La pietra di Bismantova

 

Vero e proprio monumento naturale, simbolo sacrale frequentato dall’uomo fin dalla preistoria, citato nella Divina Commedia, sfruttato come difesa naturale da vari popoli e fazioni, la Pietra di Bismàntova è da decenni oggetto di culto dell’alpinismo e dell’arrampicata sportiva, e ora inserita anche nel Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano. Ma offre splendidi paesaggi anche all’escursionista, anzi se ne consiglia una visita per ogni stagione. Da Castelnovo una strada asfaltata conduce in 3 km al parcheggio denominato Piazzale Dante 881 m, posto alla base della parete SE della Pietra, al piede di un grande masso di crollo. Si esce a sinistra dal piazzale, ma si scende poi subito a sinistra lungo un largo sentiero scalinato (SSP, 697) che conduce alla Foresteria S. Benedetto 875 m , un suggestivo rifugio-albergo ricavato da un antico fabbricato rurale di pertinenza delle proprietà ecclesiastiche. Subito uscendo dal cortile si volta a sinistra (sent. 697) scendendo per una carraia che costeggia campi e bosco e diretta a NE. Il percorso ora aggira la base della spettacolare parete orientale della Pietra, tenendosene a debita distanza. A un primo bivio si segue a destra la carraia principale (sempre sui segnavia 697), poi in leggera e costante discesa tra rimboschimenti a conifere (pino silvestre e pino nero), boscaglia a nocciolo, carpino, roverelle e qualche castagno residuo di coltivazioni trascurate. Sulla sinistra sfilano grandi massi di crollo (sfruttati dai “sassisti” per arrampicate brevi ma dure), mentre attraversiamo bordi di campi. Ad un bivio evidente a 809 m 613078E-4919846N, si lasciano a destra alcune case e si sale a sinistra raggiungendo un deposito dell’acquedotto. Ora la carraia sale e diviene sentiero, attraversando la grande frana di Fontanacornia. L’enorme colata di massi avvenuta nei secoli passati (sembra attorno al XVII sec., durante il peggioramento climatico detto “piccola era glaciale”), ha forse travolto alcuni resti della rocca altomedievale che sorgeva sul lato settentrionale della Pietra, e i cui resti furono scoperti sul poggio detto “il Castelletto” da Gaetano Chierici a metà XIX sec. Il Castelletto domina infatti la grande frana, e spicca il vuoto anfiteatro alla sua destra, crollato in mille frammenti, che stiamo attraversando come un paesaggio lunare. Non proprio, perché una bella vegetazione rupestre si insinua oggi tra i massi, tipici e ben riconoscibili l’elicriso e la saponaria; al termine della traversata una scultura un po’ naif di un artista locale è stata scolpita su un masso. Terminata la frana si risale ad un bivio a 790 m 613180E-4920090N, dove si sale a sinistra verso l’estremità di altre frane di massi più antiche. Ad un bivio con il sent. 699 613027E-4920323N si prosegue a destra e dopo pochi metri troviamo a sinistra un sentierino gradinato: lo imbocchiamo per una breve devizione e ci troviamo in breve a sbucare sul pianoro di Campo Pianelli 850 m (0.40). Piccolo pianoro residuo forse di un terrazzo un tempo più ampio, circondato da scarpate, dove fu scoperta da Gaetano Chierici nel 1865 una necropoli protovillanoviana (XI-X sec.). Successivi scavi hanno messo in luce una cinquantina di sepolture, i cui reperti sono visibili presso i Musei Civici di Reggio Emilia. Inoltre tracce di frequentazione precedente e successiva ne fanno uno dei più importanti siti archeologici della val Secchia. Il pianoro si trova in una posizione spettacolare, collegato alla Pietra da una serie di grandi blocchi franati, che hanno creato tra loro grotte e passaggi utilizzati in varie epoche, fino all’ultima guerra, come rifugi per civili e partigiani. Ridiscesi dal pianoro, proseguiamo verso E sul sent. 697, che aggira la base del pianoro, lasciando a destra il Sent. Spallanzani (bivio a 838 m 613107E-4920375N). Si segue ancora il sent. 697, tenendo diritto a due bivi per Castelnovo, e costeggiando da N le pareti poco evidenti della “Pietra Bassa” nel bosco misto, in salita fino al rudere di una vecchia casa rurale isolata (882 m 612621E-4920313N, 0.20 -1.00), con crocicchio di sentieri. Trascurando le diramazioni a destra si prosegue a sinistra, superando una sbarra e salendo sempre per la carraia principale segnata 697, che selciata compie un tornante, ormai ai piedi della Pietra. Siamo sulla mulattiera di accesso più antico alla sommità della Pietra, per l’unico pendio a settentrione dove le pareti verticali si interrompono, e consentì l’accesso ai difensori e agli attaccanti nelle diverse guerre che vi si combatterono, e più recentemente ai proprietari e affittuari dei terreni, che coltivavano prima cereali poi patate e pascolavano le greggi sulla larga piattaforma. La selciatura permetteva l’accesso ai muli mentre i ruderi di abitazioni alla base testimoniano che l’espansione demografica ottocentesca spinse ad insediamenti fin quasi al piede delle pareti. Con un’ultima svolta verso destra si risale lo sperone settentrionale della Pietra: una breve deviazione a sinistra permette un’ampia visuale sulle frane di massi che scendono verso NE e sulla dorsale di Carpineti. Poco dopo un’altra salita si stacca a sinistra 612710E-4920178N il sentiero 699. Seguono due tornanti e infine un secondo bivio: a sinistra un prato in salita conduce allo sbocco della via ferrata: risalendolo abbandoniamo i segnavia e arriviamo sul bordo NE dell’altopiano, dove ci si affaccia all’arrivo superiore della Ferrata degli Alpini, che scende nel vuoto con una scaletta metallica. Conpiamo ora una breve deviazione a sinistra su sentierino non segnati lungo la parete, tra noccioli e salti di arenaria calcarea. Presto si raggiunge uno sperone alto sul vuoto, con uno scavo circolare e un tabellone esplicativo, stranamente ancora leggibile : siamo al Castelletto 1015 m 612740E-4920015N (0.30-1.30). Situato sullo Spigolo di Fontanacornia, ciò che resta dell’antica rocca di Bismantova è ben poco. Scoperti dall’archeologo Gaetano Chierici nel XIX sec. i basamenti di una torre e di altre opere murarie sul bordo dell’abisso fanno presumere vi fosse un insediamento più ampio, poi crollato durante i ripetuti cedimenti della parete. La suggestiva posizione, dovuta al controllo visivo sulle vie di comunicazione verso la dorsale carpinetana e la pianura, era difficilmente espugnabile, e accessibile solo dalla mulattiera attuale del versante settentrionale. Ma l’isolamento eccessivo fu anche la causa dell’abbandono durante il Medioevo per i più comodi castelli di Castelnovo (appunto nuovo), che fu edificato già in epoca matildica, e Vologno, dove si trasferirono i feudatari da Bismantova, ramo dei Dallo. Tornati allo sbocco della via ferrata, si prosegue sui sentiero ben battuto ma non segnato lungo il bordo della parete verso S, si aggira la rientranza al cui piede si trova l’Orto del Mandorlo, ignorando i larghi sentieri che scendono a destra verso il sent. 697 e il bordo occidentale. Con qualche altra salita tra gli strati si esce dalla boscaglia e si raggiunge il punto trigonometrico, la più alta sommità della Pietra 1047 m 612697E-4919790N (0.20-1.50), al centro della parete E. Scendendo lungo il declivio prativo verso SE notiamo una vasta depressione a catino nel centro del pianoro: vi furono trovati resti di un insediamento romano, ma un boschetto circolare desta curiosità: deviando un poco a destra del bordo della parete si va a vedere, e dentro si cela una depressione carsica (dolina), che testimonia la natura calcarea della piattaforma. La vegetazione che la attornia è composta da biancospino, acero campestre, nocciolo, sambuco nero. Sui bordi delle rocce, e lungo gli anfratti in maggio spicca il giallo del doronico (Doronicum columnae), assai scenografico. Inoltre sempre sugli affioramenti rocciosi vegetano alcune piante xerofile, come i Sedum sp., il semprevivo (Sempervivum tectorum), la globularia, la sassifraga, l’elicriso, l’eliantemo (Helianthemum nummularium e H. apenninum), pan del cucco (il Muscari comosum), campanule, con i vari colori della fioritura in scala. Nelle aree post-colturali della sommità si stanno espandendo arbusti come il caprifoglio, il ligustro, il prugnolo, il biancospino, la fusaggine o beretta da prete, la rosa canina, oltre ad alberi veri e propri (roverella, acero campestre, frassino minore, ciliegio, sambuco nero, nocciolo, pero selvatico, il non comune tiglio). Una notevole biodiversità dovuta soprattutto alla continua frequentazione antropica e alle trasformazioni del terreno. Riprendendo il bordo della parete E, la seguiamo mentre compie l’ampio angolo sudorientale. Il bordo della parete S si caratterizza per gli stretti canali, la voragine detta “camino del Diavolo”, poco distante dal bordo. Avvicinandosi poi all’angolo SW del pianoro, si supera una piattaforma in pietra (una simile era in vetta) e un palo metallico con occhielli panoramici sulle vette circostanti. Infine si nota oltre il bordo il grande Torrione Sirotti, grande monolite un po’ discosto dalla piattaforma. Un sentierino tra l’erba aggira il bordo occidentale fino a rientrare sul sent. 697 ad un bivio evidente (999 m 612381E-4919825N, 0.30-2.20) sul bordo di prati allungati. Qui si giungeva in breve se si proseguiva sul sentiero segnato lungo i prati: i campi di patate sono scomparsi da decenni, e la boscaglia cedua di nocciolo ha invaso gran parte del pianoro. Imbocchiamo a destra il sentiero segnato (sempre 697) in discesa, superando un tratto ripido tra grossi massi, ricavato in una delle poche interruzioni della parete W della Pietra. Pian piano il sentiero 697, bordato da frassini, olmi e carpini neri, si fa meno acclive e la vista si apre sull’alta Valle Secchia e sul M. Ventasso. Aggirando lentamente l’angolo SW della Pietra e le pareti di arenaria sempre più alte man mano che si scende, percorriamo ormai nel querceto rado a roverella la parete S, poi SE fino ad un bivio: a sinistra si raggiunge l’Eremo, a destra (segnavia ufficiali) il Rifugio della Pietra, uno storico bar ristorante sito poco a valle rispetto all’Eremo 903 m (0.30-2.50). Di origine quattrocentesca e dedicato al SS. Salvatore, la chiesa fu ricostruita nel 1617, affiancata da un piccolo convento e dedicata poi alla Madonna. Patrocinatori della ricostruzione furono i marchesi Bevilacqua, feudatari di Bismantova, e due eremiti da Pavia iniziarono la lunga permanenza dei francescani, poi dopo il 1925 dei benedettini, che lo abbandonarono pochi anni fa. Preziosi dipinti dei XV sec., le incombenti pareti alte 120 m e un suggestivo acero montano secolare nel sagrato fanno del complesso religioso uno dei più venerati dell’Appennino. Lo testimoniano anche i molti ex-voto custoditi e i numerosi matrimoni celebrati. Una fonte nel piazzale, vero motivo della scelta del sito, testimonia la palese fascia di contatto tra le arenarie di Bismantova, permeabili e a prevalenza calcarea, di colore giallastro, originata in fondali bassi e ricchi di carbonati e resti fossili e le sottostanti marne biancastre della formazione di Contignaco, compatta e impermeabile, formata in mare profondo. Il contatto è ben visibile nell’ultima parte del sentiero prima di giungere all’Eremo. Prima di scendere si può deviare per pochi minuti lungo il sent. 699 che si imbocca presso una staccionata a valle dell’Eremo: alla base delle pareti più alte ci si offre uno spettacolo di roccia verticale e massi di crollo. Tornati al Rifugio della Pietra si torna in discesa in breve al Piazzale Dante (0.10-3.00)

fonte: parcoappennino.it

© 2014, ALL RIGHTS RESERVED.

Scheda Itinerario

  • Luogo: Viale Bismantova, 36, 42035 Castelnovo Ne' Monti RE, Italia 
  • Regione: Emilia Romagna 
  • Provincia: Reggio Emilia 
  • Difficoltà: T+ 
  • Punto di Partenza: Piazzale Dante 881 m 
  • Punto di Arrivo: Pietra di bismantova 
  • Dislivello: 280 mt 
  • Sentiero n°: 697, SSP, tratti non segnati 
  • Tempo di percorrenza: 2 h 30 m 
  • Lunghezza:
  • Altitudine massima: 1046 mt 
  • Periodo consigliato: da marzo a novembre 
  • Tipo di via: normale 

Leave a comment

XHTML: You can use these html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*