Scaloni e Monte Vecchio

Il Monte Vecchio emerge sulle valli dell’Orecchiella come una piramide, a dividere le valli di Soraggio e di Sassorosso, e gli Scaloni, come la Bocca di Scala, stanno a indicare la salita attraverso gli strati di arenaria macigno che portava le greggi ai pascoli del crinale e oltre, nell’alta Val Dolo. Seguendo i tratturi della pastorizia si attraversano le rupi calcaree della Pania, gli alpeggi di Campaiana, i pascoli della Bocca di Scala e la foresta di Lamarossa, ricca di sorgenti.
Si parte dal Centro visitatori dell’Orecchiella 1240 m, che merita una visita.
Attorno al Monte Orecchielle si sviluppò dagli anni ’50 un programma di rimboschimenti da parte del Corpo Forestale, che pian piano assunse un disegno di vero recupero di un territorio molto più vasto, tra la valle di Soraggio e quella di Sassorosso. Quello che fu subito chiamato “Parco dell’Orecchiella” pur non essendolo mai stato fino al recente ingresso nel Parco nazionale, favorì il mantenimento delle attività tradizionali, o man mano che cessavano ne venivano favorite altre, fra cui la coltivazione di frutti del sottobosco, venivano reintrodotte specie faunistiche estinte per attrarre turismo naturalistico e scolastico. Tra il 1971 e il 1980 venivano istituite tre riserve naturali statali, poi allestito un giardino botanico e un recinto di reintroduzione faunistico, un centro visitatori con esposizione didattica sulla fauna, flora e geologia del parco, una canalizzazione di sorgenti per dotare il centro di acqua, e molte altre azioni di salvaguardia attiva del territorio. Oggi è richiesto un modesto biglietto d’ingresso per un complesso di servizi, compresa la vendita dei prodotti del territorio, e visite guidate ancora gestite dalla Forestale, che ha anticipato con lungimiranza di molti anni i parchi ufficiali.

Dal parcheggio si segue il sentiero Airone 1 verso E, che subito dietro il ristorante scende a sinistra nel prato con gradoni in legno. Poi si segue il sentierino a monte della strada, fino ad imboccare uno stradello secondario sulla sinistra. Sempre seguendo i segnavia tra alti abeti raggiungiamo un piccolo valico con stele commemorativa 1223 m 609150E-4895639N: saliamo ancora a destra fino alla fine dello stradello in un prato, oltre alcune villette a 1245 m 609180E-4895767N. Voltiamo a destra sempre seguendo i segnavia giallo-blu per un sentierino in discesa di fronte alla parete della Pania di Corfino, tra arbusti che ormai invadono vecchi pascoli e coltivi. La discesa termina su una strada forestale, presso un edicola religiosa con tabellone del Parco 1194 m 609397E-4895705N. A sinistra in breve si supera una fontana con tavoli e si raggiunge il cancello del Rifugio Isera 1201 m (0.20), centro residenziale per il turismo itinerante, con 18 posti letto e 5000 mq per tende, aperto nei fine settimana e tutta l’estate.
Dall’ingresso del rifugio si prosegue sulla strada forestale, che si eleva verso est sulle pendici della Pania con un tornante. Occorre stare attenti a imboccare il sent. 62 a destra 609543N-4895869N per evitare un lungo secondo tornante (in corrispondenza di un sentierino che sale da sinistra dal rifugio). In breve si riprende di nuovo la strada, e sempre seguendo i segnavia si giunge al suo termine presso l’Orto Botanico 1340 m (0.20-0.40).

Realizzato nel 1984 e collegato all’Orto Botanico di Lucca, viene aperto con visita guidata in estate. Vi si possono riconoscere molte specie tipiche dei terreni calcarei, dato il substrato, ed anche molte specie appenniniche acidòfile, impiantate con il riporto di terreno siliceo e arenarie.
Si prosegue ora a sinistra del recinto sempre sul sent. 62, che si impenna su per il ghiaione calcareo che scende dalla parete S della Pania di Corfino. La pendenza aumenta dopo il tornante, e infine si risale il canalone largo e detritico fino alla sella prativa ai piedi del dosso più alto della Pania di Corfino 1603 m 610301E-4895512N (0.40-1.20), che si sale con deviazione a destra.
Il panorama si stende sulla Garfagnana intera, chiusa a S dalle Alpi Apuane. Il toponimo Pania ha probabilmente la stessa radice prelatina, e alcuni dicono anche preindoeuropea, di Appennino, “pen”, per vetta, altura con riferimenti sacri. Merita una digressione fino alla alta croce posta più in basso per essere visibile dal paese di Corfino.
Discendiamo verso l’interno, imboccando a sinistra il sent. Airone 1 verso NE, poi N, per radure e faggeta fino alla Sella di Campaiana 1499 m, dove ci si immette sul sent. 64. Ma invece di seguirlo, abbandoniamo i segnavia e scendiamo a destra per tracce lungo i pascoli in dir. E, perdendo quota piacevolmente, e in breve troveremo i segnavia giallo-blu sul margine della faggeta, e seguendoli a sinistra in pochi minuti siamo in vista del Rifugio Granaiola 1452 m 610891E-4896044N, una piccola costruzione della Forestale, in genere chiusa e del tutto simile alle altre (Bocca di Scala, Monte Prado, ecc.). Proseguiamo alle spalle del rifugio la discesa verso E nell’alta faggeta su sentiero sempre segnato giallo-blu, che poi pianeggia verso N e in discesa progressiva va a contornare una vasta conca prativa ricca di sorgenti (detto Prato dei Merli, infatti tuttora la zona è frequentata dal merlo acquaiolo) e infine perviene a Campaiana 1354 m 611577E-4896084N (0.40-2.00).

Costruito al finire del XVI sec. su terreni comunali, si tratta di un tipico, e ormai raro esempio di insediamento stagionale, detto anche Alpe di Corfino. L’oratorio datato XVII sec. è dedicato a S. Maria Maddalena e vi si teneva una grande festa il 22 luglio. Oggi il borgo continua a popolarsi solo in estate, ma al posto delle greggi ci siamo noi turisti a sostare, magari presso la trattoria.

Dalla trattoria Il Fungo di Campaiana 1354 m attraversiamo la strada soprastante e proseguiamo in salita tra campi lungo la vecchia mulattiera ormai poco visibile in dir. N, ma segnata con il numero 58. Risaliti sulla strada presso un tornante, a quota 1412 m, appena superato riprendiamo a destra sempre sui segnavia 611766E-4896329N la nostra mulattiera. Dopo pochi minuti si sbuca su una larga carrareccia forestale 611758E-4896392N. I segnavia la seguono a destra, in una bella faggeta d’alto fusto, dentro una conca. Seguiamo sempre i segnavia, quando lasciano lo stradello e salgono a sinistra per seguire la vecchia mulattiera storica. Varcati alcuni fossi ci si innalza verso NE percorrendo alcune costette marnose ormai sui 1500 m e continuiamo a salire gradualmente verso N fino a sbucare a 1700 m c. sui pascoli della Bocca di Scala 612359E-4898362N (si nota in basso a destra l’omonimo rifugio costruito per i pastori). Si continua a salire (i segnavia spariscono sui prati) per una traccia sui pascoli verso NW, tenendosi a monte di una conca, o entrandovi (vi sgorgava una fonte detta del Buon Vino, ma intanto troverete solo acqua e per giunta non sempre…). In ogni caso si sale ancora alla sella prativa soprastante, proprio ai piedi della cresta del M. Vecchio, che ci sovrasta come una piramide. Sulla larga sella Bocca di Scala 1767 m 612366E-4898764N (1.40-3.40) incontriamo i segnavia del sent. 64. Da qui chi vuol già tornare basta che lo segua a sinistra (vedi oltre il percorso di ritorno), evitando la salita al M, Vecchio e 1.30 di cammino.
Proseguiamo diritto ad affrontare la piramide del M. Vecchio con il sentiero degli Scaloni, di traverso sul versante orientale, in costante salita. Attraversato un risalto roccioso tra strati di arenarie, un’ultima erta salita ci conduce sul crinale appenninico al Passo degli Scaloni 1922 m 613168E-4899108N (0.40-4.20).
Si apre la vista sulla sottostante Abetina Reale, e mentre il sent. 00 di crinale volta a sinistra ma evita la vetta, noi teniamo fede al titolo dell’escursione e saliamo la vetta ormai vicina del M. Vecchio 1983 m (0.10-4.30).

Già citato sulla carta Baldelli-Fontana del XVII sec., sulla Carta Carandini del 1842 e su quella IGM del 1878 la vetta è chiamata “gli Scaloni”, mentre sulla prima “M. Vecchio” si riferisce al Passo, allora assai più importante della vetta. In zona ancora pochi decenni fa si indicava come M. Vecchio il Sassofratto ma nessuna carta avvalora il toponimo. In ogni caso il panorama è vasto, chiuso solo a NE dal vicino M. Prado, ma più aperto sulla Garfagnana, di cui si distinguono i paesi uno a uno. In luglio si gode di una bella fioritura, che sul versante N comprende una rara stazione di rododendro, oltre ad altre specie relitte alpine. Inoltre è possibile vedere il volo di rapaci, tra cui da alcuni decenni l’aquila reale.

Scendiamo sul crinale NE fino a recuperare il sent. 00 e con esso procediamo lungo lo spartiacque fino al vicino Passo di M. Vecchio 1934 m 612729E-4899957N (0.10-4.40), affiancato da un bel ricovero pastorale in pietra.
Da qui toneremo a destra sul sent. 00 che aggira il versante N della vetta tornando al Passo degli Scaloni e scendendo a ritroso fino alla sella Bocca di Scala 1767 m (0.50-5.30).
A questo punto proseguiamo diritto sul sent. 64, che taglia il fianco del M. Bocca di Scala, su quota 1760 m c, valicando poi un passo a 1778 m 611852E-4898176N, probabilmente l’originaria Bocca di Scala da cui ha preso nome il monte e tutta la zona attorno. Da notare che questa striscia di pascoli lungo il sentiero costituisce, per retaggio storico di divisione equa dei pascoli tra tutti i villaggi, una protuberanza del comune di S. Romano inserita tra la valle di Soraggio, oggi nel comune di Sillano, e territori di Corfino e di Sassorosso, oggi entrambi in comune di villa Collemandina. Ora si scende rapidamente sull’evidente e segnata mulattiera rientrando nella faggeta alla Sella di Lamarossa 1663 m 611314E-4897819N, 0.30-6.00).
Qui scende a destra il sent. 66 (che ai segnavia bianco-rossi aggiunge quelli giallo-blu di Airone). Lo imbocchiamo in discesa entrando nella riserva naturale biogenetica di Lamarossa, istituita nel 1977, per proteggere e studiare il peculiare ambiente forestale cresciuto attorno a torbiere di origine glaciale e a una serie di sorgenti poste alla base della successione di arenaria macigno del crinale. Il sent. 66 cala gradualmente nella faggeta verso SW, alla base della Serra di Corfino, fino a giungere a monte della torbiera di Lamarossa, la cui omonima sorgente si trova in fondo ad essa.

Dalla sorgente scende la captazione, in gran parte su canale aperto, che porta acqua ai laghetti del Centro Visitatori dell’Orecchiella e ai recinti di reintroduzione della fauna selvatica. Questa e le altre copiose vicine sorgenti alimentano il Fiume Rimonio, che entra poco dopo tra i calcari sottostanti, tra cui quelli detti cavernosi del triassico, per cui poca acqua e molte grotte.

Ora, terminati i segnavia CAI 66 poco prima di immettersi in una strada forestale, si seguono a destra i segnavia gialli e blu del sent. Airone 3, che con un ampio giro nella foresta attraversa la strada forestale dell’Inciso e seguendo il corso del Rimonio in una faggeta ad alto fusto termina ad una sorgente sul tornante della strada a 1249 m 608681E-4896609N. Scendendo a destra si raggiunge in pochi minuti un bivio con fontana (il Fontanone 1231 m 608509E-4896347N, 0.50-6.50).
Seguiamo ora la strada a sinistra per pochi metri: i segnavia scendono a destra sul vecchio sentiero a valle della strada, ma i cinghiali se lo sono lavorato per bene e pare di camminare su un campo arato. Allora anche stavolta lasciamo i segnavia per prendere poco dopo a sinistra sopra la strada 608519E-4896222N una carraia con sbarra in legno: si tratta di un sentiero anche per disabili, che tra le conifere segue la strada a monte lungo la recinzione faunistica, fino a giungere oltre un cancelletto ai piedi del Centro Visitatori dell’Orecchiella 1240 m 608588E-4895576N (0.10-7.00),

fonte: parcoappennino.it

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Scheda Itinerario

  • Luogo: Via Strada per Campaiana, 4-5, Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano, 55038 San Romano in Garfagnana LU, Italia 
  • Regione: Toscana 
  • Provincia: Lucca 
  • Difficoltà: E+ 
  • Punto di Partenza: Centro visitatori Orecchiella 1240 m 
  • Dislivello: 850 mt 
  • Sentiero n°: 62 - 58 - 64 - 66, con tratti Airone 1 giallo-blu 
  • Tempo di percorrenza: 7 ore 
  • Lunghezza:
  • Altitudine massima: 1983 mt 
  • Periodo consigliato: da giugno a ottobre 
  • Tipo di via: normale 

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