Monte Orsaro

 

Una meta classica da almeno un secolo di escursionismo nel parmense, il Lago Santo, completato dalla visita alle torbiere glaciali a monte di esso e alla vetta del M. Orsaro, montagna importante per il toponimo, per la posizione imponente dal valico della Cisa, attraverso cui per secoli passò mezza Europa, in una successione di paesaggi sempre diversi. Una carrellata sulla storia geologica e vegetazionale dell’alta Val Parma.
Il Rifugio Lagdei 1251 m sorge presso un grande parcheggio, all’interno della foresta di faggi e abeti secolari dell’alta Val Parma. Si parte seguendo il sent. 723/a che parte poche decine di metri prima del piazzale sulla sinistra per chi arriva, in dir. E (indicazione per il Lago Santo). Oltrepassata da monte l’ex-caserma forestale (oggi dependance del rifugio) ci si inoltra in salita tra il colonnare bosco di conifere di reimpianto, lungo una mulattiera costruita nel 1890 dal comune di Corniglio su finanziamento della giovane sezione del CAI (solo nel 1914 infatti la foresta fu acquisita dal Demanio e affidata al Corpo Forestale). Essa sale con un percorso più graduale e panoramico al Lago Santo, rispetto al sent. più ripido nel bosco alle spalle del rifugio Lagdei. La foresta di conifere si alterna a quella di faggio, e ad aperture sulla valle del Parma, che forma una cascatella. La dir. diviene verso S attraversando sulla mulattiera lastricata alcune pietraie ai piedi del crinale dello Sterpara: a destra il M. Orsaro, oltre la valle, chiude l’orizzonte. A quota 1500 m c. si incrocia a sx il sent. 723/b proveniente dai Cancelli: ora ci attende una breve discesa a mezza costa tra pietre e grandi faggi contorti, che ci accompagnano fino a raggiungere la morena che sbarra il Lago Santo a valle, sbucando sulla sua riva settentrionale. Oltrepassata la passerella in legno sull’emissario (Parma del Lago Santo), in pochi minuti a destra lungo la sponda si raggiunge il Rifugio Mariotti 1508 m (0.50).
Fu costruito come piccolo ricovero dal CAI già nel 1882, per poi ingrandirsi e rimanere per oltre un secolo un punto di riferimento per alpinisti, scialpinisti ed escursionisti.
Intitolato a Giovanni Mariotti, presidente per oltre 40 anni del CAI parmense, oltre che sindaco di Parma e senatore del Regno nei primi decenni del Novecento, il rifugio fu ricostruito ed ampliato a diverse riprese: dapprima nel 1924 e nel 1929, per adeguarlo all’afflusso di escursionisti portato dalla strada forestale Bosco-Lagdei. La guerra di Liberazione lo vide teatro di un assedio nazi-fascista respinto da soli nove partigiani il 19 marzo 1944, ma occorse poi una nuova ricostruzione, cui seguì un ultimo ampliamento negli anni ’70, quando la nuova seggiovia da Lagdei al Lago Santo portò un’ulteriore incremento di turisti.

Proseguiamo ora a contornare il Lago Santo, seguendo ora il sentiero 729, qui insieme al 719 e 723, tra i faggi e le loro radici, fino a superare una fonte e iniziare a risalire a stretti tornanti tra i grossi massi di arenaria della morena sovrastante il lago. Sbucando in piano in un boschetto di abeti rossi voltiamo a dx ad un bivio, seguendo il segnavia 729. Il sent. attraversa un vasto rimboschimento ad abete rosso impostato su una morena glaciale frontale costellata da grossi e suggestivi massi di forme bizzarre: siamo al bordo di una serie di conche glaciali poste ad un livello superiore a quella del Lago Santo, ed oggi sede di laghetti interrati e torbiere, detti Paduli del Lago Santo. Poco dopo il guado sul Rio Braiola oltrepassiamo infatti una piccola torbiera (Padule del Braiola 1574 m), e dopo una breve discesa una seconda, ancora allo stato di lago ormai quasi interrato (Lago Padre 1574 m, 0.20-1.10).
La mulattiera risale ora tra i faggi un costone che si stacca dal soprastante M. Marmagna e che separa la conca dei Paduli da quella ai piedi del M. Orsaro. Valicato a quota 1632 m il costone, si scende in breve sul fondo della valletta successiva, uscendo dal bosco presso un bivio: di fronte un sentierino conduce alla visibile Capanna del Braiola 1610 m (0.10-1.20), un antico ricovero dei pastori lunigianesi sistemato dal CAI di Parma come bivacco aperto a ricordo del socio Roberto Schiaffino, scomparso sulle Grigne nel 1985. La conca glaciale è dominata dalle vette del M. Orsaro a destra, dal M. Braiola al centro e dalla parete rocciosa dell’anticima N del M. Marmagna a sinistra.
Tornando al bivio si prosegue a destra sul sent. 729 che risale il versante più ripido dell’anfiteatro si sbuca sul valico detto Bocchetta dell’Orsaro 1723 m (0.40-2.00).
i apre la vista sull’alta Valle del Magra, verso cui il sent. 132 e cala verso un grande catino naturale, una sorta di dolina tettonica, detta Borra del Sale, forse per il continuo transito di muli carichi del prezioso conservante, avviato dal mar Ligure alla Val Parma attraverso ogni valico possibile (in questo caso per non pagare dazi ai Pontremolesi, governati per secoli dagli Spagnoli).
Scendendo per pochi minuti sul versante toscano, troviamo presto a destra il sent. 00 che risale ad evitare stratificazioni dell’arenaria detta macigno di M. Orsaro; tornati sul crinale si perviene infine alla vetta del M. Orsaro 1831 m (0.30-2.30).
Sul versante lunigianese precipita il vallone di Frattamara, e sul fondovalle della Magra occhieggiano i borghi della Valdàntena: Pracchiola, Casalina, Groppodalosio, dominati sul versante opposto dai viadotti dell’autostrada della Cisa. La vetta è punto trigonometrico e vi sorge anche un complesso bronzeo di immagini sacre. Il toponimo si riferisce al grande plantigrado che trovava rifugio alle sue falde dalle persecuzioni che lo fecero estinguere attorno al XVII sec.
Si scende ora il crinale N del M. Orsaro, proseguendo il sent. 00, con tratti di discesa un po’ ripidi, fino a superare la Sella del M. Fosco 1617 m (0.30-3.00), mai utilizzata per transito a causa dei suoi ripidi versanti.
Qui si può scegliere se proseguire sul sent. 00 risalendo la vetta boscosa del M. Fosco 1682 m e discendendo il largo crinale opposto, oppure aggirarne la vetta sulla destra con il sent. 725, con tempi identici, ma tutto in discesa. I due sentieri si riuniscono presso il valico di crinale detto Bocchetta del Tavola 1444 m (0.40-3.40).
Un tempo il passaggio era importante per i numerosi montanari che arrotondavano i magri raccolti con il contrabbando attraverso i confini: infatti sul valico campeggia ancora il cippo confinario tra il Ducato di Parma e il Granducato di Toscana datato 1828.
Il sent. 00 prosegue diritto verso i prati sommitali del M. Tavola 1508 m: si può effettuare questa eventuale deviazione, consigliata soprattutto tra maggio e giugno, quando la fioritura del pianoro esplode, dapprima con i crochi ancora tra le vallette ancora innevate, poi via via primule, viole, narcisi, genziane, orchidee e rari esemplari di peonia. In tal caso si può vagare tra le ondulazioni del pianoro, tra vallette e doline fino a riprendere una carrareccia a destra sui segnavia che riportano in discesa nella faggeta a riprendere l’itinerario principale presso la Bocchetta del Tavola: occorre calcolare almeno 30′ in più sui tempi dell’itinerario.
Dal valico si imbocca a destra (a sinistra per chi viene dal M. Tavola) il sent. 725 in discesa, perdendo quasi 200 m. di quota con scorci sulle vette del M. Ventasso e dell’Alpe di Succiso, in alta Val d’Enza, e sui più vicini monti Caio e Navert, fino a sbucare sull’ampia radura in una conca, spesso frequentata da cavalli al pascolo: siamo al Prato della Valle 1262 m (0.20-4.00).
Ci si inserisce in una carrareccia che a sinistra scende a Bosco (sent. 723), mentre noi la si segue a destra, sempre seguendo i segnavia 725, in mezza costa. Presso il Rio Grande un cancello ci fa entrare di nuovo nella Foresta Demaniale, e all’aperta faggeta subentra un cupo e colonnare bosco di conifere. Lasciato a destra il sent. 723 presso la sorgente Chiastre, e poco dopo a sinistra il sent. 725B per il Vivaio della Vezzosa (eventuale deviazione di 20′), la carraia con brevi salite in pochi minuti sbuca sul piazzale di Lagdei (0.30-4.30), attraversando la torbiera (percorso naturalistico con interessanti pannelli didattici) che diede probabilmente nome alla località (da Lacus Dei).

fonte: parcoappennino.it

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Scheda Itinerario

  • Luogo: Strada Provinciale 116, 43021 Corniglio PR, Italia 
  • Regione: Emilia Romagna 
  • Provincia: Parma 
  • Difficoltà:
  • Punto di Partenza: Lagdei 1251 m 
  • Punto di Arrivo: Lagdei 1251 m 
  • Dislivello: 650 mt 
  • Sentiero n°: 729 - 00 - 725 
  • Tempo di percorrenza: 4 h 30 m 
  • Lunghezza:
  • Altitudine massima: 1831 mt 
  • Periodo consigliato: da giugno a ottobre 
  • Tipo di via: normale 

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