Pubblicato il: ven, Feb 12th, 2016

Quell’invernale surreale sul Nanga Parbat

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valanga nanga parbat

La vogliamo mettere sul surreale? E mettiamola pure, almeno ce ne facciamo una ragione sdrammatizzando un pochino.

E se fosse tutta opera della montagna?… e se la montagna avesse paura di quel gruppo di alpinisti, se avesse paura di perdere la sua inviolabilità e si stesse giocando tutte le carte per rendere l’impresa impossibile? Li ha visti sorridenti e contenti, abbracciati a scattarsi foto, divertirsi su slittini, sdraiati al sole del Rupal, li ha visti arrivare in gruppi, tanti quest’inverno, si sarà pure documentata sui curriculum degli alpinisti e così, ad un certo punto, si sarà detta… è l’ora di scatenarsi. E via con venti fortissimi, neve a josa, valanghe spaventose, freddo freddissimo. Direte, ordinaria amministrazione per una invernale su un Ottomila. E avete ragione. E il Nanga Parbat pure lo sa, e così si sta giocando il jolly. La testa. Sta giocando sulla mente di chi sta lassù ad attendere, impaziente e sofferente, una finestra di bel tempo per tentare la vetta. Mettiamoci nella loro testa, attese estenuanti. E la montagna si sta incuneando piano piano come un tarlo fisso che offusca la solita lucidità.

Ecco, quindi, spiegato anche l’ultimo exploit ai piedi della montagna, quello di ieri. Una giornata frenetica tra accuse e repliche, dettagli e commenti su una vicenda che sa dell’incredibile. Sarà così, non sarà così? Verrà sicuramente appurato, in privato o dinanzi ad un giudice, si vedrà. Ma i modi e i tempi… beh, Txikon ha scatenato una vera e propria bufera accusando Nardi di non aver rispettato gli accordi di spesa (verbali, perché, a quanto pare, non vi sono contratti scritti sugli impegni del team) e Nardi, e non solo lui, che resta esterrefatto dall’attacco dello spagnolo.

Noi, da quest’altra parte del mondo, abbiamo scoperto che Sapdara è nel team non come alpinista ma come salariato. E poi c’è una vicenda ingarbugliata sulla suddivisione dei costi tra chi doveva partire e non è partito (Latorre e Golab), tra chi è entrato a far parte della squadra in un primo momento ma poi ha fatto dietro-front (Bielecki e Czech) e chi è ora insieme a Txikon e Sapdara (Moro-Lunger). In più, stando a quanto capito dalle parole di Nardi, anche Igone, la fidanzata-addetto stampa dello spagnolo inizialmente non doveva far parte della squadra.

Quindi, una faccenda ingarbugliata. Conti ingarbugliati. Dovevano essere fatti a fine spedizione? Nardi sapeva già il conto? Mah, questo lo sanno solo loro… noi diciamo solo una cosa: tutto ciò non fa di sicuro bene all’alpinismo e agli alpinisti. Di sicuro a quelli al Nanga Parbat e pure a quelli sparsi per il mondo. Dai commenti sui social e sui portali si capisce bene che i lettori vogliono leggere di montagna, alpinismo, pareti e vette e non di telenovele e polemiche. E secondo voi, noi no?

 

Il Direttore

 

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Displaying 1 Comments
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  1. Ho riflettuto se era il caso di commentare. Una storia incredibile in un ambiente incontaminato…, già è stato inquinato dai soldi! Il Dio denaro, il vil denaro! Ognuno pensa a se, vietato fare squadra. Chi sceglie una via, chi parte prima, chi rinuncia, infine restano in quattro. Tre alpinisti conosciuti e forti. L’impresa offuscata dai litigi, in alta quota. Era urgente litigare? Non era meglio conquistare la vetta e poi tornati in città affrontare la polemica monetaria? NO… “voglio rendere noto ai quattro venti che non hai rispettato i patti…, verbali”. Disgustato, avvilito, incredulo, che alpinisti abituati alla sofferenza, all’impegno, alla tranquillità, alla fatica, ai pericoli, possano sputtanarsi in litigi da basso profilo. Bella figura che avete fatto! Cosa deve sopportare la montagna oltre all’inquinamento, in tutte le versioni!

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