Piasecki-Wroz-Bozik il 3 agosto ’86 sulla mitica Magic Line del K2

Quell'anno Renato Casarotto, alcune settimane prima, morì sul K2

Era l’anno nero del k2 (morirono 13 alpinisti, anche Renato Casarotto): team polacco-sloveno, Piasecki-Wroz-Bozik, riesce a salire il K2 per la difficile e tecnica via Magic Line (così denominata da Messner che la tentò nel ’79)

Correva l’anno nero del k2. Il 1986. Tra giugno ed agosto sulla seconda vetta della Terra morirono 13 alpinisti. Tra cui anche l’italiano Renato Casarotto (16 luglio) che stava tentando in solitaria lo sperone sud-sud-ovest (si fermò a qualche centinaia di metri dalla vetta).

Il 12 luglio Renato Casarotto inizia un tentativo solitario  mantenendosi in contatto radio con la moglie Goretta, al campo base. Le condizioni dell’ascensione sono difficili, soprattutto a causa del cattivo tempo; il 16 luglio dopo aver raggiunto quota 8300m Casarotto abbandona l’impresa e scende. Dopo aver raggiunto senza problemi il fondo della parete alle 19 circa, mentre scende sul ghiacciaio a soli venti minuti dal campo base, l’alpinista viene tradito dal cedimento di un ponte di neve ritenuto sicuro e sul quale erano transitate senza problemi intere spedizioni. Cade così in un crepaccio profondo 40 metri: riesce comunque ad avvertire la moglie, che stabilisce il contatto radio pochi minuti dopo la caduta. Si mobilita una squadra di soccorso, che raggiunge il crepaccio e riesce ad estrarre l’alpinista; questi però è rimasto gravemente ferito dalla caduta, e muore poco dopo essere stato riportato alla luce. La salma verrà successivamente tumulata all’interno dello stesso crepaccio. Nel 2003 alcuni alpinisti kazaki ritrovano la salma, portata a valle dal movimento del ghiacciaio, e le danno sepoltura definitiva nei pressi del memorial Gilkey. Una parte dei contatti radio con la moglie e il luogo della caduta vengono ripresi e inclusi nel docu-film K2 – Sogno e destino, girato da Kurt Diemberger e Julie Tullis.

renato casarotto

Renato Casarotto

Il team polacco-sloveno in vetta

Qualche settimana dopo il trio polacco-slovacco Piasecki-Wroz-Bozik è in vetta al K2, per la difficilissima Magic Line. Era il agosto. Il team polacco era composto da una squadra di sei persone: Janusz Majer, Krystyna Palmowska, Anna Czerwinska, Wojciech Wróż, Przemislaw Piesecki ed il cecoslovacco Petr Bozik.

Tragedia in discesa

Ma poi sopraggiunge la tragedia. In discesa. I tre sono troppo stanchi per ridiscendere la Magic Line e puntano a campo 4 lungo la via normale. Durante la discesa, però, Wojciech Wróż cade da una corda fissa sul collo di bottiglia, probabilmente a causa della mancanza di un nodo di sicurezza al fondo della corda, e scompare.

I suoi due compagni di cordata, sotto shock, arrivano al campo verso le due del mattino. Intanto il resto del team restò sulla Magic Line (Majer, Palmowska e Czerwinska) iniziano il rientro lungo la medesima via, senza aver raggiunto la vetta. Nonostante le avverse condizioni meteo, i tre riuscirono a raggiungere il campo base in relative buone condizioni l’8 agosto.

La spedizione fu organizzata dal Club Alpino di Katowice. Ed iniziò il 22 giugno, in meno di un mese realizzarono tre campi avanzati.

La ripetizione catalana

Da allora una spedizione catalana è stata la sola a ripeterla. Il 16 agosto 2004 alle 24,00, Jordi Corominas, della spedizione catalana “Tarragona Magic Line Expedition 2004”, raggiunse (senza ossigeno) la vetta del K2 proprio per la Magic Line. Ma anche questa salita costò cara: in discesa morì Manuel de la Matta (un malore), che insieme a Oscar Cadiach abbandonò la salita a 8300 m.

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