Pubblicato il: sab, Apr 30th, 2016

MTB tra preconcetti e intolleranza

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Riceviamo e Pubblichiamo:

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Mentre da più parti si stanno approntando le osservazioni da presentare all’Ente Parco sulle disposizioni all’accesso e transito delle MTB in alcune zone dei Sibillini, mi viene da fare inevitabilmente una considerazione. In Italia l’escursionismo nasce alla fine dell’800, ma si sviluppa come fenomeno di massa alla fine degli anni ’70 e viene riconosciuto quale disciplina ufficiale del Club Alpino Italiano in occasione del Congresso di Gardone del 1989. L’escursione in montagna e l’alpinismo regalano soddisfazioni ed emozioni indimenticabili purché vengano praticati con criterio e con le necessarie conoscenze, seguendo regole comportamentali ormai accettate e seguite da tutti. Da qualche anno in montagna si affiancano agli escursionisti i biker, spinti dallo stesso desiderio di libertà e amore per la natura. Ma forse perché la mountainbike è una disciplina giovane e non ancora radicata nella mentalità comune, si tende ad avere un giudizio deviato su di essa. Anche negli Stati Uniti e in Canada, dove questa disciplina è nata, risultati di molte indagini (Cessford 2003, Chavez et al. 1993, Janowsky et al. 2003, Mann & Absher 2008, Mason & Lieberman 2000) dimostrano un divario tra la percezione e la realtà degli effetti ambientali associati con la mountainbike e suggeriscono la necessità di una gestione non solo degli effetti ma della percezione degli stessi.

Il concetto di escursionismo è ormai talmente radicato che diventa difficile per molti mettere le due attività sullo stesso piano. Anche gli stessi amanti della mountainbike non osano mettere in discussione la “deferenza” per un’attività che esiste da secoli ed è praticata da una moltitudine, così come i loro stessi codici di comportamento (CAI, IMBA, NORBA). Tutto questo si traduce in spiacevoli episodi d’intolleranza e fastidio (la maleducazione rientra nella responsabilità personale) e può succedere, come in questo caso, che quando un Parco nazionale deve decidere su misure regolatorie, le stesse possono diventare discriminatorie, in special modo se non supportate da solide motivazioni oggettive.

 

LE LETTERE DEI LETTORI > Sergio Barboni

 

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