Pubblicato il: sab, Apr 30th, 2016

Nanga Parbat, 8.126 interrogativi

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Dopo la video-intervista di Daniele Nardi sulle vicende al Nanga Parbat si riapre il dibattito in rete su ciò che realmente è accaduto in quei giorni sulla montagna

nanga

 

Cosa è successo quest’inverno sul Nanga Parbat? Perché Bielecki e Jacek Czech sono andati a casa? A causa dell’incidente? Perché erano partiti con l’idea di salire in stile alpino e poi si son dovuti ricredere o c’è dell’altro? Perché Nardi rompe coi compagni di spedizione? Ma Moro, quando ha detto a Nardi che non si fidava di lui (parole di Nardi e di Lunger) non sapeva che in quel team c’era anche lui? Perché in quei giorni tra gli italiani non si è formato un fronte comune? Come mai il caos è successo quando i polacchi sono andati via e quando al team internazionale di sono aggregati gli altri due italiani Moro e Lunger? Perché Txikon e Sapdara non sono scesi subito in soccorso di Nardi quando è precipitato sulla Kinshofer? Perché Txikon, capo spedizione, non avrebbe voluto denaro dalle new entry italiane mentre, stando a quanto dice Nardi, gli animi si sono scaldati (e poi tutto si è acquietato) quando all’arrivo al campo base si è dovuto contrattare con Bielecki e Czech? Perché se alla base vi erano problemi di etica e di fiducia poi il tutto è stato spostato a livello economico? Perché in quelle ore si parlava anche di una rottura tra Txikon e la compagna-giornalista al campo base? Perché nessuno dei tre che sono saliti in vetta, almeno da nostre news, ha speso una sola parola per il lavoro svolto da Nardi sulla montagna grazie anche al quale il successo è stato possibile? Dormirà la notte Sapdara se ripensa allo scorso anno quando Nardi e Txikon ridiscesero perché lui sbagliò canalone e fu colto da malore? E Nardi cosa avrà sognato in questo periodo ripensando a quel frangente dello scorso anno e all’incidente sulla Kinshofer? Come mai su Facebook apparivano e poi scomparivano post? Perché sinora non è stata chiarita la vicenda da parte di Moro che, sempre stando alle nostre news, non ha profferito parola in merito a cosa sia successo in quei giorni sulla montagna? Perché Nardi è stato in silenzio sinora? Che fine hanno fatto le lettere inviate da Txikon al Cai pakistano e all’Ambasciata italiana? Perché Sapdada sul pendio sommitale ha abbandonato i compagni ed è salito in solitaria per altra via? Perché come un fulmine a ciel sereno i compagni di team si sono schierati contro Nardi? Come mai Lunger è rimasta sola a poche decine di metri dalla vetta in non buone condizioni fisiche? Perché non è stata aiutata o si è ridiscesi tutti come avvenne lo scorso anno per Sapdara (la differenza, cronologicamente parlando, è di decine di metri e l’orario pure pare fosse più o meno quello)? Come non dare ragione a Nardi – video parla – quando dice di una sua visione di alpinismo basata su amicizia e solidarietà vedendo Bielecki che lo ringrazia per avergli salvato la vita? Come sarebbe andata se sulla Messner-Eisendle non ci avessero prima provato Mackiewicz e Revol? Perché Nardi per il secondo anno ha avuto problemi coi compagni di team? E’ mai successo nella storia dell’alpinismo che un uomo, stando a quanto dice Nardi (altra versione ufficiale sinora non si ha) è stato rifiutato, abbandonato ed invitato a tornare a casa o a proseguire in solitaria? E’ mai successo che tale fatto sia accaduto tra connazionali? Purtroppo è successo pure di peggio…

 

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Displaying 3 Comments
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  1. Paolo scrive:

    …perché…..perché….che domande. Per rispondere occorrerebbe vivisezionare l’animo umano, sfogliandolo come si sfoglia una cipolla partendo dall’esterno fino a raggiungere il nucleo, istintivo ed emotivo di ciascuno di noi. Parliamo di persone che, dopo tre, quattro tentativi falliti, DOVEVANO portare a casa un risultato (in gioco il loro futuro professionale). Parliamo di persone che dopo mesi di sacrifici durissimi in un ambiente estremo, avevano probabilmente il sistema nervoso alla frutta. Parliamo sostanzialmente di persone reciprocamente estranee, di un manipolo di fortissimi alpinisti uniti dalla sola necessità di fare fronte comune per portare a casa il risultato ….pur sempre degli estranei però. In queste condizioni, come se si trattasse di un ambiente laboratoriale ristretto in cui avvengono ricerche sul comportamento di individui portati al massimo della loro resistenza psico-fisica, si scatenano le reazioni più imprevedibili che poi, a freddo, vengono giustificate ed interpretate dando una spiegazione più o meno razionale basata sullo specifico episodio ma, credo, restano comunque figlie di una situazione di forte stress in cui prevale l’aspetto istintivo. ….. quasi quasi penso che se fossero rimasti li per un altro mese sarebbero passati direttamente al cannibalismo…..scherzo. Penso solo che se di base non c’è il team,coeso, affiatato, che condivide gli stessi valori, allora un gruppo di alpinisti, pur fortissimi, resta solo un insieme di singole persone e ogni eventuale risultato è casuale e fortuito. Mi è dispiaciuto molto che si siano verificate certe cose, contrasta con la mia idea di alpinismo e con l’idea che avevo di alcuni degli alpinisti che hanno partecipato, ma tutto sommato posso capire quanto sia successo. Prendiamo le cose così come sono.

  2. Igor scrive:

    Spiegare razionalmente scelte e stati d’animo di persone in quella condizione estrema non e’ possibile, un gesto una parola possono essere devastanti, li ci si gioca la vita!!!!! la VITA.
    Il punto focale secondo me e’ il fatto che nessuno si fidasse delle condizioni psicofisiche di Nardi e l’unico con gli attributi a dirlo in faccia e’ stato Moro che ha dimostrato calma, dedizione, esperienza, decisione e mente fredda per tutti i 3 mesi di spedizione.
    Questo punto focale poi ha scatenato tutto il resto, provate a voi a mettere la vita in mano a qualcuno di cui non vi fidate conoscendo benissimo i parametri di rischio.e tutti i 30 alpinisti hanno portato a casa lo zaino, cosa che ques’anno poteva benissimo non succedere.

    Igor

    Quello di cui dobbiamo essere contenti e’ ch

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