Pubblicato il: dom, Mar 5th, 2017

Magico Abruzzo: Lu Carnevale de le Zagarelle

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carnevale abruzzo

La Compagnia Tradizioni Teatine, ha rievocato a Torrevecchia Teatina CH, Lu Carnevale de le Zagarelle, (Zagarella è un nastro per allacciare gli abiti).

Dopo una lunga ricerca sul pulcinella abruzzese, il professore Francesco Stoppa, studioso di tradizioni popolari, direttore del Cata (Centro di Antropologia per il Turismo) e del CTT, Compagnia Tradizioni Teatine, ha realizzato il Carnevale Tradizionale Abruzzese, una grande festa che consacra il ritorno della primavera, processando e bruciando l’anno vecchio, con la partecipazione del Laboratorio Tradizioni d’Abruzzo (Lu Ramajette”) di Chieti ed il teatro del Sangro di Lanciano CH.
La maschera di Pulcinella (Pulgenella scappa e fuje), risale al IV secolo avanti Cristo e nasce da un personaggio, Maccus, un servo dal naso lungo e dalla faccia bitorzoluta con guance grosse, con ventre prominente, che indossava una camicia larga e bianca.
Il caratteristico Pulcinella Abruzzese, protagonista principale del Carnevale, è una figura divina, magica, potente che indossa rigorosamente un abito di tradizione, con molti ornamenti, costituito da:
La Frusta che è un simbolo magico. Ha il potere di rimettere le cose a posto nella normalità del ciclo stagionale e soddisfa i desideri umani. Gli Stivali sono un simbolo di potere. Il contadino, invece, calzava le scarpe.
La mazza fiorita, ha la struttura in canna, rivestita di nastri colorati, e funziona da bacchetta magica. Tutto ciò che tocca rifiorisce. Il cappello a cono, sempre con la struttura di canna, unisce la terra al cielo, ed è il simbolo di un personaggio con potere religioso. E’ arricchito da numerosi pon pon in lana, che rappresentano i fiori, mentre i nastri colorati sono i nuovi germogli. Comunica e scaccia il male. La Bandoliera simbolo magico, rappresenta la potenza del personaggio
Il Campanaccio somiglia all’ utero femminile, quindi è il simbolo della fertilità. Il rumore procurato agitandoli, potrebbe rappresentare un qualcosa per scacciare il male. Un buon abbinamento è quello che ricorda il ritorno delle greggi e delle mandrie, il suono della transumanza. La Vedova, moglie di carnevale, rappresenta il popolo e la continuità.
Re Carnevale che custodisce una natura selvaggia, primitiva, generatrice, viene processato e condannato a morte. Nella sceneggiata del processo, Re Carnevale si proclama innocente dalle accuse, (“Il caldo torrido dell’estate, il fallimento delle banche, la ferocia dell’ISIS”), ma Il giudice che rappresenta l’equilibrio tra l’uomo e la natura, tra il sottomesso ed il potente, lo condanna a morte. Il funerale viene accompagnato dalla canzone “La scura maje”, un lamento funebre satirico, intonato dalla afflitta vedova di Re Carnevale, sempre interpretata da un uomo. La chiusura del carnevale si festeggia con il rogo del fantoccio di Re Carnevale. Si conclude così un ciclo naturale e se ne inaugura un altro, a preparazione della primavera che in questa stagione già si intuisce nell’aria. La dispersione delle ceneri concima il terreno Gli altri personaggi della sceneggiata sono il dottore che rappresenta la scienza e l’avvocato, le regole sociali.
Tutti i simboli apotropaici, (nel linguaggio comune si usa il più noto aggettivo “scaramantico”), che costruiscono la maschera di Pulcinella, servono per scacciare gli spiriti maligni. Con esso si celebrano i riti propiziatori, che dà sollievo ai malanni e procura l’abbondanza dei raccolti.

Il programma ha contemplato anche il “Ballo del palo intrecciato”, dove i ballerini arrotolano e sciolgono i nastri colorati, intorno al palo fiorito, il “Canto dei mesi”, (mesciarule), dove ognuno balla e canta la sua storiella e viene messo in riga dall’Anno, il Ballo della quadriglia.
Il Carnevale Tradizionale non ha nessun collegamento con i modelli carnevaleschi consumistici, estranei e privi di contenuto. C’è un solo carro, quello che porta il corpo di re carnevale. La festa si è conclusa con la “Cena de li nove mocceche”, (assaggi), piatti tipici carnevaleschi. Tre primi, tre secondi e tre dolci, i classici.

>>> I LETTORI: Luciano Pellegrini

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