Pubblicato il: ven, Lug 14th, 2017

La corsa alla conquista del Cervino

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cervino

152 anni l’uomo raggiunse la vetta del Cervino (4.478 mt). Fu quasi una corsa contro il tempo, versante italiano e versante francese alle prese con la voglia della conquista di una delle vette simbolo del pianeta.

Il 14 luglio 1865 la conquista della vetta: salendo dal versante svizzero, giunse in cima una cordata guidata dalla guida alpina Michel Croz e dall’inglese Edward Whymper. Furono i primi di una lunghissima serie: pochi giorni dopo, il 17 luglio dal versante italiano, fu la volta delle guide valdostane Jean-Antoine Carrel e Jean Baptiste Bich, con l’aiuto dell’abate Gorret e di J.A. Meynet.

Da allora sfide su sfide. Come dimenticare la conquista della parte nord da parte di Walter Bonatti. Era il 1965. Tra il 18 e il 22 febbraio del 1965, Bonatti scrisse una delle pagine più belle, più incredibili, più memorabili della storia dell’alpinismo mondiale. Bonatti arrivò in vetta al Cervino, in invernale e non in modo normale… ma alla sua maniera! Fu l’ultima sua scalata estrema, lo preannunciò e così fu da allora. Fu la scalata dei record: prima scalata con una nuova via, prima volta per la direttissima, prima invernale, prima in solitaria.

Un po’ di storia

Per lungo tempo il Cervino fu considerato inviolabile per l’arditezza delle sue pareti. Nel 1800 molti alpinisti si avvicinarono alla montagna senza riuscire a vincerla.

I primi tentativi registrati risalgono agli anni 1858-1859. L’abate Amé Gorret, accompagnato da diverse guide di Valtournenche (Jean-Antoine Carrel, Jean-Jacques Carrel, Victor Carrel, Gabriel Maquignaz) effettuò diversi tentativi dal versante italiano, arrivando ad un’altezza massima di circa 3.850 m (12.650 piedi).

Il 1860 vide due tentativi: in luglio, tre alpinisti britannici (Alfred, Charles e Sandbach Parker), senza guide, tentarono la salita dal versante di Zermatt, fermandosi ad una quota stimata di circa 3.500 m in agosto, Hakwins e Tyndall, accompagnati dalle guide J.J. Bennen e Jean-Jacques Carrel, salirono dal versante italiano, fermandosi a circa 3.900 m.

Nel 1861 ci furono tre tentativi. A luglio, vi fu un nuovo tentativo dei Parker, che si fermarono a quota 3.570 m circa; il 29 agosto, Jean-Jacques e Jean-Antoine Carrel effettuarono un tentativo dalla “cresta del Gallo” (fr. Arête du coq), sul versante italiano, fermandosi poco sopra i 4.000 m; ed il 29 e 30 agosto il primo tentativo da parte di Edward Whymper, accompagnato da una guida dell’Oberland: salendo dal versante italiano, per quella che in seguito diventò la via normale italiana, arrivò ad un’altezza di circa 3.850 m.

Il 1862 si aprì con un tentativo invernale, in gennaio, effettuato da T.S. Kennedy; salito dal versante svizzero, Kennedy si fermò a circa 3.300 m di quota.

Nell’estate del medesimo anno, Whymper, effettuò ben cinque tentativi, tutti a luglio. Nei primi due tentativi fu accompagnato da R.J.S. Macdonald, mentre negli altri tre fu solo con le guide, ed addirittura il terzo tentativo fu effettuato in solitaria. Le guide che accompagnarono questi tentativi furono: Johann zum Taugwalder e Johann Kronig (primo tentativo), Jean-Antoine Carrel (secondo e quarto tentativo), Pession (secondo tentativo), Luc Meynet (quarto e quinto tentativo). In tutti e cinque i casi, gli alpinisti salirono dal versante italiano; la massima quota raggiunta fu di 4.100 m nel quinto tentativo. Pochi giorni dopo questo tentativo, ve ne fu un altro da parte di John Tyndall, accompagnato dalle guide J.J. Bennen ed Anton Walter, e da César e Jean-Antoine Carrel in funzione di portatori.

Nel 1863 vi fu un solo tentativo, da parte di Whymper, che con César e Jean-Antoine Carrel, Luc Meynet e due portatori salì dal versante italiano fino ad una quota di 4.050 m circa.

Il 1864 passò senza ulteriori tentativi.[5] Nell’inverno 1864-65 Whymper studiò la geomorfologia del Cervino, concludendone che il versante più facile da salire sarebbe stato quello svizzero. Impostò quindi la sua campagna estiva su questo presupposto.[11] Insieme alle guide Michel Croz, Christian Almer e Franz Biener, ed al portatore Luc Meynet, Whymper effettuò un primo tentativo il 21 giugno per il versante sud-est, ma dovettero fermarsi a circa 3.300 m di quota per il pericolo di caduta pietre.

La prima ascensione

Dopo aver congedato Michel Croz, impegnato con un altro cliente, Whymper si dispose ad effettuare un nuovo tentativo con Jean-Antoine Carrel. Questi però si era impegnato con il Club Alpino Italiano per effettuare un tentativo tutto italiano, fortemente voluto da Quintino Sella. Una squadra italiana, formata da César e Jean-Antoine Carrel, Jean-Joseph Maquignaz ed una quarta guida, partì per la vetta l’11 luglio seguendo la via italiana.[13][14] Ritornato a Zermatt, Whymper vi trovò un gruppo di compatrioti: Lord Francis Douglas, D. Hadow, ed il reverendo Charles Hudson, accompagnati da tre guide: Peter Taugwalder padre e figlio, e Michel Croz, che, essendo stato rilasciato dal suo precedente cliente, si era unito ai tre britannici. I sette formarono una cordata unica, che il 13 luglio 1865 attaccò la salita per quella che è oggi la via normale svizzera. Dopo aver pernottato all’aperto, i sette ripartirono il mattino dopo, ed arrivarono in vetta alle 13.40 del 14 luglio. Dalla vetta, videro la squadra italiana guidata da Carrel, che si trovava alcune centinaia di metri più in basso; visti i britannici in vetta, gli italiani si ritirarono.

La discesa fu funestata da un gravissimo incidente. I sette erano tutti legati insieme, con Michel Croz in testa, seguito da Hadow, Hudson, Douglas, Taugwalder padre, Whymper e Taugwalder figlio. Su un passaggio non particolarmente difficile Hadow scivolò e cadde addosso a Croz, che perse l’equilibrio; i due caddero per il precipizio sul versante svizzero, trascinando prima Hudson, poi Douglas. A questo punto, la corda tra Douglas e Taugwalder padre si spezzò, ed i tre superstiti videro i quattro compagni precipitare per oltre 1000 metri verso il sottostante ghiacciaio del Matterhorn. I due Taugwalder e Whymper riuscirono a rientrare in serata a Zermatt, dove diedero la triste notizia. Il 16 luglio una squadra di ricerca trovò le salme dei caduti, tranne quella di Lord Douglas; le salme furono recuperate il 19 luglio.

Fu la prima grande tragedia dell’alpinismo moderno ed ebbe notevole eco nell’opinione pubblica.

La prima salita italiana

Jean-Antoine Carrel, disceso dopo aver visto la squadra di Whymper sulla cima, ed ignaro dell’incidente occorso, ripartì per la vetta dal versante italiano il 16 luglio, insieme a Jean-Baptiste Bich, Jean-Augustin Meynet ed all’abbé Gorret. Il 17 luglio Carrel e Bich riuscirono ad arrivare in vetta, seguendo una variante di quella che oggi è la via normale italiana. Dopo aver pernottato ancora in quota, i quattro tornarono a Cervinia il 18 luglio, e qui vennero a conoscenza dell’incidente occorso ai rivali britannici.

Record di velocità

Salita e discesa da Breuil-Cervinia

La salita in velocità lungo la via normale italiana al Cervino è stata oggetto di vari tentativi di record. Il punto di partenza è la piazza davanti alla chiesa a Breuil-Cervinia (2025 m), invece come punto di arrivo si ritiene la croce sulla vetta italiana (4476 m), più bassa di due metri rispetto a quella svizzera. Il tempo necessario per la sola salita, per un alpinista medio, è di circa 9-10 ore suddivise in due giorni.

Negli anni sono stati stabiliti i seguenti record:

Valerio Bertoglio il 10 agosto 1990 è stato il primo a stabilire un vero e proprio record. Con il tempo di 4h 16′ 26″ (2h 49′ in salita e 1h 27′ in discesa) ha abbassato il tempo minimo stimato in 8 ore.

Bruno Brunod il 17 agosto 1995 ha battuto il tempo di Bertoglio impiegandoci 3h 14′ 44″ (2h 12′ 29″ in salita e 1h 02′ 15″ in discesa). Ha usato però alcune corde fisse in più rispetto allo stato normale di attrezzatura della via.

Kilian Jornet Burgada, attuale detentore, il 21 agosto 2013 ha impiegato 2h 52′ 02″ (1h 56′ 15″ in salita e 55’47” in discesa).

Parete nord

Nel seguente elenco i record riguardanti la sola salita della parete nord:

Christophe Profit il 25 luglio 1985 durante il concatenamento delle tre pareti nord (G. Jorasses, Eiger e Cervino) ha stabilito il primo record della parete nord del Cervino seguendo la via Schmid impiegando, dalla base della parete sino in vetta, 4 ore.

Ueli Steck il 13 gennaio 2009 ha scalato la parete nord seguendo la via Schmid sino alla spalla della cresta dell’Hornli (4200 m) (variante Pitelka) per poi completare la salita lungo la via normale svizzera in 1 ora e 56 minuti.

Dani Arnold il 22 aprile 2015, ha scalato la parete nord del Cervino in 1 ora e 46 minuti, battendo il record di Ueli Steck.[22]

Concatenamenti

Marco Barmasse, 1985 – Primo concatenamento delle quattro creste del Cervino in solitaria in 15 ore con prima solitaria degli strapiombi di Furggen. Partenza dal Bivacco Bossi e salita della cresta di Furggen per la via degli strapiombi. Discesa dalla cresta dell’Hornli. Attraversamento ai piedi della parete Nord e salita della cresta di Zmutt. Discesa per la via Italiana sino al rifugio Oriondé o Duca degli abruzzi quota 2802 m.

Christophe Profit, 25 luglio 1985 – Primo concatenamento delle pareti nord del Cervino, dell’Eiger e delle Grandes Jorasses in 24 ore con trasferimenti in elicottero: il Cervino in 4 ore, l’Eiger in 6 ore 45 minuti e il Linceul alle Grandes Jorasses in 4 ore.

Christophe Profit, 12 e 13 marzo 1987 – Primo concatenamento invernale delle pareti nord del Cervino, dell’Eiger e delle Grandes Jorasses con trasferimenti in elicottero in 42 ore: Sperone Croz sulle Grandes Jorasses, Via Heckmair sull’Eiger e Via Schmid sul Cervino.

Hans Kammerlander insieme alla guida alpina svizzera Diego Wellig nel 1992 – salgono le quattro creste in 24 ore.[24] La via italiana, la cresta del Leone, non viene percorsa dal rifugio Duca degli Abruzzi quota 2802 m ma, sia in salita che in discesa, dalla Capanna Carrel quota 3830 m.

Hervé Barmasse, 13 marzo 2014 – Primo concatenamento invernale delle quattro creste del Cervino (per di più in solitaria), salendo prima per la Cresta di Furggen (realizzando così anche la prima solitaria invernale della Via degli Strapiombi) e scendendo per la Cresta Hornli, per poi risalire dalla Cresta di Zmutt e ridiscendere dalla Cresta del Leone, il tutto in 17 ore.

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