Perché scandalizzarsi se sul Monte Bianco arriva un reality tv?

Monte Bianco via normale francese

Si parla ormai a tutte le ore di velocità supersonica dell’era post-moderna ed oggi dobbiamo constatare che ormai la montagna non ne è per niente più esente. Anzi! La montagna sembra essere presa ancor più di mira perché terra fertile da conquistare. Il Pianeta Terra ormai è stato esplorato in lungo e in largo e pure in alto e le vette ormai son conquistate quasi tutte, con o senza ossigeno, in invernale e non, pure le pareti nord sono ormai state salite tutte. Anche in corsa contro il tempo. Anche a scenderci in parapendio, o in tuta alare. Anche partendo dal mare in bici e poi salendoci a piedi nel minor tempo possibile. Anche i vari concatenamenti son stati portati a casa. Pure gli 82 Quattromila delle Alpi in 60 giorni, pure tutte le piste da sci e pure molti fuori pista… ecc, ecc, ecc… diciamolo, sono ormai tante, troppe forse, le sfide per reinventarsi continuamente. Ma non è questo il tema da affrontare qui.

Stamani mi son svegliato con un altro tarlo nella mente: …pensavo, è anche tutto ciò, molto probabilmente, che ha portato a quegli effetti che oggi assistiamo in montagna e che ci fanno storcere il naso; ma siamo stati, quindi, anche noi montanari, noi escursionisti ed alpinisti, a causarli con la corsa sfrenata ai record, ai record dei record che ha portato, quindi, alla perdita di sacralità e di mistero, di paura e di ignoto, di rendere sfide impossibili ormai possibilissime… e, cosa tanto ovvia quanto curiosa, siamo proprio noi i primi oggi che denunciamo la mondanizzazione, la spettacolarizzazione, il turismo di montagna.

Ma questo tarlo mattutino mi dice… con chi te la vuoi prendere!? Prima rendi facile ciò che l’altro ieri era impossibile e ieri difficile e poi ti lamenti se incontri un escursionista in infradito su un sentiero o resti ugualmente sbigottito se un turista della domenica precipita perché avventuratosi in alta quota senza equipaggiamento adeguato. Siamo sempre noi che sfoggiamo tutta la tecnologia in montagna, noi che ci ritraiamo, per dirne una, in bellissimi e panoramici selfie su una parete, su una vetta e via coi click sui social… niente di male, per carità; però consentitemi di dire che ciò, ovviamente, incrementa il pubblico della montagna, i fruitori della montagna e portando avanti tale ragionamento è ovvio giungere a visioni di turismo di montagna con tutti i suoi pro e contro. Però, qui, apriamo una parentesi: immaginate un selfie di Cesare Maestri sul Cerro Torre nel 1959 e quante polemiche si sarebbero risparmiate…

Comunque, oggi pure Street View di Google arriva dappertutto. Seduti comodamente da casa ci si fa un giretto per il campo base dell’Everest, sulle Dolomiti e notizia di pochi giorni fa… anche sulla magica parete di El Capitan nel Parco Yosemite degli Stati Uniti. Insomma, tutto ciò, come detto, ha fatto perdere quel mistero, l’ignoto, il senso di avventura puro della montagna rendendola sempre meno aspra e l’ha condotta ad una visione globalizzata.

Ovvio non va puntato il dito solo in una direzione. Ci sono tante dinamiche e tanti fattori da analizzare. Innanzitutto oggi è l’economia il motore della vita e la montagna, lo sappiamo, è un bel tesoriere di profitti. Ancor più oggi in tempi di crisi bisogna inventarsi di tutto, essere originali ed innovativi. Sulle montagne, quindi, sono in arrivo sempre più cordate volte alla sua conquista, stavolta non di uomini ma di capitali.

Succo del discorso: allora, non scandalizziamoci se sul Monte Bianco hanno organizzato un reality Tv con una decina di vip alle prese con ramponi, piccozza e chiodi… questo è solo l’inizio! 

 

Il Direttore

 

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