Pubblicato il: sab, Mar 26th, 2016

La Ferrata della Memoria in ricordo della tragedia del Vajont

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La Ferrata della Memoria è una nuova via ferrata nata da un’idea di Fabio Bristot “Rufus”, delegato del Soccorso alpino delle Dolomiti Bellunesi, che ha voluto ricordare anche attraverso lo sport la tragedia del Vajont. Alla messa in opera di questa nuova via hanno provveduto le guide alpine di Cortina. Il tracciato è diviso in sei tronchi. La nuova via ferrata percorre la destra orografica della gola del Vajont attraversando i territori dei comuni di Longarone (BL), Castellavazzo (BL) e Erto (PN).

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Per arrivare all’attacco della ferrata, giungere all’abitato di Codissago (BL) ed imboccare la strada regionale 251 che da Longarone porta a Erto. In prossimità del sesto tornante, appositamente segnalato, si abbandona la strada principale imboccando una stradina secondaria che in poco meno di 100 metri ci conduce in un ampio parcheggio, dov’è ben evidente e segnalato l’inizio del sentiero che ci condurrà alla sommità dell’imponente parete. Consiglio di indossare l’equipaggiamento adatto (imbrago, kit da ferrata, casco) prima di iniziare il breve tratto di avvicinamento.

Una volta pronti, si imbocca l’evidente sentiero e dopo poche centinaia di metri si giunge all’ingresso della prima galleria di circa 155 mt. Vi consiglio di essere in possesso di una pila frontale per entrare nella galleria. Prestare attenzione in quanto la galleria in alcuni punti risulta molto bassa e quindi vi è la possibilità di sbattere la testa: si consiglia di indossare il caschetto. Usciti dalla prima galleria, subito dopo se ne imbocca un’altra, ma questa volta un po’ più corta (55 mt). Una luce che diventa sempre più grande ci conduce all’uscita di quest’altra galleria, dov’ è subito evidente il cavo metallico della ferrata.

 

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I primi due tronchi sono un lungo traverso molto semplice con un solo passaggio breve ma esposto. Al termine di questo traverso vi è una scala che segna l’inizio del tratto più difficile della ferrata (circa 100 mt). Lungo questo tratto sono presenti numerosi appigli sia naturali che artificiali per facilitarne la progressione. Man mano che si sale, l’esposizione si fa sempre più notevole e il letto del fiume, sottostante l’imponente parete, diventa più evidente. Al termine di questo primo tratto, vi è una cengia comoda dove poter rifiatare e subito dopo si riparte con un secondo tratto verticale sempre molto esposto ma meno difficile del precedente. Al termine di questo tratto è presente un traverso comodo ma esposto, che ci sposta verso sinistra. Già a questo punto, sulla destra, iniziamo a scorgere buona parte dell’imponente muro della diga, così come, sulla sinistra, la veduta di Longarone; mentre con lo sguardo verso il basso, il fiume si rimpicciolisce sempre di più.
Usciti dal traverso si procede in verticale sempre con numerosi appigli naturali e, dove necessario, anche appigli artificiali che facilitano la salita. Siamo ormai agli sgoccioli della ferrata; qualche decina di metri su terreno molto semplice e appoggiato per poi riprendere un ultimo tratto verticale che ci condurrà alla sommità della parete. Adesso si affronta un lungo traverso comodo e poco esposto incagliato nella roccia molto simile a quello iniziale sino a giungere ad una seconda scala. Superati questi pochi metri verticali senza molte difficoltà, si giunge alla fine della ferrata segnata da qualche decina di metri su terreno in pendenza sempre in sicurezza.

 

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Per la discesa abbiamo varie possibilità.
Alla fine della ferrata, percorriamo l’evidente sentiero e, subito dopo un arco in cemento, troviamo un bivio dove girando a sinistra ci dirigiamo verso la piccola cittadina di Casso mentre, girando a destra, scendiamo verso la diga. Consigliamo vivamente di procedere in direzione della diga in quanto credo sia doveroso fare una visita sul luogo dove si è consumata una delle peggiori tragedie.

Di tipo a doppio arco, lo sbarramento è di 261,60 m con un volume di 360.000 m³ e con un bacino di 168,715 milioni di metri cubi. All’epoca della sua costruzione era la diga più alta al mondo.
La diga del Vajont è una diga in disuso progettata dall’ingegner Carlo Semenza e costruita negli anni tra il 1957 e il 1960 nel territorio del comune di Erto e Casso (PN), nella Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, lungo il corso del torrente Vajont. La diga è tristemente famosa per il disastro del Vajont del 9 ottobre 1963, quando una frana del monte Toc (Toc in dialetto Friulano vuol dire franoso) precipitò nel bacino, facendolo traboccare e inondando il paese di Longarone, causando 1.917 vittime, tra cui 487 bambini e ragazzi sotto i 15 anni. C’è da ricordare che la diga non è franata, ha retto in modo eccellente alle sollecitazioni. Purtroppo la tragedia fu causata dall’onda provocata dalla frana che superò il coronamento della diga, abbattendosi nella valle del Piave e dall’onda di riflusso che tornò verso il lago.

 

 

Giunti in prossimità della diga si percorre la strada regionale 251 (in discesa) sino a giungere al tornante dove vi è l’indicazione della ferrata (circa 1h a piedi percorrendo la strada asfaltata). Guardando altre relazioni ho letto che subito dopo l’ultima galleria vi è un sentiero che riconduce all’auto ma, probabilmente per nostra svista o a causa di scarsa e adeguata segnaletica, noi non lo abbiamo visto.
Consigliamo inoltre, una volta giunti alla macchina, di ripercorrere la strada appena percorsa a piedi e di fare una visita a due paesini: Erto (paese di Mauro Corona) e Casso, che sono davvero suggestivi.

La ferrata è ben attrezzata e nei punti più difficili possiamo usufruire di notevoli appigli artificiali. A mio avviso bisogna stare molto attenti a non smuovere materiale roccioso e, qual ora accadesse, avvisate tramite un grido chi sta sotto di voi in quanto la ferrata è molto frequentata. Di sicuro non è una ferrata da consigliare a chi è alle prime armi sia per la sua durata sia soprattutto per la presenza di alcuni passaggi abbastanza difficili, anche per la notevole esposizione.

 

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UN RICORDO VA A TUTTE LE VITTIME DELLA TRAGEDIA DEL VAJONT

 

REGIONE Veneto – Friuli Venezia Giulia

PROVINCIA Belluno – Pordenone

PARTENZA Codissago (BL), strada di comunicazione Longarone – Erto

DIFFICOLTA’ Difficile con qualche tratto Molto Difficile

ATTREZZATURA Imbrago + Casco + Kit ferrata + Pila frontale

TIPO DI ATTIVITA’ Via ferrata

PERIODO CONSIGLIATO Maggio – Ottobre

DISLIVELLO DI SALITA Circa 260 mt

Sviluppo ferrata circa 700 mt

TEMPO DI SALITA Circa 2h e mezza

TEMPO DI DISCESA Circa 1h

PERIODO ESCURSIONE Novembre 2015

 

Le Avventure dei Lettori >>> Noi e La Montagna

 

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