Pubblicato il: gio, Feb 26th, 2015

Walter Bonatti 50 anni fa sul Cervino dimostrò al mondo la vera essenza dell’alpinismo

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bonatti

Walter Bonatti 50 anni fa, tra il 18 e il 22 febbraio del 1965, scrisse una delle pagine più belle, più incredibili, più memorabili della storia dell’alpinismo mondiale. Bonatti arrivò in vetta al Cervino, in invernale e non in modo normale… ma alla sua maniera! Fu l’ultima sua scalata estrema, lo preannunciò e così fu da allora. Fu la scalata dei record: prima scalata con una nuova via, prima volta per la direttissima, prima invernale, prima in solitaria. E scusate se è poco!
Bonatti volle il Cervino a 100 anni di distanza dall’impresa di Edward Wymper che, insieme a sei compagni, nel mese di luglio, conquistò la cima. L’altro suo record fu che rifiutò ogni sorta di tecnologia moderna. Salì appiglio dopo appiglio, con attrezzatura rudimentale a volte costruita da egli stesso; inutile ribadire che salì senza softshell, intimo termico, barrette energetiche e quant’altro.

Salì per la nord, la parete nord dove non batte mai il sole; quattro giorni in parete col freddo a parlare con l’orsacchiotto regalatogli da un bimbo di Zermatt. Giù, intanto, giornalisti, gente comune, binocoli e cannocchiali a cercare di intravedere un puntino su quella enorme parete… di sera la stessa gente tornava a casa e, al calore del camino, pensava a Bonatti all’addiaccio, pensava cosa spingesse quell’uomo a sopportare tutto ciò… e Bonatti lo ha detto più volte: la montagna è un mezzo e non un fine; tramite la montagna conosco me stesso, cerco me stesso.

Poi all’indomani un elicottero si alza in volo ma di Bonatti nessuna traccia, l’Italia, il mondo, è in apprensione anche perché il Cervino è chiuso dal maltempo… alla fine sì, sulla croce, sulla vetta del Cervino (4.478 mt) c’è un ometto, anzi un grande uomo, che è riuscito in un’impresa al limite dell’impossibile così come sono state tutte le scalate di Bonatti a partire dalla parete Est del Grand Capucin e sul Pilastro Bonatti del Dru sino alla vetta del Gasherbrum 4 (la “Montagna di luce”) e sul K2 dove diede “ossigeno” a un’Italia distrutta, non solo fisicamente, dalla Grande Guerra…

 

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