Pubblicato il: lun, Lug 11th, 2016

Scopriamo il linguaggio degli uccelli

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Ogni suono ha un uso differente, un differente scopo e viene utilizzato in circostanze molto precise. Per un birdwatcher, imparare il linguaggio degli uccelli è un ottimo modo per riconoscere le diverse specie e un modo per capire meglio il loro comportamento

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Quando parliamo di canto degli uccelli in realtà non ci riferiamo ad una sola “voce” ma ad una grande varietà di suoni complessi che costituiscono un vero e proprio linguaggio. Il “teck” secco di una capinera, il lamentoso “gheck gheck gheck” di un picchio rosso, lo squillante “cirrip” di un’allodola. Ogni suono ha un uso differente, un differente scopo e viene utilizzato in circostanze molto precise. Per un birdwatcher, imparare il linguaggio degli uccelli è un ottimo modo per riconoscere le diverse specie e un modo per capire meglio il loro comportamento.

Così come noi abbiamo vocali e consonanti con cui componiamo parole, frasi e discorsi, allo stesso modo gli uccelli producono una serie di chiamate, canzoni e melodie con un linguaggio così articolato da far invidia al nostro alfabeto. Tutto grazie a un organo particolare chiamato siringe, grande come un pisello e posto alla biforcazione della trachea nei bronchi. Alla sua conformazione, che cambia a seconda delle specie, si devono canti e suoni tanto diversi. Ogni tipo di suono ha uno scopo diverso ed è così che gli uccelli, a tutti gli effetti, comunicano tra di loro con richiami che variano in ogni circostanza. Ecco alcuni esempi:

Chiamate d’allarme

Si tratta di suoni taglienti e penetranti, veri e propri segnali d’allarme usati dagli uccelli ogni volta che si sentono minacciati e per avvertire i compagni del pericolo. Le chiamate di allarme sono in genere suoni brevi ma talmente forti da essere udibili a grandi distanze. Inoltre questo tipo di suono è spesso utilizzato anche come minaccia dagli uccelli predatori durante gli inseguimenti.

Il richiamo supplica

“Mamma mamma mamma!”, proprio come i bimbi chiamano la mamma allungando le braccia, i piccoli uccelli emettono piccoli gemiti e cinguettii per attirare l’attenzione delle madri, a cui spesso aggiungono anche lo sbattimento delle ali. Non hanno una forte intensità ma possono essere chiaramente sentiti in prossimità di un nido. Non di rado capita inoltre che i piccoli uccelli continuino ad utilizzare questi richiami anche dopo aver lasciato il nido. Perché la mamma è sempre la mamma.

I richiami di contatto

“Ehi, tutto bene?”: ecco, i richiami di contatto per gli uccelli sono più o meno l’equivalente del nostro sincerarsi delle condizioni di un amico. Quando gli uccelli viaggiano in stormi o quando vogliono chiamarsi l’un l’altro o addirittura dare la notizia di una buona fonte di cibo, ecco che utilizzano appositi richiami. Sono cinguettii moderatamente forti, simili a ronzii ma non così penetranti come le chiamate di allarme.

Le chiamate in volo

Noi abbiamo le telefonate di lavoro, quelle dove è necessario un tono di voce più formale perché è così che impone l’etichetta. Parallelamente, molti uccelli hanno chiamate specifiche che utilizzano soltanto durante il volo, e sono proprio questi canti i più utili a identificare ogni specie. Sono suoni molto musicali, utilizzati soprattutto per annunciare il passaggio degli stormi durante le migrazioni.

Perché gli uccelli cantano all’alba?

Il canto degli uccelli al mattino è solitamente un piacevolissimo buongiorno. Ma perché gli uccelli prediligono questo momento del giorno per dare prova delle loro doti vocali? La risposta è molto “vanitosa”: per apparire più in forma. Gli uccelli diurni si nutrono prevalentemente durante il giorno, di conseguenza il primo mattino è il momento in cui sono più deboli. Cantare all’alba è una tecnica utilizzata dai maschi per dimostrare alle potenziali partner di essere individui sani e pieni di energia. Non c’è da stupirsi: in generale, il canto degli uccelli è quasi sempre in stretta relazione con la vita sessuale ed accompagna ogni fase della relazione, dal corteggiamento alla difesa del nido.

Quando il canto diventa musica

Il canto mattutino dell’allodola non è l’unica melodia che ha ispirato poeti e compositori: da sempre i dolci richiami degli uccelli hanno toccato il cuore dell’uomo, ispirando versi e musiche immortali. Grieg, Ravel, Prokofiev (tra gli altri), sono rimasti così affascinati dalla melodia di merli, usignoli e colombe da trasformare i loro richiami in musica. Vivaldi ha composto il celebre concerto “Il Gardellino”, mentre Girolamo Frescobaldi ha lasciato “Capriccio sopra Cucho” a testimonianza della fascinazione per il verso del cucù. Ludwig van Beethoven, nel secondo movimento della “Sinfonia n.6 Pastorale”, ha inserito l’imitazione del verso dell’usignolo e della quaglia eseguiti rispettivamente da flauto ed oboe. Richard Wagner, invece, nel Sigfrido, ha inserito il brano “L’uccello nel bosco”.

Come imparare a riconoscere il canto degli uccelli

Il modo migliore per imparare a riconoscere gli uccelli anche grazie al loro canto è andare in natura e prepararsi all’ascolto della musica più bella mai realizzata. Il coro di un bosco o di un parco cittadino sono una vera sinfonia, specie per chi sa coglierne le varie sfumature.

fonte: lipu

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