Pubblicato il: gio, Giu 4th, 2015

Orso aggredisce uomo in Trentino, no a un altro caso Daniza

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Il 42enne sarebbe stato ferito alle pendici della Paganella nei boschi sopra Zambana Vecchia. Associazioni ambientaliste ed animaliste mettono subito i paletti. Il punto di vista della Provincia di Trento

orso

 

Un uomo, di 42 anni, sarebbe stato ferito alcuni giorni fa da un orso nei boschi del Trentino, sopra Zambana vecchia alle pendici della Paganella. Come successe per Daniza, si sta alzando un bel polverone.

L’uomo ha riferito di essere incappato nell’orso che, sorpreso dalla presenza dell’uomo, avrebbe reagito colpendolo con una zampata. Per fortuna lo ha preso solo ad un braccio. Di striscio. Il 42enne se l’è data a gambe ed ha allertato il 118 ed all’ospedale Santa Chiara è stato visitato e medicato prima di essere dimesso con prognosi di poco più di una settimana.
Del fatto l’uomo ha informato anche i carabinieri che, una volta sentiti i sanitari, hanno confermato la compatibilità delle ferite con il racconto dell’uomo. Dell’episodio si sta occupando anche la Provincia, che ha già sentito la vittima dell’aggressione per fare piena luce sul caso ed adottare i necessari provvedimenti.

 

IL COMUNICATO DELLA PROVINCIA

Sulla vicenda la Provincia ha inviato una nota. Un «falso attacco» di un orso, probabilmente spaventato e insicuro: è questa l’ipotesi che per il Servizio Foreste e fauna della Provincia spiega l’episodio accaduto ieri sera sopra Zambana Vecchia e che ha visto suo malgrado protagonista un uomo che, verso le ore 20, stava scendendo di corsa lungo il sentiero che percorre la val Manara, sopra il paese, e che si è imbattuto in un orso che stava risalendo lo stesso tracciato.L’incontro – prosegue la nota – è avvenuto quando i due si trovavano ormai a pochissimi metri di distanza, con forte sorpresa per entrambi. Dopo qualche secondo l’uomo ha cominciato ad indietreggiare, dapprima lentamente poi di corsa vedendo l’orso che, altrettanto velocemente proseguiva nella sua direzione. A quel punto l’uomo è inciampato, cadendo per un attimo a terra, con l’orso sempre a ridosso e con atteggiamento aggressivo. La sua fuga è proseguita subito verso il ripido pendio sottostante, fuori sentiero, lungo il quale l’uomo ha corso nel folto della vegetazione, cadendo ancora alcune volte e procurandosi escoriazioni in diverse parti del corpo. L’orso, stando alla testimonianza dell’uomo, avrebbe continuato a seguirlo a distanza ravvicinata, fino a che, dopo una serie di urla dello spaventato escursionista, si è defilato nel bosco scomparendo alla vista. A quel punto l’uomo ha constatato di avere un taglio all’avambraccio destro, una ferita che l’uomo ritiene sia stata causata da una zampata dell’orso, inferta quando si trovava a terra in occasione della sua caduta sul sentiero.

Rientrato a Zambana Vecchia, spiega piazza Dante, l’uomo è stato accompagnato al pronto soccorso da alcuni parenti da lui chiamati sul posto. Lì la ferita all’avambraccio è stata curata con cinque punti di sutura ed otto giorni di prognosi, con immediata dimissione.  Come di prassi il diretto interessato è stato subito sentito dagli uomini del Servizio Foreste e Fauna, assieme anche all’assessore Michele Dallapiccola che ha voluto sincerarsi di persona delle condizioni dell’uomo e dello svolgimento dei fatti.  inoltre stato disposto un immediato sopralluogo nell’area da parte del personale forestale accompagnato dalle unità cinofile addestrate per la gestione dell’orso.

L’identità dell’animale protagonista dell’incontro ravvicinato potrà ora eventualmente essere accertata mediante campioni biologici rinvenuti in loco. Il Servizio Foreste e Fauna conferma per altro di non essere a conoscenza di atteggiamenti problematici riferibili ad alcuno degli esemplari di orso attualmente presenti in Trentino.

 

IL COMUNICATO DELLA LAV

«Esprimiamo massima solidarietà alla persona ferita, vittima della carenza di informazioni: non era formato/informato su come è corretto muoversi in aree frequentate da orsi e non sapeva come regolarsi in caso di incontro, infatti ha, purtroppo, commesso molti errori»: Così la sezione di LAC Trentino Alto Adige/Sudtirol. “Fin dal primo anno – prosegua la nota – abbiamo invitato l’amministrazione provinciale di Trento a rivendicare l’orgoglio del buon lavoro svolto e a intensificare l’opera di formazione/informazione rivolta a popolazione residente e turisti. Questa attività di divulgazione scientifica sarebbe dovuta partire già da molti anni; oggi avremmo una generazione di giovani, e di conseguenza le loro famiglie, già formate e sensibilizzate alla tutela attiva di ambiente e animali. Così non è stato, ed è urgente recuperare il tempo perduto”. “Da cinque anni raccontiamo come per evitare scontri basta provocare del rumore procedendo nei boschi frequentati da orsi. In Canada o Alaska, dove si possono incontrare orsi di ben altra stazza dei nostri, vengono venduti dei sonagli, detti ‘Bear Bell’, da assicurare agli zaini o al polso. Un mazzo di chiavi, un ciondolo, qualcosa che produce rumore camminando e così l’orso sente il rumore e sta alla larga”, afferma la nota della Lav e raccomanda: “Fischiare, gridare, parlare o cantare mentre si cammina sono modi per allertarli della propria presenza anche in quelle zone dove non c’è visibilità o dove il rumore dell’acqua corrente potrebbe coprire quello dei passi. L’orso cambierà strada pur di evitare gli umani. Gli orsi sono molto meno interessati a noi di quanto noi a loro. I cani vanno lasciati a casa o tenuti al guinzaglio, i cibi rinchiusi in contenitori ermetici. Esistono regole semplici da osservare”.

 

IL COMUNICATO ENPA

Anche l’ente nazionale per la protezione degli animali dice la sua sull’aggressione di un orso ai danni di un 42enne sopra Zambana. Ecco il comunicato

«Allo stato attuale, come emerge anche dalla ricostruzione fatta dalla Provincia di Trento non c’è alcun elemento che colleghi il ferimento di un escursionista,  avvenuto in Trentino, all’aggressione di un orso. Nessun elemento tranne le dichiarazioni rese alla stampa dall’uomo stesso, unico e solo testimone del fatto, visto che il plantigrado in questione, ammesso sia mai stato sul posto, non è in grado di replicare alle accuse». Lo dichiara l’Ente Nazionale Protezione Animali, che chiede alle autorità di fare chiarezza sull’accaduto e che fino ad allora riterrà inattendibili le parole dell’uomo. «La ricostruzione dell’episodio fatta dall’escursionista – aggiunge l’Enpa – risulta essere nebulosa e contraddittoria, ma, soprattutto, le ferite che sarebbero state causate al plantigrado risultano ben poco compatibili con quelle dell’artiglio di un orso, produttivo conseguenze ben più gravi di cinque punti di sutura. Sembra quasi che l’allarme orso sia diventato un nuovo tipo di “tomentone estivo”».

Del resto questa situazione presenta numerose analogie con una triste e dolorosa vicenda che ha toccato il cuore di tutti gli italiani italiani: un anno fa, proprio di questi tempi, stavamo per assistere all’escalation di denunce, dichiarazioni e falsi allarmi – innescati da un “cercatore di funghi” – che hanno portato alla morte della povera Daniza, e che ha reso orfani i suoi due cuccioli, per la quale è attualmente in corso una serrata battaglia legale e per la quale Enpa continua a chiedere giustizia.

«Nessuno, con l’obiettivo di ottenere facili consensi, strumentalizzi questa nuova situazione per fomentare falsi allarmi e per fare del terrorismo psicologico contro i cittadini e contro gli animali – aggiunge la presidente nazionale dell’Enpa, Carla Rocchi -. Ma, soprattutto, nessuno sia tentato di seguire l’esperienza del passato: milioni di cittadini italiani non sono in alcun modo disposti a tollerare un nuovo caso Daniza. Noi faremo di tutto perché ciò non accada».

 

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