Abruzzo, la nuova legge sulle valanghe

Il Consiglio regionale dell’Abruzzo ha approvato, all’unanimità, il progetto di legge che modifica la legge regionale 47/1992 in materia di rischio valanghe.
Con questa riforma la Regione Abruzzo affida all’Agenzia regionale di Protezione Civile competenze e responsabilità che prima erano in capo alla Giunta.
La nuova legge introduce definizioni aggiornate, semplifica procedure, riorganizza l’unità operativa dedicata e valorizza il ruolo del Comitato tecnico regionale e delle Commissioni locali Valanghe, con riferimenti agli indirizzi operativi nazionali. Viene, inoltre, modificato il titolo stesso della legge, che ora parla esplicitamente di ‘prevenzione e mitigazione del rischio da valanga’, in linea con l’approccio moderno alla gestione del rischio.
L’obiettivo era ed è quello di allineare la normativa abruzzese alle più recenti direttive nazionali in materia.
Le novità
L’Agenzia Regionale di Protezione Civile (ARPC) avrà competenza a elaborare e aggiornare la Carta di Localizzazione Probabile delle Valanghe (CLPV), documento tecnico che individua le aree del territorio regionale potenzialmente soggette a valanghe.
Redazione Carta dei Rischi Locali di Valanga (CRLV), strumento operativo destinato ai Comuni per pianificare in modo più preciso la prevenzione.
Istituzione del Comitato tecnico regionale per lo studio della neve e delle valanghe (CORENEVA) e delle Commissioni Locali Valanghe (CLV), organi tecnici consultivi che supportano i sindaci nella valutazione e gestione del rischio.
Introduzione di misure cautelative urbanistiche: nelle aree individuate come a potenziale rischio valanghe, gli interventi edilizi o infrastrutturali sono sospesi “a titolo cautelativo” fino alla redazione della Carta dei Rischi.
Le implicazioni
I Comuni montani abruzzesi ora avranno, secondo la legge, una maggiore responsabilizzazione nella pianificazione, monitoraggio e gestione delle aree a rischio valanghe.
Previste le Commissioni Locali Valanghe (CLV): ovvero strumenti tecnici a supporto dei sindaci per analizzare le condizioni nivologiche e proporre eventuali misure di prevenzione.
Per i cittadini e gli operatori del territorio, la riforma introduce una maggiore trasparenza. Sarà possibile conoscere con precisione le aree più esposte, definire procedure più chiare per interventi, manutenzioni o attività turistiche in zone montane.



