Prati di Sara

Si inizia con un percorso storico recuperato da un iniziativa del parco nazionale, poi sulle tracce dei guardafili che sorvegliavano l’importante elettrodotto per Firenze nella faggeta e lungo vallette remote. Ben altro paesaggio ci attende nel soprastante altopiano del Monte Bagioletto e dei Prati di Sara, costellati da laghetti stagionali con vasta visuale. Il fabbisogno di metalli lavorati fece aprire nuove miniere nei ducati Estensi tra XVI e XVIII sec. Ebbero breve fortuna quelle sopra Casalino, di cui restano poche tracce sullo spettacolare ciglio degli Schiocchi.
Piccolo borgo raccolto ai piedi di castagneti secolari, Casalino fu sempre villa dipendente da Piolo. Nel 1631 anche qui fu dedicato un oratorio a S. Rocco, come ringraziamento per la fine della peste, ma solo nel 1819 fu elevato a chiesa parrocchiale. Alcuni edifici recano date tra il XVI e il XIX sec., raccolti attorno a corti e sottopassi. Dalla chiesa si seguono i segnavia 625 a destra che passano davanti al bar trattoria 25 e su una splendida mulattiera escono dal borgo in salita. Poco dopo aver attraversato la condotta idroelettrica si trova a sinistra l’imbocco del sent. 609. Recentemente ripulito e segnalato con tabelle da parte dei campi di lavoro e studio per adolescenti “Fare per capire”, organizzati dal parco nazionale e da enti locali, ricalca un’antica mulattiera selciata nel castagneto secolare, poi risale alcune torbiere e vallette remote (deviazione breve a destra per il suggestivo laghetto detto In Cristo), fino ad attraversare la linea elettrica ad alta tensione detta “fiorentina”, che dagli anni ’20 conduceva l’energia idroelettrica della centrale di Ligonchio a Firenze. Da qui il sentiero 609 ricalca il percorso di sorveglianza dei “guardiafili”. Tra ruscelli e sorgenti si supera il Torrente Guadarolo e risalendo una costa erosa raggiungiamo una cabina a torretta eretta al servizio della linea elettrica e oggi in abbandono. Ancora lungo la costa si sfiora una strada forestale su un tornante 611469E-4907788N, poi si raggiunge il Passo della Cisa 1547 m 611748E-4907608N (2.00), ai piedi della vetta omonima, dotato di tettoia in legno e tavoli per una sosta.
A destra sale una strada forestale con sbarra (segnavia 623): la si segue, abbreviandone a destra alcuni tornanti e seguendo i segnavia si esce dal bosco, di fronte al M. Cusna, al termine della stradella a quota 1668 m 611465E-4906817N.
Poco oltre si trova un bivio 611332E-4906667N : la carraia principale segnata 625A prosegue sulla destra, con l’indicazione “Prati di Sara”: è il percorso più breve, anch’esso molto bello, che fa risparmiare mezz’ora di cammino. Risalita una valletta si sbuca su un panoramico e suggestivo altopiano Si transita allora presso il piccolo Lago di Bagioletto 1750 m 610837E-4906810N, normalmente disseccato nell’estate.
La sensazione di essere sospeso tra il cielo e il Cusna incombente conferisce al laghetto un fascino che si accresce quando veniamo a sapere che qui si trovarono resti del mesolitico, del neolitico e persino una moneta romana. Quindi furono prima boschi poi pascoli ambiti e frequentati per millenni, e lo stupendo paesaggio non ne fu certo il motivo. Nella carta Carandini del 1842 il Bagioletto viene denominato “M. Bocervara”, assieme ai Prati di Sara, ma fu detto anche Baggioledo (i “baggi” in dialetto locale sono i mirtilli). Inseritasi nel sent. 625, la carraia scende ora rapidamente diretta ad W fino ai Prati di Sara.
Ma invece il consiglio è di proseguire a sinistra sui segnavia 623, che si dirige verso la vetta del Cusna, su aperti pascoli seguendo lo spartiacque tra la val d’Asta e la val d’Ozola, e soprattutto l’antico tratturo faceva da confine tra i pascoli di Febbio e Piolo, e fa ancora da confine tra i comuni di Villa Minozzo e Ligonchio.
Raggiunta la sella delle Prese 1775 m 610922E-4906162N (1.00 -3.00), incrociamo il sent. 625.
Proseguiamo poco avanti a destra sul sent. 623, che scende in Val d’Ozola aggirando la vetta del Cusna sulla destra.
Il tracciato a mezza costa ricalca tratturi di greggi che da Monteorsaro pascolavano i versanti S del Cusna, la Costa delle Veline, tuttora in Comune di Villa Minozzo nonostante siano in val d’Ozola. La tradizionale divisione dei pascoli fu più forte della geografia e delle barriere montuose nel determinare i possessi dei pascoli e la suddivisione territoriale. Il percorso aggira la testata delle vallette del Fosso Lavacchiello e del Lama Cavalli, attraversando lame argillose e marnose di colori variabili, dal grigio scuro al verdastro, al rosso, al grigio chiarissimo, in base ai minerali che le compongono. Sono stratificazioni che costituiscono la base delle arenarie del M. Cusna (dette di M. Modino), molto più tenere ed erodibili. Anche per camminarvi sopra non sono molto comode: sbriciolandosi dopo ogni inverno, tendono ad assottigliare la traccia del sentiero, non più rifatto da centinaia di zoccoli ovini ogni primavera… A mezza costa tutto il percorso si snoda poco al di sopra del limite del bosco, confine non naturale, ma abbassato artificialmente fin dalla preistoria per guadagnare pascoli, prima con il fuoco poi con il taglio raso di abeti e faggi.
Sempre seguendo i segnavia si supera a quota 1728 m 610412E-4905807N un costone tra le vallette del Lavacchiello e del Lama Cavalli: noi qui lasciamo il sent. 623 e voltiamo a destra in discesa sul sentiero 635A, mulattiera che era l’accesso ai pascoli da Casalino, dove dovremo infatti tornare. Oggi si scende tra una boscaglia cedua di faggio ma se si fa attenzione si nota che la mulattiera era in realtà marcata da alcuni grandi faggi secolari che venivano lasciati sul tratturo per dare sollievo al bestiame e a mo’ di segnavia. Scendendo nella valletta del Lavacchiello, lo si guada a 1579 m 610010E-4906231N e si prosegue sul versante destro della valletta, su larga mulattiera tra gli strati di arenaria del Cervarola (più recenti di quelle del Cusna che abbiamo lasciato prima del guado). In breve si risale sempre a NW sbucando tra faggi secolari sui vasti Prati di Sara 1624 m 609340E-4906846N (1.00-4.00)
Il più evidente e maestoso dei piccoli altopiani che nell’alta Val Secchia sono impostati sugli strati di arenarie del Cervarola, prendono il nome da un personaggio tra storia e leggenda, una governante, e si dice concubina, di uno dei marchesi Bernardi di Piolo, che possedettero Casalino da metà XVII sec. a fine Settecento, e che fu ricompensata con questi vasti pascoli. Dominati dai dossi arrotondati del Bagioletto e del Cusna e affacciati sui profondi Schiocchi dell’Ozola, la forra più maestosa e profonda della valle, i Prati di Sara sono uno dei luoghi più affascinanti della valle del Secchia, soprattutto in primavera e in autunno, quando i colori della fioritura e del fogliame dei faggi secolari contrastano con il cielo e i laghetti luccicanti.
Oltre la depressione del Lago del Caricatore 1611 m (vi caricavano i muli di legna e fieno) imbocchiamo il sent. 625 che scende decisamente dall’altopiano in una valletta rivolta a N. Tra la faggeta e qualche radura si perde rapidamente quota, e dopo un recente taglio del bosco si incrocia una larga carraia trasversale a 1171 m 609372E-4907830N (1.00-5.00): diritto prosegue il sent. 625 che in breve scende a Casalino in 30′. Ma se resta tempo suggeriamo una deviazione alle antiche miniere, su percorso per ora non ancora segnato.
Voltiamo allora a sinistra sulla carraia e dopo alcuni bivi secondari si trova un bivio (1189 m 608834E-4907852N), dove si tira diritto (segnale M in blu su faggio), trascurando la mulattiera che sale a sinistra. Ma poco dopo si sale invece a sinistra al bivio successivo (sempre seguendo la M in blu). Una lunga salita costante su sentiero trasversale in dir. SW ci porta infine al bordo degli Schiocchi dell’Ozola, presso le antiche miniere di Casalino 1270 m 608502E-4907383N (0.20-5.20).
Oggetto di intreccio continuo di storia e leggenda, la “grotta dei Grembiulacci” viene definita così in paese per il ricordo di minatori austriaci, prigionieri di guerra, che per ultimi hanno lavorato qui durante la prima guerra mondiale, trasportando il misero ricavato dello scavo nei loro tipici grembiuli di cuoio. A quest’epoca risalgono probabilmente i resti tangibili della miniera di galena, un solfuro di piombo, con piccole quantità di argento, ovviamente il vero oggetto della scomoda apertura di una miniera. Pare che fosse già nota e sfruttata per breve tempo anche nel XVII secolo, quando gli Estensi erano a caccia di metalli per rimpinguare le finanze disastrate dopo la perdita della capitale ducale, Ferrara. C’è notizia addirittura di un filone aurifero in territorio di Piolo, cui apparteneva Casalino, sfruttato sotto Rinaldo d’Este e Francesco III nel XVIII sec., ma comunque solo durante la guerra del ’15 – ’18 si diede fondo a tutte le risorse, mandando i prigionieri austriaci a scavare anche qui, scelti tra quelli originari di zone minerarie dei Tauri, ovviamente vestiti con i tradizionali grembiuli di cuoio. Come si arriva sul bordo si nota a terra un catino rotondo scavato nell’arenaria, solitamente pieno di acqua putrida e fogliame marcio, e se avete la pazienza di ripulirlo scoprite la vasca dove veniva lavato il minerale grezzo per poi separalo dalle scorie. Queste le trovate poco più avanti, proprio sul crinale, oltre alcuni faggi invadenti: un deposito di pietrame biancastro in un luogo tra i più panoramici e suggestivi della val d’Ozola, affacciato sul baratro degli Schiocchi. Ma i minatori dovevano anche scendere sotto terra a scavare, e trovate l’imbocco più visibile poco sotto, scendendo un breve canaloncino sul versante esterno. L’imbocco è strettissimo, ma, dicono, si allarga poi in cunicoli e sale più grandi. Altri ingressi sono posti lungo il ripido versante tra gli strati di arenarie del Cervarola. Non è comunque prudente in ogni caso cercare di entrarvi, per i molti anni di abbandono e i movimenti franosi continui nel terreno. E comunque, anche se delusi dalla “miniera”, avete scoperto uno dei luoghi più affascinanti di tutta la valle.
Per proseguire occorre tornare sulla carraia e di nuovo fino all’incrocio con il sent. 625 a quota 1171 m. A questo punto si seguono i segnavia a sinistra lungo una storica mulattiera selciata un tempo tra campi terrazzati e oggi tra boscaglia cedua, e superata la sorgente detta Fontana Buona a quota 1060 m si prosegue nel secolare castagneto fino ad entrare presso la trattoria 25 a Casalino (0.40-6.00).

fonte: parcoappennino.it

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Scheda Itinerario

  • Luogo: Via Altana, 47, 42039 Casalino RE, Italia 
  • Regione: Emilia Romagna 
  • Provincia: Reggio Emilia 
  • Difficoltà: EE 
  • Punto di Partenza: Casalino 940 m 
  • Punto di Arrivo: Casalino 940 m 
  • Dislivello: 950 mt 
  • Sentiero n°: 609- 623 - 625 
  • Tempo di percorrenza: 6 ore 
  • Lunghezza:
  • Altitudine massima: 1775 mt 
  • Periodo consigliato: da giugno a novembre 
  • Tipo di via: normale 

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