Pubblicato il: sab, Feb 27th, 2016

Parco nazionale del Matese: è la volta buona?

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Presentato un emendamento al disegno di legge per l’istituzione dell’area protetta nell’Appennino meridionale. Comprenderebbe l’area molisana e campana

matese

 

Buone notizie per l’istituzione del Parco nazionale del Matese (Appennino meridionale). Il senatore Massimo Caleo ha presentato un emendamento al disegno di legge AS n.119 “Nuove disposizioni in materia di aree protette per l’istituzione del Parco nazionale del Matese”.

Il Parco ricomprenderebbe, fa sapere il Cai Molise, sia il versante campano, già tutelato dal parco regionale, per poi estendersi finalmente anche sul versante molisano, a tutelare nella sua integrità uno dei più importanti gruppi montuosi dell’Appennino, la montagna per definizione dei napoletani e montagna simbolo delle popolazioni sannite.

“Verrebbe finalmente riconosciuto – aggiungono dal Club Alpino – l’enorme valore ambientale del massiccio, scrigno di tesori naturalistici, geologici, botanici e faunistici, preziosa riserva di acqua per gran parte delle popolazioni di Campania, Molise e Puglia.

L’istituzione del Parco Nazionale del Matese darebbe continuità al sistema nazionale di aree protette lungo la dorsale appenninica, moltiplicandone il valore del regime di tutela; esso rappresenta una importante occasione di sviluppo economico per il territorio ed in particolare per i giovani.

L’istituzione del Parco costituirebbe il felice esito di trent’anni di lotte, mobilitazioni e proposte che hanno visto presente anche il Club Alpino Italiano a fianco delle altre Associazioni ambientaliste e di tanta parte delle popolazioni locali, di amministrazioni locali lungimiranti ed anche di quei politici che si apprestano a concretizzare queste aspirazioni”.

 

Monte Miletto da Campitello Matese

 

IL MATESE

Il territorio del Matese è costituito da una catena di monti prevalentemente calcarei situati tra Molise e Campania. E’ un territorio ricco di luoghi selvaggi, popolati da Lupi e Aquile reali, paesaggi dolci, con laghi dalle acque azzurre, borghi caratteristici, tanta storia, fatta anche dei rapporti sempre tesi tra Romani e Sanniti, prodotti tipici genuini, unici e saporiti.

Il Massiccio del Matese fa parte dell’Appennino sannita ed è compreso tra quattro province (Benevento, Campobasso, Caserta e Isernia). La cima più alta si trova in Molise, nel comune di Roccamandolfi, ed è Monte Miletto (2050 mt), seguono la Gallinola (1923 m s.l.m.) che risulta essere la cima più alta in territorio campano, il Monte Mutria (1823 m s.l.m.) che ha la particolarità di essere al confine di tre province, il monte Erbano nel comune di Gioia Sannitica (1385 m s.l.m.).

Da nord a sud il massiccio raggiunge un’estensione di circa 60 km, mentre da est a ovest è di circa 25 km. I monti fanno attualmente parte del parco regionale del Matese. Il Parco Regionale del Matese, previsto nella Legge Regionale n. 33 del 1993, è stato istituito con Delibera di Giunta della Regione Campania n. 1407 del 12 Aprile 2002.

Sul Matese vi si trova un lago di origine glaciale (il lago del Matese), due laghi artificiali (di Gallo Matese e di Letino, formato dalla diga sul fiume Lete) e gli impianti sciistici di Bocca della Selva (BN) e Campitello Matese (CB).

E poi Campitello Matese, che dispone di 40 Km di piste, 7 impianti di risalita (3 seggiovie, 3 skilift, 1 tapis roulant). Le piste ben collegate tra loro partono dalla piazza della località (a 50 metri dagli alberghi) e raggiungono mt. 1890 (punto di arrivo della seggiovia Del Caprio). Il nuovo impianto di innevamento consente in caso di temperature adeguate l’apertura del 70% delle piste da sci. Sono presenti due scuole sci.

Un territorio ricco di storia, con testimonianze secolari. Nel 216 a.C. questo territorio fu invaso anche dai soldati cartaginesi guidati da Annibale. Dopo il V secolo si diffuse il monachesimo che diede origine a molti centri abitati come San Gregorio Matese (CE), San Salvatore Telesino (BN) ecc.

Nel 1800 il Matese servì da rifugio ai partigiani realisti che lottavano contro Murat e i Francesi, diventando il covo dei cosiddetti “briganti” che si aggiravano per le aspre contrade fino al 1815.

Più tardi tra il 1861-65 trovarono rifugio sulle montagne matesine, uomini della più disparata provenienza ideologica: soldati borbonici renitenti di leva con l’aggiunta di veri delinquenti, comandati dall’ex cavalleggero borbonico Cosimo Giordano di Cerreto (BN) con bande che raggiungevano oltre i 500 componenti. Nel 1877 ci fu un tentativo, da parte di Errico Malatesta e dei suoi seguaci, di suscitare un moto di natura anarchica ma dopo pochissimi giorni la banda, stremata dal maltempo, si arrese.

 

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