Pubblicato il: ven, Ott 23rd, 2015

Pollino, revoca del divieto di arrampicata. E si lavora alla Regolamentazione

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Vertice allargato nei giorni scorsi nella sede dell’Ente Parco. L’intesa prevede la sospensione del divieto temporaneo e l’avvio delle procedure per giungere in breve tempo ad una Regolamentazione precisa di tali attività all’interno delle aree protette. I pro e i contro…

arrampicata

 

Arrampicata nel Pollino: dietro-front del Parco. Si è tenuto nei giorni scorsi, infatti, presso la sede dell’Ente Parco un vertice allargato. All’odg: attività di arrampicata, alpinismo e tutela degli habitat e dell’ornitofauna.

 

Premessa. Il Parco aveva vietato temporaneamente tale attività con pareri discordanti in merito. Da un lato gli ambientalisti, dall’altro gli addetti ai lavori e gli sportivi. Comunque, pare si sia giunti ad una intesa. Il Direttore del Parco, Milione, si è impegnato, infatti, a rimuovere la sospensione temporanea delle attività sul territorio dell’area protetta, fatte salve alcune aree per le quali è stata riconosciuta una esigenza di tutela maggiore e per le quali permane, fino a definitiva adozione del regolamento, il divieto.

A tutti gli enti interessati ora giungerà la proposta di regolamentazione delle attività in questione. Ai quali, d’altronde, verrà assegnato un termine entro il quale far pervenire le proprie osservazioni. La successiva approvazione del regolamento (condivisa) consentirà di poter svolgere le attività di arrampicata ed alpinismo secondo regole.

 

Facciamo un passo indietro. La decisione fu presa dall’ex direttore del Parco Gerardo Travaglio.  Il quale dispose il divieto temporaneo “al fine di salvaguardare specie rupicole, vegetali ed animali, di particolare interesse conservazionistico potenzialmente minacciate da tali attività sportive”. Le associazioni ambientaliste all’indomani della decisione affermarono: “Le associazioni, da anni impegnate nel monitoraggio e nella tutela dell’avifauna selvatica, intendono sottolineare che il Parco Nazionale del Pollino, interamente compreso in due grandi ZPS (zone tutelate a livello comunitario per la presenza di specie di uccelli di particolare valore internazionale), ospita diverse specie di uccelli legate indissolubilmente, soprattutto per la riproduzione, alle pareti rocciose. Ci si riferisce, in particolare, all’Avvoltoio grifone, recentemente reintrodotto nella stessa area protetta, all’Aquila reale, al Falco pellegrino, al Lanario, al Gufo reale e al sempre più raro Capovaccaio, che ogni anno fa la sua comparsa nel parco nazionale senza più riuscire a riprodursi, anche a causa del disturbo diretto ai siti potenzialmente idonei alla nidificazione. L’Aquila reale, il Grifone, il Lanario e il Gufo reale sono ormai molto rari nell’Italia meridionale e in particolare in Calabria. Durante l’incubazione l’abbandono del nido, anche per brevi periodi, – continuano gli ambientalisti nel comunicato stampa – può portare alla morte dell’embrione mentre durante le fasi dell’allevamento la presenza umana può spaventare gli adulti facendo così mancare l’apporto di prede al nido, con conseguente morte dei piccoli. Il disturbo – si fa rilevare – può altresì spaventare i giovani nidiacei inducendoli a tentare troppo precocemente l’involo dal nido provocandone anche in questo caso la morte. E’ evidente che la principale ragion d’essere di un Parco nazionale sia quella di conservare e incentivare il patrimonio di biodiversità presente nel suo territorio ponendo particolare attenzione alle specie protette che vi abitano.

 

Le scalate e le arrampicate – secondo le associazioni – rappresentano una delle prime cause di fallimento della riproduzione di specie rupicole e necessitano di adeguata regolamentazione, anche in base al Decreto del 17 Ottobre 2007 sui “Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone speciali di conservazione (ZSC) e a Zone di protezione speciale (ZPS)”. Tali associazioni, quinid, rivolgendosi al Parco chiedevano  “una proficua concertazione tra enti e istituti direttamente interessati al tema arrampicate, al fine di redigere al più presto un provvedimento riportante l’elenco dei siti in cui svolgere le suddette attività sportive senza recar danno alle specie selvatiche più rare e significative del parco nazionale”.

 

E non è tutto. D’altro lato c’è anche chi ha avviato una petizione (lanciata da Marco Rigliaco) per il “No al divieto dell’arrampicata nel parco nazionale del Pollino” nella quale chiedeva che “l’Ente Parco revochi con decorrenza immediata la sospensione dello svolgimento dell’arrampicata e dell’alpinismo all’interno del proprio territorio; l’Ente Parco, nella stesura definitiva della regolamentazione per la pratica dell’arrampicata, tenga conto delle effettive esigenze di salvaguardia (così come avviene in tutti i parchi d’Italia) basandosi su riscontri oggettivi, ossia attraverso l’accertamento reale e concreto di situazioni degne di tutela; l’adozione di linee guida o regolamenti avvenga di concerto con gli operatori del settore e con le associazioni o i gruppi operanti all’interno del parco, nonché con la collaborazione di una Guida Alpina regolarmente iscritta ad un Collegio Guide”.

Il coro di no si è sentito anche da parte degli sportivi e di tutti coloro che con tale attività, diretto ed indotto, ci lavorano.

 

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