Pubblicato il: ven, Nov 25th, 2016

Sì alle Riserve integrali per proteggere flora, fauna e ambiente

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Mount Live porta avanti l’inchiesta partecipata sulle Riserve Integrali, zone off-limits che insistono in molti Parchi del territorio nazionale. Negli ultimi tempi tali Riserve hanno aperto un dibattito serrato tra i fruitori della montagna con posizioni divergenti in merito. Mount Live, quindi, sta dando voce e spazio a coloro che vogliono dire la loro. Inviate il vostro contributo all’indirizzo mail redazione@mountlive.com

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Come ambientalista convinto ed escursionista, sono pienamente d’accordo per la organizzazione delle riserve integrali. Se crediamo nell’ecosistema bisogna proteggere la flora, la fauna, l’ambiente. Il paradosso è quando ci trovi i mezzi motorizzati, che fanno quello che vogliono. Guai a informarli che stanno violando una legge, puoi essere anche offeso. Purtroppo, se ti trovi in una ZONA A, dove esiste sentieristica e segnaletica, ma devi stare attento anche all’aria che respiri, l’escursionista si sente intimorito. Va bene a non raccogliere piante in via di estinzione, non disturbare la fauna, specialmente in determinati periodi, ma non poter raccogliere GLI ORAPI (SPINACIO SELVATICO), che si riproduce due volte l’anno, che c’è n’è in abbondanza, si dovrebbe trovare una soluzione. E’ vero che ci sono persone che ne raccolgono in quantità smisurata, perché venduta ci si guadagna bene, allora bisogna aumentare la sorveglianza. Stesso discorso per i funghi ed i frutti di bosco. Avendo frequentato i MONTI TATRA IN POLONIA e LES PICS D’EUROPE IN SPAGNA, dove anche in questi paesi esistono riserve integrali, qui le persone possono entrare, ma accompagnate dalle guide. I sentieri sono manutentati, non ci sono rombi di motore, ci si immerge nell’ambiente. Ci sono tanti pascoli e pastori, non si importa niente. Vedere le nostre montagne, nell’Abruzzo, dove è quasi impossibile parlare con un pastore che osserva le sue pecore, perché non li trovi più, è un dispiacere. Il patrimonio ambientale, culturale, storico, eremitico, pastorale, pieno di leggende, tradizioni, in breve…un patrimonio di vita che si trova nel territorio di Pennapiedimonte CH, come ho raccontato in un mio articolo, avrà vita breve. Questo territorio si trova nella zona A, ci sono circa 180 grotte che erano abitate dai pastori, visitarle è una impresa ardua, ciò che resta dei sentieri pastorali è difficile trovarli e calpestarli, perché chiusi dai ginepri, dai rovi, dalle frane, dal dissesto idrogeologico. Perché dobbiamo dimenticare questa storia, non offrire alle persone la possibilità di educarsi su una vita vissuta con stenti, ma con gioia, dagli eremiti, dai pastori, dai residenti? Rendersi conto come veniva coltivata la terra, con la costruzione dei terrazzamenti, recuperare l’acqua piovana, accontentarsi di ciò che offriva la natura, il territorio. Ci sono soluzioni? Certamente sì e non costerebbero neanche tanto! Sono convinto che le riserve integrali accetterebbero la non rigidità e il non essere molto esigenti, il rispetto sì.

Luciano Pellegrini
Escursionista/Giornalista

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