Cavalbianco

 

Proteso verso l’alta Val Secchia a dividere le vallate di Riàrbero e d’Ozola, il Monte Cavalbianco pare sia sempre stato un poderoso confine. Anche se la vetta non si trova sul crinale appenninico, anche se i suoi versanti scendono graduali sulle vallate circostanti, tra poggi, coste, vallecole. Fu limite per secoli tra i boschi e pascoli di almeno 4 borgate, e secondo alcuni storici teatro di sanguinose guerre tra Liguri e Romani… Vaglie è un antico borgo diviso in due nuclei: quello più basso, raccolto a valle dell’attuale strada provinciale, è il più antica, detta anche Vaglie Vecchia, mentre la parte alta, chiamata Coperchiaia, si è sviluppata in gran parte dopo che il terremoto del 1920 aveva danneggiato il paese e distrutto la chiesa e il colle del castello. La chiesa fu ricostruita in fondo al borgo, e solo da pochi anni è stato aggiunto un campanile. Un tempo detta anche Le Vaglie, il paese si raggiunge per bellissime e panoramiche strade solitarie da Collagna, da Busana e Cinquecerri, da Ligonchio. Un punto di partenza può essere il rinnovato bar trattoria posto su una via laterale facilmente individuabile (si chiama “via del Bar” !) poco lontano dalla chiesa. Dal bar trattoria di Vaglie 958 m si sale per un erto sentierino a destra poco prima del piazzale, che sbuca sul tornante della strada nuova. Si segue a sinistra in salita tra le case più alte del borgo, e si volta a sinistra per via della Rocca (segnavia 609). Si trasforma quasi subito in sentiero, che con due erte svolte guadagna quota e vista panoramica sulla val d’Ozola. Si fiancheggiano muretti in rovina, che delimitavano campi e pascoli che appena sopra il paese sono in abbandono. Con alcuni tratti in riva alla grande frana che continua a muoversi periodicamente da qui fino in fondo alla vallata si colgono aspetti del paesaggio e di una vegetazione assai varia che colonizza gli antichi coltivi. Siamo sull’antica mulattiera che saliva da una parte ai boschi e ai pascoli del Cavalbianco e alla Garfagnana, dall’altra al paese di Cerreto e alla Lunigiana. Seguendo i segnavia si raggiunge lo spartiacque tra le valli dell’Ozola e del Riarbero, percorso da una larga carraia, che si segue a sinistra. Siamo sui confini antichi del Livello di Nasseta, e oggi tra i comuni di Ligonchio e Collagna. Dopo pochi minuti lungo il crinale la carraia volta a destra a quota 1288 m 604005E-4907907N. Si continua a seguire il sent. 609 che sale progressivamente su carraia fino ad un bivio con il sent. 645 in località Il Quartiere 1402 m 602979E-4907395N (1.40). Proseguiamo voltando a destra sul sent. 609 per Cerreto Alpi poco dopo il bivio, Usciamo subito dopo sulle vaste radure del Quartiere, poggio che si protende verso la vallata del Riàrbero, costituito in gran parte da rocce evaporitiche del triassico. Il sentiero scende gradualmente lungo radure un tempo pascolive, e ora colonizzate ampiamente da arbusti pionieri (rosa canina, ginepro, biancospino), e dall’espansione della faggeta circostante. Con un’ampia curva verso sinistra si sfiora la grande radura del Cogollo e si rientra, sempre seguendo il sent. 609, nella faggeta un tempo compresa nei beni della tenuta di Nasseta. Si raggiunge in discesa il bivio dove si stacca a destra il sent. 609 per Le Ferriere, e si prosegue invece diritto in mezza costa (sent. 645), e con saliscendi si esce su una carraia proveniente dal fondovalle del Riàrbero dalla località Le Ferriere. Poco dopo si può fare una sosta al piccolo bivacco del Bottaccio 1218 m (1.00-2.40). Il toponimo deriva dai piccoli invasi artificiali temporanei, detti appunto “bottacci”, ricavati lungo il corso dei torrenti in questo caso il Fosso di Cavorsella) per poi farli saltare, defluendo verso valle assieme all’acqua il legname tagliato nel bosco. La tecnica di trasporto detta fluitazione fu praticata fino ai primi decenni del XX sec., quando le strade e i camion presero il sopravvento. Attorno al rifugetto, costruito e mantenuto dagli usi civici del Livello di Nasseta, le cui funzioni sono state accorpate dai comuni, in questo caso Collagna, si trovano affioramenti di gessi e calcari del triassico, incisi dal Fosso di Cavorsella sottostante. Proseguiamo lungo il sent. 645, che ora sale più decisamente, soprattutto dopo il guado di un ramo del Fosso di Cavorsella. Con alcune svolte poi si raggiunge una strada forestale che a sinistra porta in breve al Passo di Cavorsella 1507 m 602580E-4904119N (1.00-3.40). Qui si entra sul crinale spartiacque dell’Appennino, e sul sent. 00 si prosegue verso E sulla strada forestale, che sale progressivamente, tenendosi sul versante toscano, e trascurando i sentieri laterali si giunge di nuovo al Passo di Pradarena (0.20-4.00). Il Passo di Pradarena è frequentato da tempi antichi, forse da una strada romana da Parma a Lucca che non si capisce dove altro potesse passare per collegare le due città in 100 km circa come attestato dai documenti. Nel Medioevo fu transito dei pellegrini per Roma con tanto di ospizi simmetrici, a 1200 m circa sui due versanti (ancora oggi Ospitaletto a nord e Ospedaletto a sud). Solo nei primi anni ’70 fu raggiunto da una strada di valico, una delle più alte dell’intero Appennino, cui si aggiunsero impianti Enel per testare i materiali con i forti venti che spesso affliggono il valico. Un ristorante-albergo-rifugio recentemente ristrutturato accoglie i moderni pellegrini ; si chiama Carpe Diem, nome alquanto azzeccato, dato il tempo mutevole. Dal valico m saliamo oltre l’albergo sul sent. 643 che si inoltra nella faggeta verso N. Dopo 10′ ci troviamo al primo bivio: a sinistra il sentiero sale in vetta al Cavalbianco per il crinale S.
Variante per la vetta del M. CAVALBIANCO. La deviazione è raccomandata in caso di buona visibilità (2 h a/r, sosta in vetta compresa, ma si può proseguire scendendo senza segnavia nella Buca, riprendendo il sent. 643 più a valle). Seguendo la facile traccia di sentiero, si esce dalla faggeta rimontando tutto il versante S, quasi sempre lungo il crinale divisorio tra le vallate del Riàrbero a sinistra e della Rossèndola a destra. Alle spalle la vista si allarga sulla Garfagnana e il profilo seghettato delle Alpi Apuane. Con tratti ripidi ma mai difficili (tranne che con neve) si raggiunge infine la vetta del Cavalbianco 1855 m. Se si vuole scendere sul versante N per raggiungere il nostro percorso, la discesa più facile (non segnata) avviene seguendo il crinale NW per poco, poi in discesa a destra all’interno del catino glaciale, seguendo una traccia di passaggio tra i mirtilli che serpeggia fino in fondo al vallone, dove si incrocia il sent. 643 (1 ora in più). Noi al primo bivio si segue invece il sentiero di destra (sempre marcato 643) che taglia in traverso il versante SE del monte, sul limite della faggeta. Infatti si attraversano lingue di pietraia, costoni rivestiti di graminacee e mirtillo, mentre la vista si apre sulla Val d’Ozola. Aggirato un costone si entra in un catino a mirtilleto di chiara origine glaciale, chiamato in modo appropriato La Buca 1681 m 603639E-4906459N (0.30-4.30), che scende sui versanti settentrionali del Cavalbianco.
Deviazione per il COLLE BRANCIA. Poco dopo il sent. 643 scende bruscamente a destra, ma una tracciolina serpeggiante tira diritto a mezza costa, ne incrocia una che sale a sinistra verso la vetta (da qui potrà scendere chi voglia scavalcarla da S a N) e si perde sul prominente costolone NW (Colle Brancia 1688 m, 15′ a/r), da cui si gode una vista aperta sull’alta Val Secchia, delimitata dal Casarola, dal Ventasso e dalla Pietra. Proseguendo sul 643 si scende di circa 200 m lungo ripiani morenici rivestiti da una faggeta a lembi intervallata da radure e faggi imponenti isolati: il fondo del catino, detto Il Tornello 1482 m 604065E-4907164N (0.20-4.50) è raggiunto da una strada forestale che qui ha termine (si stacca dalla provinciale alla Pianella, tra Ospitaletto e Pradarena). Diritto un sentiero non segnato un tempo proseguiva in discesa per le Vaglie e Nasseta, costituendo forse la più antica via diretta al valico. Noi invece seguiamo la strada forestale (segnavia 643) fino alla sua confluenza nella strada provinciale di Pradarena, in località Pianella 1350 m (0.20-5.10). Poco prima di entraree sull’asfalto, troviamo il sent. 643 che scede a sinistra nella faggeta. Con tornanti la mulattiera storica cala rapidamente nel paese di Ospitaletto 1135 m (0.20-5.30). Per una sosta in paese si può compiere una breve deviazione a destra lungo la strada. Si troverà a sinistra la chiesa parrocchiale, dedicata a S. Anna e a S. Giacomo (assediata dalle costruzioni moderne della piccola stazione sciistica). Essa era molto nota per essere l’erede dell’ospizio medievale per i pellegrini che la tradizione vuole fondato da Matilde di Canossa. Una campana era sempre pronta a suonare nella notte e nelle bufere per orientare viandanti e pellegrini n difficoltà. L’ospizio era dedicato a S. Giacomo, fu abbandonato poi distrutto da una frana nel 1726, mentre la chiesa parrocchiale di S. Anna ne ereditò poi funzioni e titolo. Anch’essa fu distrutta assieme all’intero paese nel terremoto del 1920, e la ricostruzione ha dato al paese vecchio l’aspetto attuale, con la tecnica antisismica di allora, i muri delle case intervallati da strisce di mattoni all’interno della pietra. Tornati al punto di uscita sulla strada, si segue ancora pochi metri in discesa, poi si sale a sinistra (sent. 609 605226E-4906296N) proseguendo la vecchia mulattiera verso Vaglie. Dopo un tratto in leggera salita si resta in quota e si scende quindi a toccare un tornante di una strada incompiuta e abbandonata, ma poco dopo averla seguita a destra, scendiamo ancora a destra nel bellissimo borgo di Casenove 1086 m (0.20-5.50). Si nota un grande complesso padronale a corte del XVII-XVIII sec., con porticato, oratorio e portale con lo stemma della famiglia Papi, originaria della Toscana. Costituisce un magnifico esempio di edilizia montana in arenaria ben conservata, e per questo sottoposta a tutela. Si sbuca poco dopo sulla provinciale e dopo pochi minuti a sinistra si volta a destra 605441E-4907736N verso NE lungo il crinale aperto sulla Val d’Ozola e il vicino borgo di Ligonchio. Sempre sul sent. 609 si volta improvvisamente a sinistra 605801E-4908424N scendendo nel bosco sulla vecchia mulattiera Ligonchio-Vaglie. Dopo un tratto stretto a mezza costa, entriamo a Vaglie Vecchia e quindi al punto di partenza (0.40-6.30).

fonte: parcoappennino.it

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Scheda Itinerario

  • Luogo: Strada Provinciale 92, 61, 42039 Vaglie RE, Italia 
  • Regione: Emilia Romagna 
  • Provincia: Reggio Emilia 
  • Difficoltà:
  • Punto di Partenza: Vaglie 958 m 
  • Punto di Arrivo: Vaglie 958 m 
  • Dislivello: 980 mt 
  • Sentiero n°: 609 - 00 - 643 
  • Tempo di percorrenza: 6,30 ore 
  • Lunghezza:
  • Altitudine massima: 1710 mt 
  • Periodo consigliato: da giugno a ottobre 
  • Tipo di via: normale 

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