Orecchiella e Verrucole

 

Una possente fortezza detta Le Verrucole sbarra la Garfagnana dove la valle del Serchio si restringe tra i contrafforti della Pania di Corfino e quelli delle Apuane, di fronte alla rocca di Camporgiano. Alle sue spalle quinte di colli e valli rivestite di castagneti celano ruderi di alpeggi: in cima il parco dell’Orecchiella, oasi di recupero e valorizzazione del paesaggio, in basso il borgo storico di San Romano.

San Romano è un antico borgo, un tempo dominato da un castello sul monte soprastante, poi distrutto pare dopo la peste del 1630, ma ormai soppiantato dalla vicina fortezza delle Verrucole. Nel Medioevo vi sorgeva un convento, poi abbandonato (ne resta la traccia nella “via del Chiostro”). Nel XV secolo si diede “spontaneamente” prima ai fiorentini, e dopo pochi anni agli Estensi, assieme a quasi tutta la Garfagnana. Uno dei bei palazzi nobili del centro (Pelliccioni-Marazzini) ospita una nuova esposizione sulla storia e la tradizione del territorio, con un museo archeologico e il centro di documentazione sulla coltivazione del farro della Garfagnana, riconosciuto IGP, e inoltre il nuovo progetto del Parco nazionale sull’emigrazione dai borghi dell’Appennino (tel. 0583-613181). Raggiunto il paese lungo la provinciale da Piazza al Serchio da Castelnuovo, conviene parcheggiare ad ovest del centro, salendo presso la locanda Ai Canipai verso la zona sportiva, dove, oltre il cimitero, un parcheggio si trova a lato del campo sportivo (scarico per i camper). Siamo anche all’ingresso del parco avventura Selva del Buffardello, con percorsi tra gli alberi e un villaggio preistorico ricostruito in base a recenti studi archeologici (ottima sosta per famiglie), tel. 347-7110433 o 329-7715429, info@selvadelbuffardello.it.
Dal parcheggio del campo sportivo di San Romano 541 m 607367E-4892172N si imbocca una carraia tra alcune case che si infila a destra della strada di accesso al parcheggio (a sinistra tornando indietro), e percorre il margine della pineta verso SE. Superate le case, diviene sentiero, si alza pian piano nel bosco e sbuca infine al lato di una casa sulla strada asfaltata. La seguiamo a destra per pochi metri, poi imbocchiamo a sinistra la stradella stretta (via della Viottola) che sale a mezza costa tra la case, offrendo una bella visuale sui tetti del paese sottostante di S. Romano sullo sfondo delle Apuane. Lasciamo la visita dl borgo al termine dell’escursione, e senza indugio proseguiamo in salita verso E, e dopo le ultime case teniamo la vecchia mulattiera a sinistra (ma anche a destra si sale ugualmente con una curva in più), che selciata sale fino ad una edicola votiva su una costa con bivio a 595 m 607985E-49891857N. Si prosegue a sinistra per l’antica carraia che sale ora verso N tra orti, poi nel bosco misto. Ci immettiamo infine 608095E-4892206N su una stretta stradella asfaltata, che a destra porta con un bel percorso di c. 1 km alto sulla valle del torrente Covezza di S. Romano davanti all’Oratorio della Madonna del Bosco 681 m (0.40).
Nei primi anni del XX sec. vi fu portata una sacra immagine, e da allora in luglio si celebra un grande pellegrinaggio in questo angolo incantevole. In origine era una piccola edicola edificata da una famiglia di Naggio sul bivio tra le mulattiere che salivano alle capanne di alpeggio sui due versanti della valle.
Imbocchiamo un sentiero ancora non segnato che a destra dell’oratorio, presso la tettoia con tavoli in legno guada il torrente e prosegue in salita sul versante opposto, diretto a SE. Dopo pochi minuti volge con un ampia curva verso NE, risalendo lungamente un costone tra due vallette rivestito di castagneti. Lasciando le diramazioni laterali, si tiene sempre la carraia principale, che sale costantemente con ampie svolte. Quando cominciate a pensare che si fa un tantino monotono, scorgerete a destra i tetti di Corfino, di fronte la bianca parete della Pania, a sinistra la macchia verde scuro dell’Orecchiella… Sulle carte il bel castagneto che attraversiamo è detto Selvadonica (selva venivano chiamati i castagneti). Dopo alcuni tratti più in piano, dove la traccia si confonde un po’, usciamo su una carraia più larga, che a destra in leggera salita ci conduce ad una sella più aperta, dove presso campi recintati (finalmente tracce umane…dopo tante solo di ungulati) si trova un bivio a 1012 m 608642E-4893321N. Si segue a destra la carraia principale che aggirando i recinti procede a NE in mezza costa fino ad un recente agriturismo (La Lupaia) e al vicino borgo di Sulcina 1017 m (1.10-1.50).
Attraversandolo in salita sulla sinistra si scorre davanti all’oratorio e alla trattoria per uscire sullo stradello di accesso. Subito oltre l’ultimo capannone del paese si sale a sinistra 609214E-4894498N per sentiero con segnavia tra i castagni sulla strada asfaltata dell’Orecchiella: la si attraversa e si continua a salire sulla vecchia mulattiera in parte ancora selciata sempre in dir. NE. Presto si costeggiano capanne con il tetto aguzzo in paglia di segale, almeno in origine, ed esce su uno splendido altopiano panoramico ai piedi della Pania di Corfino: a quota 1153 m usciamo sulla strada asfaltata 609226E-4895195N. Ma la abbandoniamo subito, per imboccare a destra una strada sterrata (indicazioni per il rifugio Isera, ottima breve deviazione per una eventuale sosta a pranzo), e lasciamo anch’essa dopo pochi metri riprendendo l’antica mulattiera a sinistra che sale regolarmente nella fitta foresta a conifere in dir. N. Sbucati sulla stradella asfaltata presso un piccolo valico con stele commemorativa 1223 m 609150E-4895639N, la seguiamo verso sinistra, in piano, e quando confluisce sulla strada sottostante seguiamo il sentierino che la costeggia a monte (segnavia giallo-blu), che in breve ci conduce con una scalinata al piazzale all’ingresso del Centro Visitatori dell’Orecchiella 1240 m 608588E-4895576N (0.40-2.30).
Attorno al Monte Orecchielle si sviluppò dagli anni ’50 un programma di rimboschimenti da parte del Corpo Forestale, che pian piano assunse un disegno di vero recupero di un territorio molto più vasto, tra la valle di Soraggio e quella di Sassorosso. Quello che fu subito chiamato “Parco dell’Orecchiella” pur non essendolo mai stato fino al recente ingresso nel Parco nazionale, favorì il mantenimento delle attività tradizionali, o man mano che cessavano ne venivano favorite altre, fra cui la coltivazione di frutti del sottobosco, venivano reintrodotte specie faunistiche estinte per attrarre turismo naturalistico e scolastico. Tra il 1971 e il 1980 venivano istituite tre riserve naturali statali, poi allestito un giardino botanico e un recinto di reintroduzione faunistico, un centro visitatori con esposizione didattica sulla fauna, flora e geologia del parco, una canalizzazione di sorgenti per dotare il centro di acqua, e molte altre azioni di salvaguardia attiva del territorio. Oggi è richiesto un modesto biglietto d’ingresso per un complesso di servizi, compresa la vendita dei prodotti del territorio, e visite guidate ancora gestite dalla Forestale, che ha anticipato con lungimiranza di molti anni i parchi ufficiali.

Si prosegue scendendo il sentiero gradinato a sinistra dell’ingresso al Centro (indicazioni per sentiero Airone 2, segnavia giallo-blu), in dir. W. Attraversata la strada sottostante, si prosegue scendendo a valle di essa sulla destra, sempre con le tabelle del sentiero Airone 2. Poco dopo si tira diritto ad un bivio, e a sinistra al successivo. I segnavia giallo-blu ci conducono in fondo ad una bella valletta (qui si giungeva con la variante alla variante 2, lungo i recinti che contengono anche alcuni orsi), che si attraversa tra radure e una grande varietà di alberi e arbusti. Risaliti sulla strada asfaltata a quota 1203 m 607959E-4896143N presso un bivio, la seguiamo a sinistra, e dopo 200 m c. in discesa, passato un ruscello a quota 1182 m troviamo un bivio a sinistra a 1178 m 607659E-4895872N, 0.20-2.50).
Imbocchiamo lo stradello che scende a sinistra, e presto superiamo l’Alpe di Vibbiana 1154 m, alpeggio ancora utilizzato in estate, quindi la carraia scende di continuo sul versante della vallata tra castagneti in dir. SW, con vista sempre più ravvicinata sull’imponente fortezza delle Verrucole, fino ad entrare dall’alto nel borgo di Vibbiana 778 m (0.40-3.30).
Il nome deriva da S. Bibbiana, cui è dedicata la parrocchiale, anche se il santo venerato in paese è S. Rocco, che dopo la peste del 1630 ha spesso sostituito i santi medievali. La borgata conserva gran parte del suo tessuto insediativo, e poco fuori dal paese sulla strada per Orzaglia una famiglia ha messo a frutto le tradizionali attività agricole e di allevamento, con produzione e vendita di formaggi, salumi, miele e conserve alimentari casalinghe.
Discendiamo lungo le vie del vecchio borgo fino a superare la chiesetta, ed uscire sulla sottostante strada principale. La seguiamo a sinistra lungo i tornanti che hanno interrotto la vecchia mulattiera, fino a imboccare a destra lo stradello per il cimitero. Aggiratolo, proseguiamo per un sentiero che scende ancora dentro la valletta della Covezza delle Verrucole, raggiungendo il Mulino delle Verrucole, da poco restaurato e dedicato alla tradizione dell’olio di noci. Si segue in discesa il torrente e ad un bivio si segue la carraia di sinistra risalendo rapidamente il versante: sbuchiamo sulla piazzetta del borgo di Verrucole 654 m (0.30-4.00).
Antico feudo nel Medioevo della famiglia dei Gherardenghi, fu fortificato con due rocche, una quadrata e una tonda, sui due cucuzzoli del monte che domina il paese. La chiesa dedicata a S. Lorenzo, e il piccolo borgo sembrano infatti sparire all’ombra della grande fortezza… A fine XVI sec., le nuove artiglierie imposero agli Estensi il rafforzamento di poche ma munite fortezze. Una cortina di mura collegò con progetto dei due fratelli Pasi, uno cartografo e l’altro architetto, le due strutture precedenti, che comunque avevano resistito nel 1521 all’assedio dei fiorentini. Saltata per un fulmine la polveriera a fine ‘600, fu abbandonata e quindi alienata dallo Stato italiano a privati, che comunque la lasciarono decadere, fino all’acquisto nel 1986 da parte del comune di S. Romano, che ne promosse i restauri conservativi nel decennio seguente. La fortezza è oggi visitabile, anzi è vivamente raccomandato (calcolate almeno 1 ora). Il terrazzo panoramico ricavato sopra il mastio vale da solo un viaggio in Garfagnana. Si scende sulla strada asfaltata per San Romano, ma si volta a destra pochi metri dopo per un sentierino che scende a lato del nuovo parcheggio sulla via Casa Nuova, stradello asfaltato che raggiunge le case sparse ai piedi della fortezza. Presso l’ultima casa in fondo cessa l’asfalto e si trova un bivio a 595 m c. 606943E-4892729N. Lasciando i segnavia a sinistra per Naggio e Camporgiano, si tira diritto per uno stradello che pochi metri dopo l’ultima casa prosegue come carraia erbosa tra siepi, serpeggiando nel castagneto. Al primo bivio a destra, al secondo a sinistra si imbocca un sentierino che attraversando in dir. SE la selva a castagni ormai ceduati, con qualche saliscendi. Apparso a destra un folto rimboschimento a conifere, si può proseguire diritto e raggiungere il parco avventura La Selva del Buffardello, che si può anche aggirare mantenendo un sentierino a sinistra tra i castagni. In ogni caso si esce poi dal bosco proprio al parcheggio del campo sportivo di S. Romano (1.30-5.30).

fonte: parcoappennino.it

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Scheda Itinerario

  • Luogo: Via Roma, 4, 55038 San Romano LU, Italia 
  • Regione: Toscana 
  • Provincia: Lucca 
  • Difficoltà: EE 
  • Punto di Partenza: S. Romano 554 m 
  • Punto di Arrivo: S. Romano 554 m 
  • Dislivello: 820 mt 
  • Sentiero n°: qualche tratto rosso-bianco o giallo-blu 
  • Tempo di percorrenza: da aprile a novembre 
  • Lunghezza:
  • Altitudine massima: 1240 mt 
  • Periodo consigliato: da aprile a novembre 
  • Tipo di via: normale 

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