Pubblicato il: lun, Nov 28th, 2016

Majella, il sentiero della costa Marcone alla ricerca di grotte perdute

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grotta-majella

Il sentiero della costa Marcone a Pennapiedimonte CH, offre all’escursionista molte emozioni ed altrettante riflessioni. Il percorso è difficile con diverse insidie dovute al terreno ed alla vegetazione. Purtroppo a breve si perderà definitivamente questo patrimonio ambientale, culturale, storico, eremitico, pastorale, pieno di leggende, tradizioni, in breve…un patrimonio di vita.
Si parte dal belvedere del Balzolo (710 m) seguendo la segnaletica del parco G2, percorrendo la carrareccia dell’acquedotto per la località del Linaro, costruita alla fine degli anni sessanta. Superato i tre Cantoni (890 m), un belvedere costruito sulla strada brecciata, si attraversa il primo tunnel, Grotta Malanotte, (750 m) e dopo circa cento metri, sulla destra, c’è l’inizio del sentiero per Costa Marcone, che comprende quattro grotte.
Il sentiero è poco evidente o non esistente, molto ripido, chiuso da rovi e ginepri, scivoloso, con tratti esposti, insomma bisogna fare molta attenzione, specialmente a non perdere la sua traccia. La GROTTA FRESCA (1000 m) è la prima che incontriamo. Per poterci accedere, c’è una piccola parete verticale da superare, con difficoltà di secondo grado. La grotta è alta e profonda, ma la sua caratteristica è che è ricoperta di stalattiti di “moonmilk” o latte di monte, che pendono dal soffitto, bianche e cremose. E’ normale scattare tante foto e godere del panorama. Il pastore ha fatto un’ottima scelta! Proseguiamo per la grotta BAABBO. Per entrarci c’è una vecchia porta in legno e siccome l’ingresso è basso e stretto, si deve entrare senza zaino e quasi in ginocchio. L’interno è ampio e realizzato con ingegno, con pietre sovrapposte, con la finestra panoramica che si affaccia sulla valle. La maggioranza delle grotte erano co-abitate dal pastore e dalle sue pecore. All’interno è visibile il letame.
Proseguiamo per la grotta BIGHER, protetta da un piccolo muro di rocce. Per raggiungere la grotta Marcone, bisogna superare in traverso una parete esposta, ma con buoni appigli ed un ghiaione alla cui sommità è visibile il caratteristico roccione della Cavaliera. E’ una grotta aperta perché le pecore erano custodite in uno stazzo recintato con una rete. Manca poco per il PASSO DELL’ORSO (950 m), ma nelle vicinanze del passo, c’è la grotta GIANGOLA che ci interessa. Per raggiungerla siamo stati bloccati da un ginepraio, una ragnatela insuperabile. La foto è stata scattata da poco lontano, ma ritorneremo per visitarla. Per arrivare prima a valle, abbiamo scelto il sentiero del passo dell’orso, abbastanza complicato per il terreno viscido e ripido.

Circa duecento anni fa, i pastori residenti a Pennapiedimonte, abili scalpellini, iniziarono a individuare le grotte per abitarci. Grotte situate in posti dove anche oggi è difficile arrivare.
Cercare di comprendere il significato originario dei nomi di queste grotte è impossibile. I pastori più vecchi non mi hanno fornito indicazioni affidabili. Il loro nome, spesso incomprensibile, potrebbe avere origine o dal soprannome del pastore o dalla zona dove esso si trovava.
La pastorizia, un lavoro duro e fatto di sacrifici, era fonte di reddito. Per rendere abitabili le grotte, i pastori si sono arrangiati, con i pochi mezzi che avevano a disposizione, nel trovare le pietre, scolpirle, alzare il muro, ricavare il focolare, la finestra, adattare altri miglioramenti per viverci. L’erba non mancava, e l’acqua, sia sorgiva che piovana che occorreva per abbeverare il gregge, spesso gocciolava dalle pareti della loro grotta. Veniva raccolta realizzando nella roccia cavità e canali.
Per circa due secoli queste grotte sono state custodite da padre in figlio. Il pastore trascorreva la sua giornata solitaria, da nomade, accudendo al gregge, ricavando latte che serviva per il formaggio. Chi aveva lo stazzo/grotta lontano dal paese, restava anche una settimana lontano dalla famiglia. Oggi la pastorizia non esiste più.
I sentieri pastorali per raggiungere le grotte, causa le frane, la vegetazione invasiva, il dissesto idrogeologico, scompariranno per sempre, anche se qualche escursionista cerca di rendersi utile, ripulendoli con una “sforbiciata”, che non è sufficiente. E’ un patrimonio che verrà perso, dimenticato. Chi dovrebbe intervenire?

Un’altra riflessione è osservare le sculture naturali rocciose che si sono create con la formazione del pianeta. Non ci vuole tanta fantasia nel distinguere in queste sculture la forma del coccodrillo, il cavallo, la lepre, il maiale, il leone, la chitarra.

Dislivello 600 m
Distanza 6 KM
Difficoltà EE + due passaggi in roccia di primo e secondo grado
Tempo 5 ORE (senza soste)

>>> I LETTORI: Luciano Pellegrini

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