Pubblicato il: mar, Giu 27th, 2017

Majella, il Vallone di Santo Spirito terra di storia e leggende

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Il caldo e l’afa non accennano a diminuire, quindi se si vuole andare in montagna bisogna, come già dato notizia, trovare ombra ed acqua. Questa volta ho scelto il percorso più lungo e con maggior dislivello per arrivare a Monte Amaro (2793 m),… ma non per percorrerlo tutto. Ho preventivato di tornare indietro alle ore 13, in qualsiasi punto mi trovavo. La partenza è da Fara san Martino (440 m), CH. Fara è una parola di origine longobarda che individua un gruppo, costituito da famiglie imparentate. Occorre parcheggiare l’auto nell’area riservata lungo la carrareccia che porta all’imbocco del Vallone di Santo Spirito. Per entrare nella valle si attraversa uno stretto ed alto corridoio dove c’è sempre uno spiffero di aria fresca. La leggenda narra che fu fra Martino eremita che aprì con i gomiti lo stretto passaggio tra le rocce, per permettere agli abitanti del posto, di raggiungere i pascoli e le sorgenti a monte. In seguito si costruì il monastero di San Martino in Valle, distrutto dai Turchi e sepolto da dodici metri di detrito alluvionale, causa frane. Oggi è visibile il portale gotico con alcuni colonnati delle tre navate, riportati alla luce circa dieci anni fa. Come non contemplare questo monastero che trasmette sempre un senso di misticismo?

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Inizio a percorrere il VALLONE DI SANTO SPIRITO. Sono a conoscenza che sul sentiero ci sono un paio di fontane, una fitta faggeta e ripide salite, con fondo breccioso e quindi scivoloso in discesa. Ogni tanto c’è una breve zona pianeggiante per recuperare le forze. La prima fonte, Vaiz’ Long, (570 m), si incontra subito. Meglio fermarsi e bere a lungo. Per arrivare alla fonte delle Vatarelle (850m), bisogna attraversare un canyon dove rimbomba l’eco, un modo per avere un amico! Sull’alta parete rocciosa, sì distingue una scultura naturale di un personaggio anonimo… raffigura un cinghiale!
Anche in questa fonte bisogna approfittare per rinfrescarsi e bere. Ci sono anche panche per riposarsi. Ancora circa mezz’ora per arrivare alla Bocca dei Valloni (1055 m). Percepisco un forte odore caprino… Penso ai camosci, infatti dall’alto cadono pietre, una abbastanza grande. Di corsa supero questo tratto. Chissà se gli stavo dando fastidio! La Bocca dei Valloni (anche qui c’era una fonte che ora è asciutta) è un incrocio importante sia per la grotta dei Callarelli e la val Serviera, (un percorso impegnativo per la lunghezza), sia per Monte Amaro, quello scelto da me. Ho incontrato fin qui quattro escursionisti, ma quello che mi ha fatto riflettere, sono state le loro scarpe. Sia i locali, che calzavano scarpe basse con suola liscia da scarpa da tennis, ma specialmente i due inglesi, con i sandali. Come avranno fatto a scendere sul brecciolino scivoloso e sassoso, con l’erba alta e tratti con roccia? Esibizionismo? Menefreghismo? Prima di inoltrarmi nella fresca, fitta e lunga faggeta della valle di Macchia Lunga, meglio consumare una piccola colazione. Il bosco è pulito, aerato ma poco segnato.

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Per colmare questa difficoltà, utile specialmente in caso di cattivo tempo, qualcuno ha provveduto a sistemare piccoli omini, ideati con un tocco artistico. All’uscita della seconda radura, il paesaggio cambia aspetto, si vedono le alte cime della Majella ad iniziare dalla Cima dell’Altare (2.565 m). Sono le ore 13 e Fonte Milazzo (1596 m), è vicino. Avevo in mente di proseguire sino a PIANO LA CASA (1780 m) per incontrare l’amico pastore Domenico. Ero sicuro di incontrarlo, perché nei mesi di giugno-luglio e agosto, si trasferisce in questo posto. Volevo gustare il suo formaggio caprino che con l’erba aromatica di questo periodo, rende il formaggio insuperabile. Ha prevalso il mio programma… TORNARE INDIETRO! Scendere a valle è stata una sofferenza per il caldo torrido. Salito in macchina, sudato come ero, il punto d’arrivo è stato la vicina sorgente del fiume Verde. Qui ho bevuto profondamente questa acqua sorgiva fresca, leggera, con il suo colore turchese. Questo prezioso liquido, l’oro bianco da tutelare per la sopravvivenza del pianeta, in una giornata con 35 gradi di temperatura e l’80 per cento di umidità, ti rapisce. Non bisogna dimenticare che a Fara san Martino ci sono stabilimenti per la produzione e vendita della pasta, conosciuta ed apprezzata nel mondo. La farina viene impastata con questa acqua sorgiva che ha proprietà organolettiche importanti. Anche il particolare clima asciutto e ventilato, permette una perfetta essiccazione della pasta.
Insomma, un sentiero faticoso ma, con storia, cultura, leggende, flora, fauna e la preziosa acqua, anche se c’è stato un camoscio… dispettoso!

Difficoltà: EE – ESCURSIONISTI ESPERTI
DURATA :6 ORE SENZA SOSTE
DISLIVELLO: 1160 METRI
DISTANZA: 12 km

I LETTORI: Luciano Pellegrini

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