Pubblicato il: dom, Nov 4th, 2018

Maltempo Veneto, situazione apocalittica

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“Bisogna partire subito perché se dobbiamo attendere la conta dei danni ci attiveremo almeno tra due mesi. Abbiamo una sofferenza in tutta Italia, ma in questo territorio è molto più pesante”. Lo ha detto a Belluno il Direttore del Dipartimento della Protezione Civile Nazionale, Angelo Borrelli all’incontro con il presidente del Veneto Luca Zaia, al termine del sopralluogo sulle zone colpite dal maltempo. “La situazione – ha detto – è pesante, apocalittica, strade devastate, tralicci piegati come fuscelli. Abbiamo registrato venti fino a 180 km orari nelle valli e dunque la devastazione è stata simile a quella della Liguria. Chiederemo la dichiarazione dello stato di emergenza per le prime risorse – ha aggiunto Borrelli – Poi normative ed ordinanze per la gestione dei detriti e gestione delle procedure di appalto per i lavori di ripristino. Dopo agosto il coordinamento nazionale della protezione Civile si è riunito per modificare il codice degli appalti. Avevamo auspicato delle norme da impiegare nell’ emergenza”.

“La devastazione a Belluno, la montagna senza più alberi. Mi si stringe il cuore. Stiamo già cercando (e trovando) i primi 200 milioni di euro per aiutare le popolazioni colpite da questi disastri, dal Veneto alla Sicilia”. Lo scrive in un tweet il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, postando un video degli effetti del maltempo nel bellunese.

Il presidente Mattarella ha telefonato al governatore e si è detto addolorato per la devastazione delle valli.

Giorgetti, subito un milione di euro per il recupero dei boschi dell’Altopiano di Asiago. Il sottosegretario Bitonci annuncia lo stop agli obblighi fiscali alle popolazioni colpite.

Dal sopralluogo effettuato dai Vigili del fuoco nel Bellunese emerge una devastazione impressionante: la diga del Comelico è completamente ricoperta dagli alberi abbattuti (anche parte della foresta degli Stradivari). La strage degli alberi ha colpito anche il Vicentino, dove si stima che siano 500 mila le piante cadute. Il prefetto di Belluno Francesco Esposito ha invitato a non bere l’acqua torbida che esce dai rubinetti (o comunque a bollirla «per almeno 5 minuti» prima di usarla) perché secondo l’Usl Dolomitica «non è potabile»: un problema che riguarda 100 mila famiglie. Intanto sempre in Veneto fanno paura le frane del Tessina, ai Chies d’Alpago, e della Busa del Cristo, a Perarolo di Cadore (Belluno), riattivatesi dopo le piogge dei giorni scorsi, che sono sotto osservazione.

Il Govenatore Zaia ha lanciato anche un appello ai cittadini “evitate il turismo delle disgrazie. Non siete d’aiuto. Aspettate che si ripristini bene la viabilità e poi cominciate ad andarci per andare a sciare o fare una gita, la montagna si aiuta anche così”. “Non deve serpeggiare la leggenda metropolitana che lì non vale la pena di andare – ha aggiunto – perché non c’è più nulla”. “Alla fiera di Longarone, Arredamont – ha rilevato facendo un esempio -, ci si arriva tranquillamente, si può andare per dare una mano agli artigiani espositori”.

Secondo le stime di Coldiretti insieme a Federforeste l’ondata di piogge ha provocato “la strage di 14 milioni di alberi compromettendo l’equilibrio ecologico e ambientale di vaste aree montane e mettendo a rischio la stabilità idrogeologica”. Secondo quanto stimano Coldiretti e Federforeste, a essere abbattuti sono stati soprattutto faggi e abeti bianchi e rossi nei boschi dal Trentino all’Alto Adige, dal Veneto al Friuli, dove ci vorrà almeno un secolo per tornare alla normalità. Nei boschi si trova una grande varietà di vegetali e una popolazione di mammiferi, uccelli e rettili che per il disastro è stata sconvolta, mentre – sottolinea la Coldiretti – la mancanza di copertura vegetale lascia il campo libero a frane e smottamenti in caso di forti piogge. In una situazione in cui “l’Italia importa circa l’80% del legno che consuma, al danno ambientale si aggiunge – continua la Coldiretti – quello economico con importanti ripercussioni sull’intera filiera del legno e la perdita di posti di lavoro, in aree spesso difficili. Senza dimenticare – continua la Coldiretti – gli effetti paesaggistici e sul turismo con le attività legate alla raccolta dei frutti del bosco come i funghi in forte espansione”.

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