Pubblicato il: sab, Nov 5th, 2016

Quella netta linea di demarcazione tra alpinismo e comprare una vetta

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C’è uno zoccolo duro che resiste. Sono i giovani che seguono ed interpretano un alpinismo distante anni luce da quel turismo di alta quota che dopo la vetrina dell’Everest – ambita in quanto massima altura della Terra – e gli altri 8.000 cosiddetti facili sta invadendo anche gli altri giganti himalayani e del Karakorum. Son giovani che seguono in modo preciso le imprese e un determinato approccio alla montagna, per intenderci di chi non vuole corde fisse su tutta la via alla vetta, di chi si carica chili e chili di attrezzatura da portare ai campi alti e non delega agli sherpa, di chi cerca vie nuove, di chi respira con proprio fiato, di chi non rincorre e si inventa record.

Bene, ieri una platea a bocca aperta ha ascoltato le sue, le loro, parole e da quella platea saranno usciti, mi piace pensarla così, giovani che hanno introiettato una bella lezione di montagna e poi ne avranno parlato e discusso coi loro amici in un venerdì milanese. Avranno detto loro: “Sai Nives Meroi e Romano Benet mi hanno fatto comprendere la vittoria nel fallimento, la netta linea di demarcazione tra turismo d’altura e alpinismo, la lotta più dura nel combattere il nostro – perché ognuno ha il suo – 15° Ottomila”.

Ieri a Cime a Milano – la tre giorni a La Statale di Milano organizzato da Cai e Università – dopo una giornata densa di eventi i montanari cittadini o cittadini montanari sono stati rapiti da un toccante racconto, parlato dinanzi alle immagini che scorrevano delle ultime imprese di Nives e Romano. Da quelle parole, per chi non lo sapesse già, è venuta fuori una idea ben precisa di alpinismo, di modo di vivere la montagna. E’ quella silenziosa, autofinanziata e distante da logiche di marketing selvaggio e pubblicità frenetica. Nives ha raccontato dei disguidi con le agenzie presenti ai campi base e a suo dire ormai la distanza tra i due mondi si è fatta incolmabile. Troppo diversi. Nell’etica, nell’organizzazione, nell’intimo. Nella responsabilità e libertà, nella presa di coscienza del rischio da non delegare ad altri. In quelle bombole di ossigeno che mascherano un Ottomila in un Cinquemila. E allora siamo, ancora una volta, davanti alla questione che da anni attanaglia addetti e non addetti ai lavori. Quella di comprare una vetta!

Senza addentrarci, senza dare valutazioni: ieri un altro tassellino si è mosso e resiste, un po’ di gente si è fermata a porsi domande. E già questo basta…

Il Direttore

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