Pubblicato il: gio, Lug 27th, 2017

Ma si diventa ricchi a fare alpinismo?

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fabio palma

Riportiamo integralmente l’articolo del presidente dei Ragni di Lecco apparso sul sito del sodalizio

Venerdì sera, alla serata di Barzio, uno spettatore ha chiesto (eravamo io, David Bacci e Luigino Airoldi) se si diventava ricchi a fare alpinismo come Ragni di Lecco, e come facevamo a trovare i soldi per queste spedizioni. E, ci tengo a sottolinearlo, con la partenza di domani dei due Matteo per il Siula Grande, siamo a 6 (SEI) per questo 2017. Uno sforzo molto grande da tutti i punti di vista.

Alla prima domanda abbiamo risposto ovviamente di no e molto divertiti, ho anche specificato che l’alpinismo che praticano i Ragni non è mai stato un alpinismo facile da vendere perchè molto difficile; David in meno di un anno e mezzo ha compiuto tre imprese da prima pagina di un quotidiano nazionale, e di rilevanza mondiale, ma nomi come Cerro Murallon, diretta Slovacca al Denali e Est del Fitz Roy suonano difficile pur essendo molto, ma molto per pochi, con difficoltà tecniche di arrampicata enormi e in situazioni logistiche anche da altri tempi.

Alla seconda ho risposto che uno degli obiettivi che mi ero prefissato quando ho cominciato ad occuparmi dei Ragni era supportare ogni possibile progetto alpinistico o di arrampicata, e così sono riuscito a fare avviando collaborazioni con aziende prestigiose (in primis adidas, e poi Sport Specialist, Acel Service, da un paio di mesi Camp), con le quali abbiamo rapporti duraturi proprio per merito dei ragazzi che guido. Perchè sono il volto di una passione condotta secondo linee etiche e morali, in bello stile insomma, e perchè si danno da fare (loro dicono che sono minacciati dal sottoscritto…) a perdere del tempo per delle belle foto o delle belle clip video (in linea con la tradizione Ragni, visto che film come quello del Mc Kinley, del Torre e del Fitz Roy testimoniano che allora la tradizione c’era già, poi per qualche lustro si perse un pò…)

Altri progetti (La pietra del Sud, l’Academy) li supportiamo e li organizziamo perchè sono comunque espressione pulita di alpinismo e arrampicata (l’Academy come idea la rubai al Club alpino sloveno, dico la verità), e l’esser sempre riuscito finora a farli vivere con quella parola che mette sempre un po’ i brividi (budget…), beh, anche quello è un mio compito, e d’altronde lo era nelle mie esperienze professionali (come e perchè un ingegnere nucleare fosse finito ad essere responsabile europeo di un budget di una grande multinazionale è comunque un qualcosa che suona strano pure a me…)

La parolina magica è STRATEGIA, è quello che devi sempre importi se vuoi condurre qualcosa. Per fare un disco devi averne una, a partire dal trovare i giusti musicisti ma ovviamente non dimenticando il produttore, la grafica del disco e la distribuzione!), per fare alpinismo anche: tantissima, tantissima nell’andare su una grande parete dove devi calcolare con tolleranze di grammi il peso del cibo, dell’acqua e del materiale, ma anche nel creare delle condizioni perchè si possa fare. Posso dire che riusciamo a supportare una chiodatura in Sardegna perchè si riesce a mandare dei ragazzi in Perù e Pakistan, e ce la facciamo a mandare sei spedizioni in 8 mesi perchè stiamo producendo dai 2 ai 4 film all’anno più 4-5 video, e si conquista la passione di voi che ci seguite supportando progetti come le chiodature in tutta Italia o l’Academy. Senza strategia un gruppo, un progetto, muore in breve tempo. E anche se il 99% delle idee che perseguo e che ho portato ai ragni sono nate per pura pulsione e SENZA il corollario strategia, appena dopo averle avute mi sono sempre fermato un attimo per dire, ok, ma poi dopo? Esempio: la Pietra del Sud. Un giorno ebbi l’idea di supportare le chiodature di nuove falesie in Sud Italia. Subito telefonai a un paio di consiglieri, subito la proposi/imposi, ma intanto, poco dopo averla avuta, pensai a come sarebbe dovuta andare avanti, al fatto che fossero necessari foto e video per comunicarla, al fatto che bisognava toccare più regioni, che doveva avere una vita di almeno 3 anni, e così via. Una strategia, appunto.

Poi, certo, ci vuole anche e sempre fortuna. Per esempio avere ragazzi in gamba che con Spirito positivo danno il 100% in tutto il mondo, e anche ogni giorno che ci sentiamo.

Ho dei messaggi che conserverò per tutta la vita, sembrano davvero messaggi di figli…

Come ha scritto il giornalista Magni su Il Giorno DOPO LA OVEST della Torre Egger è successo qualcosa: l’interesse intorno al gruppo alpinistico lecchese è tornato a crescere in modo esponenziale. Evidentemente gli appassionati, fra di loro moltissimi giovani, si sono affezionati ai protagonisti di queste nuove spedizioni come Matteo Della Bordella, Matteo Bernasconi, Luca Schiera, Paolo Marazzi, Matteo De Zaiacomo e tutti gli altri scalatori del gruppo che in questi anni hanno dimostrato di essere dei veri e propri esploratori che tornano dalle loro avventure con video incredibili pronti a diventare film pieni di emozioni.

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Fabio Palma

da I Ragni di Lecco

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Displaying 1 Comments
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  1. luca scrive:

    Ci leggo solo io un velato riferimento a chi usa l’alpinismo per fare soldi con montagne icone delle alpi? Comunque i ragni si sono trovati in casa un manager e dallo sprofondo totale sono tornati sulle bocche di tutti.

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