Pubblicato il: ven, Gen 30th, 2015

“Legge Artva in Lombardia poco chiara. In EAI tale dispositivo è una spesa superflua”

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artva soccorso

 

In Lombardia è da pochi giorni entrata in vigore la legge regionale 26 del 1° ottobre 2014 “Norme per la promozione e lo sviluppo delle attività motorie e sportive, dell’impiantistica sportiva e per l’esercizio delle professioni sportive inerenti alla montagna” che rende obbligatoria la dotazione di apparecchi elettronici (Artva) per tutti “gli utenti delle superfici innevate diverse dalle aree sciabili attrezzate”. A tal proposito chiediamo lumi ed un parere ad un Istruttore nazionale di escursionismo perché tale norma prevede che debbano dotarsi di Artva non solo gli sciatori fuori pista ma anche gli escursionisti d’alta quota.
lucciGiancarlo Lucci oltre ad essere Istruttore nazionale di escursionismo è presidente dell’associazione Ger (Gruppo Escursionisti Roccaseccani), una realtà sportiva molto dinamica che vanta soci da tutto il centro-sud Italia ed affiliata al Centro sportivo nazionale Libertas.

 

Innanzitutto, cosa ne pensa nello specifico di tale norma?

E una norma che in sostanza è sempre esistita. Questa L.R. riconduce ad un programma di sviluppo rurale regionale e ad incentivazioni di attività turistiche del quale si faceva carico con dei corposi fondi la comunità europea proprio entro l’anno 2015. E’ palese che vi è stato inserito “di tutto un po’”. Di certo all’art. 14 comma 3 si indica nello specifico l’utilizzo di determinato materiale che definisco di “autosoccorso”, come il sistema ARTVA per l’appunto, che, con altri mezzi complementari, quali pala e sonda, diviene attrezzatura di grande utilità. Comunque, c’è da dire, che chi pratica quelle discipline riportate nella legge e, specificate nel su citato art. 14, non è tanto sprovveduto e quasi tutti sono provvisti di questi sistemi di autosoccorso, maggiormente chi svolge sci alpinismo. E’ errato nella legge, secondo me, la definizione di Escursionista d’alta Quota, o si è alpinisti e si superano i 3000 m (le alte quote per l’appunto), con l’utilizzo di particolare materiale (propri da alpinista), o si è Escursionisti in ambiente innevato (EAI) che non ha nulla a che vedere con l’alpinismo, come dissimili sono i pericoli oggettivi e soggettivi. Quest’ultimo difficilmente percorrerà con le ciaspole pendii interessati da fenomeni valanghivi, bensì distese pianeggianti proprie di una Escursione in Ambiente Innevato. E logico, dunque, che non si può pretendere da chi effettua questa tipologia di escursione (EAI), del possedere l’unità ARTVA, poi ognuno e libero di acquistarlo. La logica mi porta a pensare che il professionista (accompagnatore, guida alpina), che organizzano determinate attività, debbano munire i partecipanti (tramite noleggio) di tali dispositivi… per i fruitori della Montagna, beh..!, sta a loro decidere se esserne muniti. Le associazioni, ad esempio come la mia nella quale vi sono tanti che frequentano le EAI, da sempre sono munite dei dispositivi Pala/Sonda in quanto l’unità ARTVA, nei luoghi da noi frequentati sarebbe una “spesa” superflua.
Nel nostro caso il pericolo maggiore è quello di cadere nelle “buche”. Ora, però, per quanto riguarda il “pretendere” l’obbligatorietà del possedere detti strumenti da tutti coloro che svolgono sport invernale, quali sci, alpinismo o escursionismo in ambiente innevato, a mio avviso, il “legislatore” non ha distinto, sostanzialmente, a chi può essere necessario detta attrezzatura e a chi non.

Diamo qualche consiglio ai meno esperti e diciamo loro cos’è, come funziona, quali tipologie esistono e che prospettiva di sopravvivenza dà l’uso corretto di tale dispositivo elettronico.

15 minuti: così poco è il tempo entro il quale la persona travolta da valanga deve essere disseppellita prima che subentrino problemi, oltre a quelli traumatici, ipotermia con tutte le conseguenze che portano (in brevissimo) alla morte per asfissia. In questa circostanza è di vitale importanza l’immediato intervento dei compagni di “cordata” che, in possesso dei citati strumenti, iniziano immediatamente e con le dovute tecniche alla ricerca del seppellito.

Qual è la situazione nelle altre regioni italiane e in Europa? Oltre alla Lombardia anche altre regioni del nord nel recente passato hanno optato per tale scelta sempre tramite Legge Regionale.

Una normativa simile è vigente in altre nazioni, ma di certo non è applicata a chi ciaspola nel giardino di casa.

Entriamo nel merito della Legge regionale del parlamentino lombardo e diciamo che l’introduzione della stessa sta creando un bel polverone. Innanzitutto c’è chi dice che su tali materie non si può proseguire con metodi repressivi (la norma in questione prevede sanzioni sino a 250 euro) ma occorre educare ad una corretta cultura della montagna.

La cultura della Montagna – a mio modesto parere – in Italia settentrionale è ben radicata anche grazie al lavoro del Club Alpino Italiano e dagli altri Enti di promozione sportiva. Ma tale Legge Regionale potrebbe divenire un precedente assurdo, dove qualche “politico furbetto” potrebbe cogliere la norma come un giardino da dove coglier frutti. Vedete, l’Italia non ha mai investito denaro nella prevenzione, e questo ne è l’ennesima prova.

L’ambiguità della legge in questione riguarda anche la dicitura “superfici innevate diverse dalle aree sciabili attrezzate” che potrebbe significare, quindi, che l’obbligatorietà riguarderebbe qualsiasi area coperta di neve: anche il giardino dinanzi casa, un pendio alla periferia di un paese collinare ed altro…

Sì, in effetti è poco chiara in merito.

Infine, le perplessità riguardano anche i controlli, o meglio su chi è deputato a tale mansione e quindi ad elevare le sanzioni previste.

Questa, è l’unica cosa chiara (nelle Leggi Italiane), gli organi competenti sono sempre i cinque Corpi di Polizia, nonché chiunque possegga il titolo di PG e PS

Chiudiamo con una domanda che esula da tale argomento specifico ma che riguarda comunque il soccorso in montagna. Giorni fa abbiamo ospitato su tale Testata l’opinione di un maestro di sci che proponeva l’introduzione di una sorta di pagamento od assicurazione per il soccorso in montagna ritenendolo deterrente degli incidenti stessi. Che ne pensa al riguardo?

Assurdo! In Italia se non si smette di ricercare sempre un responsabile a tutto, non approderemo mai a nulla. Ma cosa vogliamo fare, mettere la “porta d’ingresso”nei sentieri di Montagna? Al momento l’Italia (fortunatamente), è una delle poche nazioni, dove il soccorso di qualsiasi natura esso sia è gratuito. E’ ovvio, però, che quando si parla di soccorso, si parla di soccorso ad un sinistrato, che incorre nei pericoli “oggettivi e soggettivi”. Sia chiaro, poi, che se un pingo pallino dovesse allertare il soccorso perché stanco o perché mal attrezzato su un sentiero impervio… beh.! qui a mio avviso vi è il procurato allarme e vi sono delle sanzioni. Ma il soccorso, quello vero, deve restare così com’è.

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