su un bivio di carrarecce su una sella 1035 m 605392E-4916981N: a destra scende al campeggio e a Cervarezza il sent. 665, a sinistra una carraia scende alla chiesetta di S. Lucia e alle fonti termali omonime, e al Parco avventura Cerwood (anche bar-ristorante), in entrambi i casi deviazioni di pochi minuti.
La valorizzazione delle fonti termali si sviluppò diversi decenni fa, con la costruzione dello stabilimento di imbottigliamento e il centro idrotermale, quindi nel 1972 fu inaugurato il Parco-flora, oggi in riprogettazione e valorizzazione, e nel 2003 il Parco acrobatico forestale “Cerwood”, Tel. 348/4097494 o 347/2791710 – info@cerwood.it
Il percorso invece imbocca una carraia diritto verso NE e oltre un casotto dell’acquedotto scende ad attraversare la strada asfaltata preso un grande curvone, sempre sullo spartiacque tra i bacini di Enza e Secchia a 1024 m 605540E-4917235N (1.30-3.30). Si prosegue diritto sui confini del Parco Flora della Provincia di Reggio (ingressi sulla sinistra, diretti anche al parco fonti di S. Lucia e a Cerwood) e si risale al nuovo Osservatorio astronomico a quota 1010 m c. (poco prima a destra si scende a Cervarezza in 10 minuti). Seguendo sempre lo spartiacque Enza-Secchia si scende verso N tenendo i campi a destra con l’ampia vista sul massiccio del Cusna, e le fitte siepi a sinistra, fino a uscire sulla provinciale per Ramiseto; si attraversa, e seguendola a destra per 100 m, si imbocca a sinistra una salita per il Fortino dello Sparavalle 988 m (0.30-4.00).
Restaurato di recente, la fortificazione si stagliava con le sue curve arrotondate dei torrioni dai primi decenni del XIX sec., quando fu costruito dagli Estensi a guardia della nuova Via Militare di Lunigiana. Lo Sparavalle era un valico strategico, il punto più elevato prima del Cerreto e con ampia vista su tutto il vicino confine parmense. Funzioni ampiamente valide fino all’ultimo conflitto, ma poi il rimboschimento ne celava il lento sbriciolamento.
Per evidente sentiero tra siepi sul crinale si scende sul versante E fino alla SS 63: a destra si vede il bivio con la strada per Frassinedolo, ma di scende su sentierino poco a sinistra del bivio 606943E-4918329N. Scesi 100 m si volta a sinistra su bel sentiero tra la fitta pineta del M. Fiorino. Il percorso volge verso S, scendendo alla base del colle, e ad un bivio si scende a destra verso SE. Poco dopo si attraversa lo storico acquedotto della Gabellina e al bivio successivo 924 m 607559E-4917714N si scende a destra verso S tra rada boscaglia di roverella fino al sottostante borgo di Frassinédolo 796 m (0.30-4.30), si attraversa la strada principale e si raggiunge la chiesa.
Come molte piccole comunità della zona, il borgo fu soggetto fin dal Medioevo alla Pieve di Campiliola (Castelnovo), ma la chiesa di S. Vincenzo e Attanasio fu distrutta da frane e ricostruita nel 1822. Pochi abitanti ormai vivono qui, ma il piccolo borgo in pietra con ben conservati edifici del XIX sec., tra cui una villa signorile con parco, invita a una sosta, presso il bel parco della chiesetta con fontana.
Dal parco costellato da secolari querce sotto la chiesa si scende al termine delle case imboccando una carraia a destra che scende a valle del sagrato in dir. W. Con due larghi tornanti si scende sul fondo della valletta del Rio Spigola, che si guada tra alti pioppi e siepi di biancospino, corniolo e nocciolo. Poco dopo si valica il rio Casalecchio su ponticello con parapetti in ferro. Sempre diritto in ripida salita ad un crocicchio, la mulattiera sale ora ancora selciata tra fitte siepi di rovo e berretta da prete (Euonymus europaeus), che a settembre producono i caratteristici rispettivi frutti: le more e le bacche carminio quadrilobate. Si entra poi in un castagneto ceduato. Sempre in salita si lascia a destra una deviazione e si seguono invece le paline azzurre dell’acquedotto, valicando un valloncello. La carrareccia prende dir. S salendo tra grossi massi di arenaria. Il castagneto si fa più curato, con diversi esemplari secolari, mentre la carraia si fa pianeggiante e aggira il colle. Sfiorando un percorso-vita, si raggiunge tra radure il campo sportivo di Cervarezza 869 m. Uno stradello a sinistra porta verso il centro di Cervarezza (0.40-4.40). Poco prima a sinistra prosegue l’itinerario, per chi non voglia salire in paese.
Cervarezza fu nominata fin dal 1106 come “Cervaricia”, ma presso un lago. Si potrebbe supporre che il toponimo derivi dal “Mons Cervarium” nominato nei confini della diocesi di Reggio in epoca carolingia e da alcuni identificato nel Ventasso, ma altri lo fanno derivare dal latino “silva” e dal bizantino “Xera”, di ugual significato. Si tratta comunque di un centro turistico tra i primi a svilupparsi in Appennino per la posizione sui 1000 m sulla Statale del Cerreto e per le fonti termali di S. Lucia, poste per poco in valle Lonza, e assegnate a Cervarezza dopo liti di confine con Nigone. Altra tradizione che continua dai secoli scorsi è la lavorazione del sughero, derivata dalla tradizionale transumanza nelle Maremme, cui è dedicato oggi un interessante museo del Sughero Tel. 0522/890655, che ospita anche un centro visita del Parco nazionale dell’Appennino Tosco-emiliano, la cui sede provvisoria si trova ai piani superiori. Diversi alberghi, un frequentatissimo campeggio e il parco avventura acrobatico tra i faggi “Cerwood” rinnovano la vocazione turistica.
Dalla piazza 1° Maggio a Cervarezza 897 m (centro culturale con museo del sughero e punto informativo del Parco nazionale) si scende sulla via della Resistenza (la vecchia via di Lunigiana) verso N, imboccando a destra la stretta via Giuseppe Notari. Si volta poi a sinistra per via Ca’ di Sotto in discesa tra le case del nucleo vecchio del paese, e in una piazzetta a destra ancora fino al bellissimo lavatoio del borgo, da pochi anni restaurato. Pochi gradini immettono in un parcheggio, che attraversiamo per scendere sulla strada che ne esce sul lato opposto. Ma poco dopo voltiamo a destra ad angolo acuto sulla via che porta al campo sportivo. Si segue per poco, e subito prima del termine della discesa e dei ruderi di un mulino si imbocca a destra una stradella nel castagneto, che procede in mezza costa. Si segue verso SE fino a superare alcune case ristrutturate presso l’antico Mulino del Gorgone e terminando presso il depuratore del paese. Si continua (tabella in legno per Busana) in discesa su carraia tra siepi, scorrendo a valle del cimitero (da cui giungeva il vecchio percorso dal centro, ora afflitto da frane e rovi). Varcato il Rio Bolzone, si sale ora nel borgo di Casale 795 m (0.20-5.00).
Da sempre soggetto a Talada, il borgo si arrocca ai piedi di uno spuntone di serpentinite scura di origine vulcanica, isolato dall’erosione dalle tenere argille liguridi circostanti. Una bella piazzetta è stata ricavata ai piedi del risalto sullo spazio risultato da vecchie escavazioni.
Si supera la piazzetta e scesi a sinistra verso Talada per 100 m si imbocca uno stradello asfaltato a destra che sale appena a scavalcare il crinale affacciandosi sulla Val Secchia. Si lasciano deviazioni a destra e sinistra imboccando la carraia in discesa verso S (tabella in legno per Busana), che percorre in mezza costa il versante alto sulla vallata, lasciando le rocce vulcaniche. Dopo una fonte e due Madonnine si entra negli affioramenti triassici dei gessi, superando un primo costone. Si entra nella valletta del Rio Canetolo, andandolo a varcare poco dopo una breve discesa. Al secondo bivio sulla destra (dopo c. 300 m) ci troviamo ad un bivio a 748 m 606563E-4914726N: voltiamo a destra, seguendo le tabelle per Busana e superando i ruderi di una casa colonica. La carraia sale a valicare un marcato costone gessoso (poggio panoramico a sinistra), poi in progressiva salita un secondo valico, con vista ormai aperta sull’alta Valle Secchia, la val d’Ozola di fronte. Una breve discesa diritto e ci si trova ad incrociare un altro percorso che sale da sinistra, in un bivio a 795 m 605990E-4914007N (0.20-5.20). A destra la vecchia mulattiera sale costeggiando una dolina a sinistra (le Budrie), e raggiunge in breve il centro storico di Busana (0.10-5.30).

fonte: parcoappennino.it

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Scheda Itinerario

  • Luogo: Via Battista Canedoli, 13, 42032 Busana RE, Italia 
  • Regione: Emilia Romagna 
  • Provincia: Reggio Emilia 
  • Difficoltà: E+ 
  • Punto di Partenza: Busana 856 m 
  • Punto di Arrivo: Busana 850 m 
  • Dislivello: 856 mt 
  • Sentiero n°: 661 - 665 - tratti non segnati o solo tabellati 
  • Tempo di percorrenza: 5,30 ore 
  • Lunghezza:
  • Altitudine massima:
  • Periodo consigliato: da maggio a novembre 
  • Tipo di via: normale 

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