Vallestrina e Passone

Due dei più significativi tra i circhi ad anfiteatro di origine glaciale scendono tra l’Alpe di Vallestrina, una vetta bifida e imponente, e La Piella, panciuta anticima del M. Cusna (e in effetti sarebbe la pancia del Gigante che si cela dietro il profilo del Cusna, come il Vallestrina ne sarebbero le ginocchia). Si va per tratturi secolari verso i pascoli di Asta e Febbio a scoprire le tracce della effimera ferrovia bellica Febbio – Quara, poi sulle più appartate Lame, torbiere di origine glaciale e infine sui panoramici crinali del Passone, storico valico tra Val d’Asta, val d’Ozola e val Dolo.
Da Febbio si sale alla stazione turistica di Rescadore di Febbio 1150 m (indicazioni per Febbio 2000), e dal grande parcheggio ci si porta all’ingresso del campeggio, per imboccare il sent. 609 che ne aggira a destra la recinzione. Poco oltre la fine di essa ci si porta sul percorso originario della Via Maremmana, che attraversava l’attuale campeggio, per sbucare su una piana con radure a monte e a valle: siamo al Masareto 1150 m (0.10) ove fu progettata la stazione di partenza della vecchia ferrovia Febbio – Quara nel lontano 1917.
Durante la prima guerra mondiale si decise di disboscare per esigenze belliche l’alta val d’Asta, e trasportarne il legname a valle verso le fonderie con una ferrovia “decauville” che dai boschi di Febbio raggiungesse Quara, dove terminava allora la strada. Tra il 1917 e il 1918 si costruirono 16 km di ferrovia, smantellata purtroppo dopo la guerra, anche se fu utile per i soccorsi dopo il fortissimo terremoto del settembre 1920. Il 15 agosto 1919 fu organizzata una gita con centinaia di persone per perorare il mantenimento della ferrovia, ma dopo tentennamenti vari si decise che per ripianare i debiti e riscattarla occorreva una cifra ritenuta eccessiva per i comuni e per i privati nello sconquasso del dopoguerra. Con il senno di poi fu una scelta gretta e scarsamente lungimirante, oggi sarebbe l’attrazione turistica di tutta la vallata…e fino a fine anni ’50 non sarebbero giunte strade fin quassù. Per la storia della ferrovia si può consultare l’articolo di Romolo Fioroni “Ferrovia di alta montagna” sulla rivista Reggiostoria n° 61, 1993. Al Masareto fu impiantato un vero villaggio di capanne in legno su terrazzamenti disboscati e livellati (di cui si possono notare le tracce, oggi in parte rimboschite ad abete rosso), con forno, cucine e mensa per la centinaia di prigionieri ungheresi che, ottimi boscaioli, vennero spediti quassù a lavorare per l’industria bellica italiana…Qui convergevano teleferiche e scivoli in lamiera che trasportavano i tronchi dei faggi secolari delle pendici più remote del Cusna. Per trovare le prime tracce delle massicciate residue dopo lo smantellamento avvenuto nel 1921, occorre proseguire pochi minuti lungo il tratturo in leggera discesa, fiancheggiata a monte dagli abeti rossi, fino a guadare il Fosso delle Tie: esso segna il secolare confine tra le comunità di Febbio ed Asta, e durante la costruzione, la ferrovia si dovette fermare qui per l’opposizione del consiglio degli usi civici di Febbio, e solo nell’ultima fase si poté proseguire fino al capolinea, ma ormai non c’era più tempo per rinforzare i binari con opere d’arte in pietra, e dopo lo smantellamento non rimase nulla dell’ultimo tratto, come del villaggio in legno. La massicciata purtroppo è stata rovinata negli ultimi anni con il passaggio di grossi trattori per il trasporto del legname.
Dopo pochi minuti si guada il Fosso delle Tie e si giunge ad un crocicchio di mulattiere a 1135 m 614851E-4905476N, dove la sede piana dell’ex- ferrovia compare diritto (a sinistra una bellissima mulattiera storica scende a Riparotonda, a destra la stessa portava sui pascoli del Passone). Seguiamo ora i segnavia rosso-bianchi numerati 609, che da ora si svolge sulla sede ferroviaria: iniziamo a notare il tracciato della massicciata su cui erano posati i binari, le opere di sostegno, soprattutto quando si va ad attraversare alcuni ruscelli, con le spalle del ponticello ancora visibili.
Notiamo che prima a valle poi a monte della ferrovia si sviluppa un percorso a saliscendi segnato in bianco e azzurro: si tratta della Via Maremmana, ovviamente precedente la sede ferroviaria, che poi essendo piana ha soppiantato l’antico tracciato
Dopo il guado su un torrentello (deviando a destra per evitare il ponte ferroviario asportato) si giunge su una costa pronunciata (invasa da felci) con bivio di carraie a 1115 m 615589E-4905497N. Si prosegue ancora sul sent. 609, che lascia la sede ferroviaria (da qui in poi si fa ormai fatica a seguire con tratti poco riconoscibili tra campi fino a Pian del Monte) e sale bruscamente a destra,attraversando le vaste radure e le splendide torbiere dette Lame Matte 1165 m (0.30-0.40).
Vi accorgerete della grande magia che suscita questo angolo appartato, deserto anche in piena estate, mute le greggi che per secoli ne hanno brucato ogni angolo. Ora le acque delle torbiere si possono allargare e la vegetazione palustre, altrove distrutta, qui può espandersi. Lame perché il termine indica nella parlata locale le radure umide che costellano le pendici del Cusna, Matte chissà perché, forse perché è l’unica che i pastori non sono riusciti a domare ed asciugare del tutto, e ogni tanto si allaga, d’inverno sembra una pista da pattinaggio…Dove un tempo terminava una lingua di ghiacciaio, si stendevano per millenni pietraie e tundra artica, con un grande lago. Poi secoli di bosco e pascolo, il transito della via Maremmana, l’incrocio con la via che sale a Vallestrina, e ora di nuovo silenzio, salici, pioppi.
Seguendo i segnavia, bianco-rossi e bianco-azzurri, che si dividono poi si ricompongono, si sale ancora al di sopra delle torbiere, fino a montare su un’altra costa, sempre verso SE. Ora coincidente con la Maremmana, il sent. 609 confluisce infine nella larga carraia del sent. 611 proveniente da Pian del Monte in località Cornin 1219 m 615983E-4904588N (0.20-1.00).
Seguendolo a destra in salita ci porta lungo il crinale tra la Val d’Asta e la Val Dolo. Lasciato a sinistra un percorso per Civago e la Valcalda (pista da fondo in inverno), si giunge infine sul bordo di un’altra torbiera, più asciutta: le Lame Grasse 1372 m 615171E-4903870N, 0.20-1.20).
Bella torbiera questa, colmata o forse aiutata a prosciugarsi dai pastori per favorire un magnifico pascolo (grassa forse per questo, l’erba è rigogliosa, come quella classica del vicino…). Strana anche, per le copiose sorgenti che filtrano sotto e fuori da essa, e per la sua posizione quasi sul crinale con la valle del Dolo. Probabilmente quest’ultima si è approfondita successivamente alla fine delle glaciazioni per erosione delle sue tenere marne e argille da parte della profonda Val Dolo, mentre in Val d’Asta l’erosione fluviale è stata ostacolata dalla barriera di Flysch d M. Caio dell’allineamento M. Torricella – M. Penna. Lo si osserverà bene una volta saliti sul crinale, fra poche ore.
Si prosegue sulla sinistra lungo il sent. 611, che ora sale dapprima gradualmente poi ripido il gradone morenico, al cui piede sgorgano diverse sorgenti, filtrate dall’accumulo di pietre e massi dovuto all’erosione dell’ultima fase glaciale.
Sul limitare del bosco si nota a sinistra il Bivacco Zambonini 1595 m 614557E-4903169N (0.50-2.10), piccolo ricovero sempre aperto dedicato a un valligiano di Asta i cui compaesani tengono pulito e curato il piccolo ricovero, inizialmente costruito negli anni ’60 per i pastori, poi restaurato dal Parco regionale.
Ci troviamo al fondo del perfetto e regolare anfiteatro di origine glaciale di Vallestrina, dominato a sinistra dalla vetta omonima, che si erge con fasce rocciose dell’unità geologica delle arenarie di M. Modino. Il sent. 611 lo risale al centro fino a sbucare sul Passo di Vallestrina 1797 m 614278E-4902727E (0.40-2.50).
Ci si affaccia sull’Alta Val Dolo, dominata dal massiccio M. Prado. Volgendosi indietro sul circo glaciale notiamo sullo sfondo le radure delle Lame Matte e delle Lame Grasse, in fondo il resto della Val d’Asta chiusa dal M. Torricella e dalla sua bianca parete stratificata, a destra i monti gemelli Cisa e Prampa, a destra il M. Penna, poi la più profonda Val Dolo, e se c’è limpido in fondo Villaminozzo, poi il M. Valestra, e ancora la cerchia delle Alpi…
Si imbocca il sent. 607 a destra e con una breve risalita raggiungiamo il secondo valico, anch’sso affacciato su un circo glaciale: il Passone 1850 m 613599E-4902993N (0.20-3.10).
Come si evince dal toponimo, fu sempre un valico importante per i collegamenti tra Val d’Asta e Garfagnana, nonostante la quota elevata. Vi convergevano infatti i territori e i pascoli di Febbio, Asta e Gazzano. Con la costruzione del rifugio Battisti negli anni ’20 iniziò ad avere una funzione escursionistica in estate ed alpinistica in inverno, tuttora assai frequentato.A proposito, chi voglia fare una breve deviazione al Rifugio Battisti o voglia pernottarvi, lo può raggiungere a sinistra con il sent. 615 in 20′, tornando poi al Passone sullo stesso percorso.
Qui scendiamo a destra verso N (sent. 615) nel profondo anfiteatro, toccando una sorgentella non perenne. Un tornante ci riporta al centro del vallone, dove la pendenza si fa via via meno ripida e i pascoli riprendono il posto delle rocce.
I profondi canaloni laterali che solcano l’anfiteatro sono il frutto dell’erosione post-glaciale, mentre il disegno complessivo dell’anfiteatro fu modellato dall’ultima glaciazione wurmiana. Una bella serie di fioriture relitte alpine testimoniano tra giugno e luglio la permanenza di un clima rigido sul versante settentrionale della catena appenninica. Sul fondo del vallone spiccano i grandi massi erratici, sospinti dal peso e dal movimento della massa glaciale, mentre i cordoni morenici laterali sono messi in luce dai ruscellamenti.
Seguiamo i segnavia fino al margine della faggeta in fondo al vallone 614061E-4903622N, dove si guada il Fosso delle Tie a 1520 m c. (sorgente perenne nei pressi). Sempre sui segnavia si cala verso NW tra faggete e radure fino a sbucare nella vasta conca di Pian Vallese 1289 m 614080E-4904916N (1.10-4.20).
Antico lago di origine glaciale, in millenni fu riempito e divenne una vasta torbiera, poi in gran parte prosciugata per allargare il pascolo. Ora una peschiera con ristorante agrituristico ha occupato il centro dell’area umida, che lasciamo sulla destra. Poco dopo il nuovo centro sci di fondo e nordic walking si trova lungo la strada di accesso.
Percorso un brevissimo tratto di strada, la si lascia per scendere a sinistra (segnavia 615) su vecchi tratturi nella faggeta, che in breve portano di nuovo sulla strada presso alcune casette: seguendola a sinistra verso valle si scende alla stazione turistica di Febbio, in località detta Rescadore 1150 m (0.40-5.00)

fonte: parcoappennino.it

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Scheda Itinerario

  • Luogo: Rescadore di Febbio 
  • Regione: Emilia Romagna 
  • Provincia: Reggio Emilia 
  • Difficoltà:
  • Punto di Partenza: Rescadore di Febbio 1150 m 
  • Punto di Arrivo: Rescadore di Febbio 1150 m 
  • Dislivello: 850 mt 
  • Sentiero n°: 609 - 611 - 607 - 615 
  • Tempo di percorrenza: 5 ore 
  • Lunghezza:
  • Altitudine massima: 1850 mt 
  • Periodo consigliato: da giugno a ottobre 
  • Tipo di via: normale 

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