Pubblicato il: mar, Lug 21st, 2015

“Sulle Alpi la deriva consumistica, montagna come svago da lunapark”

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Pubblichiamo il parere del Comitato etico-scientifico dell’Associazione Mountain Wilderness in merito allo smembramento del Parco dello Stelvio e alla realizzazione della nuova funivia sul Monte Bianco a Punta Helbronner ed in generale alla situazione delle Alpi:

 

stelvio

 

Il consiglio direttivo di Mountain Wilderness Italia si è rivolto al comitato etico-scientifico dell’Associazione per ottenere, dai singoli membri, un parere su due questioni che riguardano il significato culturale e gestionale della tutela del patrimonio naturale montano. I due quesiti fanno riferimento all’imminente smembramento del Parco Nazionale dello Stelvio e all’inaugurazione della nuova funivia del Colle del Gigante (Monte Bianco) con le prevedibili ricadute sul piano dell’immagine dell’alta montagna e della sua fruizione. Qui di seguito offriamo al consiglio direttivo dell’Associazione e all’opinione pubblica le nostre prime e sintetiche risposte, riservandoci di articolarle in seguito in un documento più approfondito e dettagliato.

E’ indubbio che il Parco Nazionale dello Stelvio abbia, all’origine, un peccato originale che non è mai riuscito a cancellare completamente. Imposto dal governo fascista all’interno di una infausta politica di italianizzazione coatta dei territori di madre lingua tedesca, conquistati durante la prima guerra mondiale, il Parco, a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, è stato costantemente avversato – e boicottato- dal governo dell’Alto Adige/ Sud Tirolo. Ciò ha provocato situazioni di paralisi e disaffezione che hanno aperto di fatto le porte alle proposte della speculazione consumistica. Del resto oggi, dietro alle motivazioni identitarie di matrice nazionalistica sbandierate dalla Sudtiroler Voelkspartei, si celano ragioni legate a precise prospettive di sfruttamento economico e ludico ( la caccia ai grandi ungulati in primo luogo) divergenti dalle prioritarie preoccupazioni protezionistiche. Ammettiamo senza imbarazzi che la gestione del Parco – soprattutto sul versante lombardo, ma non solo – non sia stata negli ultimi decenni un modello di efficienza e di lungimiranza. Gli imperativi commerciali, orientati verso lo sfruttamento della pratica dello sci, hanno facilmente scardinato e stravolto la proposta alternativa che ogni Parco Nazionale dovrebbe saper esprimere e difendere. Mentre, d’altro canto, le popolazioni locali hanno dovuto subire un coacervo di piccole angherie burocratiche che spesso ne hanno limitato, senza una vera ragione, l’autonomia decisionale e la qualità dell’esistenza quotidiana. Tutto ciò ammesso, reputiamo che la decisione -di stampo prettamente politico – di dividere il Parco in tre unità praticamente indipendenti, rappresenta un grave e ingiustificato vulnus e orienta la gestione di questa grande area naturale protetta verso esiti certamente non positivi, sia per quel che riguarda i livelli di tutela della biodiversità e del paesaggio, sia per quel che riguarda il messaggio simbolico del Parco, sia infine per quel che riguarda gli orientamenti della comunità internazionale riguardo al valore e alla “mission” dei Parchi Nazionali del mondo. Ci auguriamo che questo nostro parere venga letto come un accorato appello per convincere, seppure in extremis, il Governo Italiano a recedere da un simile, gravissimo errore.

L’iniziativa di Mountain Wilderness che tenta di rimarginare questa ferita rilanciando la proposta di una rete di aree protette, site lungo il crinale delle Alpi Centrali e saldamente collegate tra loro (Parco PEACE), pur sfiorando l’utopia, potrebbe rappresentare un passo avanti e un modello propulsivo di notevole interesse. Purché inglobi anche i confini dei territori alto-atesini e ne coinvolga gli abitanti.

 

funivia bianco

 

Diversa e apparentemente più circoscritta è la reazione negativa causata dall’inaugurazione trionfale della nuova funivia a cabine rotanti che dalla frazione di Entreves ( Courmayeur) raggiunge in due campate la punta Helbronner, situata esattamente sul confine tra Italia e Francia. Va chiarito che la punta Helbronner era già stata manomessa da tempo per accogliere la piccola bidonvia proveniente dal Rifugio Torino vecchio e per ospitare la stazione di partenza dei carrelli che, attraverso la Vallée Blanche, raggiungono la Aiguille de Midi in Francia. In prima battuta lo scandalo riguarda solo le dimensioni spropositate della nuova stazione di arrivo, il suo carattere di centro di ristorazione e intrattenimento. Inoltre desta sconcerto anche la trasformazione della stazione intermedia ( Pavillon di Mont Frety) in un magniloquente edifico predisposto per ospitare centri commerciali, convegni, proiezioni cinematografiche.

Questi i fatti. Ma al di là dei fatti è la proposta “culturale” che tali fatti sottintendono e promuovono a rendere perplessi. Tutta l’operazione rispecchia un atteggiamento nei confronti della integrità della alta montagna arrogante e banalizzante, in una prospettiva di sfruttamento ludico-consumistico di bassissimo conio, al di là delle trovate architettoniche. Le Alpi sono ancora in gran parte un “continente” d’alta quota libero dalle cicatrici infette prodotte dagli interessi aggressivi delle forze economiche che continuano a orientare i bisogni e le aspirazioni delle comunità locali, ottenendone spesso il consenso. Luoghi privilegiati ma sempre più fragili in cui chi davvero lo voglia può ancora sperimentare un incontro con la natura autentico e non condizionato. In tale prospettiva il massiccio del Monte Bianco dovrebbe porsi e essere difeso come il centro di eccellenza di questo “continente” e del suo fondamentale ruolo etico e culturale; vediamo invece che proprio lassù si concentrano oggi i più dannosi progetti di sfruttamento. Il silenzio grandioso dei ghiacciai umiliato dal continuo sfarfallare di elicotteri e aerei turistici, l’edificazione di rifugi sempre più invadenti e simili ad alberghi, le vette trasformate in terrazze panoramiche con pavimenti di vetro per sperimentare senza pericolo il brivido del vuoto: tutto conduce verso la riduzione dell’esperienza possibile in direzione di uno svago da luna park. Giusta e più che giustificata dunque appare la battaglia che – seppure a cose fatte – portano avanti le associazioni ambientaliste con in testa Mountain Wilderness. Perché questa deriva consumistica resti un caso isolato di incultura e non le sia permesso di estendere il contagio.

 

Firmano per il Comitato Etico-Scientifico:

Prof. Luisella Battaglia: ordinario di Filosofia Morale e Bioetica, Università di Genova.

Prof. Pietro Bellasi: già docente di Sociologia dell’Arte, Università di Bologna

Dr. Salvatore Bragantini: economista e editorialista del Corriere della Sera. Alpinista.

Prof. Remo Bodei: ordinario di Filosofia Teoretica, Università di Los Angeles e di Storia della Filosofia e Estetica, Normale di Pisa

Prof. Luisa Bonesio: già prof. di Estetica e Geofilosofia del paesaggio, Università di Pavia

Prof. Duccio Canestrini: docente di Antropologia del Turismo e di Antropologia del Cinema, Università di Lucca e Trento. Probiviro dell’associazione italiana Turismo Responsabile.

Dr. Alberto Cuppini: esperto in energie rinnovabili

Dr. Federica Corrado: presidente di CIPRA Italia. Ricercatrice in tecniche e pianificazione urbanistica, Politecnico di Torino

Enrico (Erri) De Luca: romanziere, poeta, traduttore, saggista. Alpinista.

Fausto De Stefani: Alpinista, garante di Mountain Wilderness International. Presidente onorario di Mountain Wilderness Italia

Kurt Diemberger: alpinista, scrittore, film maker. Presidente onorario e garante di Mountain Wilderness International.

Dr. Massimo Frezzotti: dirigente ricerca ENEA, già responsabile dell’ unità tecnica Antartide. Presidente del comitato glaciologico italiano; Alpinista.

Maurizio Giordani, alpinista, guida alpina. Garante di Mountain Wilderness International

Prof. Carlo A. Graziani: ordinario di Istituzioni di Diritto Privato, Università di Siena. Già presidente del Parco Naz. dei Sibillini

Alessandro Gogna, alpinista, guida alpina, scrittore, giornalista. Garante di Mountain Wilderness International

Prof. Cesare Lasen: già presidente del Parco Naz. delle Dolomiti Bellunesi; botanico e protezionista

Prof. Sandro Lovari: ordinario di Scienze Ambientali e Fauna, Università di Siena

Prof. Paolo Maddalena: prof di Diritto per il patrimonio culturale e ambientale. Università della Tuscia; magistrato. Già Giudice Costituzionale.

Dr. Mario Maffucci: già dirigente RAI. Giornalista. Esperto in comunicazione.

Prof. Ugo Mattei: ordinario di Diritto Civile, Università di Torino. Competenze in giurisprudenza, beni comuni e ambiente montano

Franco Michieli, scrittore, pubblicista, alpinista. Garante di Mountain Wilderness International.

Carlo Alberto Pinelli, alpinista, regista, scrittore. Docente di Cinematografia Documentaria, Università Suor Orsola Benincasa, Napoli. Garante di Mountain Wilderness International

Prof. Stefano Rodotà: prof. Emerito di Diritto Civile, Università La Sapienza, Roma. Già garante per la privacy. Già membro del Parlamento. Strenuo difensore dei diritti comuni.

Prof. Italo Sciuto: docente di Filosofia Morale, Università di Verona

Arch. Francesco Scoppola. Direttore Generale Beni Culturali, Ministero dei Beni Culturali e del Turismo. Alpinista

Dr. Lodovico Sella, Presidente Fondazione Sella, Garante di Mountain Wilderness International

Michele Serra. Giornalista, opinionista, scrittore.

Prof. Salvatore Settis: ordinario di Archeologia Classica, Normale di Pisa

Dr. Stefano Sylos Labini: dirigente ENEA, geologo, esperto di energie rinnovabili e politiche economiche

Prof. Francesco Tomatis, alpinista; ordinario di Filosofia Teoretica, Università di Salerno. Garante di Mountain Wilderness International.

Dr. Stefano Unterthiner : firma del National Geographic. Zoologo e fotografo.

 

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