Pubblicato il: ven, Ott 2nd, 2015

Sul Morrone sulle tracce di Celestino V tra secolari abeti bianchi

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Le avventure dei Lettori >>> Escursione interessante per flora, storia, cultura e panorama sui monti della Majella (Morrone) partendo dal Colle delle Fate per giungere al Rifugio del Puzzacchio

morrone

 

Riceviamo e Pubblichiamo: 

 

Insieme all’amico G.P. anche lui iscritto al CAI (Club Alpino Italiano), della sezione Majella di Chieti, abbiamo fatto una escursione sulla montagna del Morrone, dal Colle delle Fate al rifugio del Puzzacchio.

Questa escursione è interessante per la flora, la storia, l’ambiente, la cultura, il panorama. La montagna del Morrone, MURRA “terreno pietroso”, è una riserva naturale protetta inserita nel Parco Nazionale della Majella, che si sviluppa da Popoli PE a Sulmona AQ. Le cime non raggiungono altezze notevoli, la cima più elevata è il Monte Morrone, 2061 m. Tuttavia i dislivelli sono apprezzabili perché il più delle volte si parte da circa 400 m.

Ci sono lunghe carrarecce e valloni, molte rave che fanno guadagnare rapidamente il dislivello, ma sono ripide e difficoltose, purtroppo c’è poca acqua.

LA MONTAGNA DEL MORRONE è stata frequentata da Pietro Angelerio, l’eremita Pietro da Morrone, il futuro papa Celestino V. Pietro da Morrone edificò su questa montagna due eremi, il primo nel 1241 vicino Sulmona AQ, in località Segezzano, dove trovò ricovero in una grotta presso la piccola chiesa di Santa Maria, che in seguito fu distrutta dalla frana del “colle delle nocelle” durante il terremoto del 1276. Oggi in questa località c’è la Badia Morronese o abbazia di Santo Spirito al Morrone. Il secondo eremo lo fece costruire nel 1293, ormai quasi ottuagenario, dove decise di ritirarsi per sempre, l ‘eremo di sant’Onofrio al Morrone. Un’altra unicità di questa montagna è che nell’anfiteatro de La Fossa, 1200 m, ci sono maestosi e secolari Abeti bianchi. C’è anche un tipico roccione isolato, utilizzato un tempo come riparo per le greggi.

 

Il sentiero per il Colle delle Fate inizia da Roccacasale AQ un comune di 713 abitanti, ad una quota di 450 m e che fa parte della Comunità montana Peligna. Il borgo è costruito sulle pendici del Monte della Rocca, con la fisionomia di un centro medievale e con un tipico castello, costruito nel 1056.       I primi abitanti della zona sono stati gli Italici,nell’epoca preromana, precisamente nella zona del Colle delle Fate.

Parcheggiata la vettura in piazza, si segue la segnaletica del parco ed in circa un’ora si raggiunge il Colle del Frate, 724 m. Sul sentiero è facile trovare cocci di terracotta e di ceramica. Il colle è formato da fortificazioni preromane costruite con grandi blocchi poligonali in tre cinte murarie, di cui la terza è a forma di “Tholos”, databile fra il IV e il II secolo a.C.  Una leggenda narra che al centro del Colle delle Fate vi sia nascosto un castello incantato dove risiedono le fate che per uscire si servono di un pozzo situato all’interno del cortile del castello di Roccacasale.  Si narra che le donne del borgo hanno poteri Magici.

Questo posto incantato che ti fa riflettere, era pieno di fiori gialli la “Stembergia Lutea”, che è un croco a fioritura autunnale. La sua eleganza mi ha commosso, l’ho accarezzato, l’ho contemplato, quasi la voglia di scrivere una poesia…, saranno state le fate a piantarle!

Ci rimettiamo in cammino per raggiungere il RIFUGIO PUZZACCHIO a 1000 m di quota. Il sentiero sale senza difficoltà e dopo un’ora notiamo un pozzo che probabilmente ha dato il nome al rifugio. Questo antico pozzo in pietra, veniva usato dai pastori. Mi sono affacciato da una finestra in metallo scardinata, ricavata sul bordo del pozzo, per vedere l’interno. La profondità è circa 20 metri e il diametro circa tre metri. Il pozzo è rinforzato da rocce squadrate, quindi un ingegnoso lavoro di manovalanza. Il rifugio è stato ristrutturato recentemente, è molto accogliente ed è una base di appoggio per gli escursionisti che desiderano effettuare trekking di più giorni. Proseguiamo su carrareccia verso la “Valle dei Preti” chiamata anche la “Piana del Beato Nunzio”, una valle di origine carsica con la presenza di residui di insediamenti pastorali. Meno male che c’è una fonte dove ci siamo potuti dissetare, ormai quasi disidratati. L’acqua sgorga dall’interno di una nicchia votiva intitolata al Beato Nunzio di Roccacasale. Altri sei chilometri per chiudere l’anello ed arrivare a Roccacasale. Una ultima fatica, una ripida salita, per raggiungere la vettura parcheggiata nella piazza del castello.

 

  • Partenza: c/o castello Roccacasale
  • Arrivo: Colle delle Fate rifugio Puzzacchio
  • Tempo di percorrenza: 6 ore A/R
  • Difficoltà: E – Escursionistico
  • Lunghezza: 14 km
  • Dislivello: 650 m

 

Luciano Pellegrini

 

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