Alpi a due facce tra spopolamento, invecchiamento e nuova vitalità
I dati di una ricerca condotta da Università di Torino, Istat e Mase. Nuovi flussi migratori e modelli di residenza restituiscono vitalità a borghi e vallate. Le Alpi (sempre più internazionali) diventano un laboratorio di nuova residenzialità, dove si intrecciano movimenti interni, flussi transfrontalieri e arrivi dalle città...

Montagna a due facce: da un lato, l’invecchiamento e il calo naturale della popolazione; dall’altro, nuovi flussi migratori e modelli di residenza che restituiscono vitalità a borghi e vallate.
In sintesi il recente rapporto Demographic scenarios, residential mobility and impacts of climate change in the Alps analizza i mutamenti avvenuti tra il 2013 e il 2023, offrendo un quadro aggiornato su popolazione, mobilità e migrazioni nelle aree alpine.
Trasversale e di impatto crescente è il cambiamento climatico, coi suoi effetti attuali e potenziali in termini di adattamento delle popolazioni alle sfide ambientali.
La ricerca
È stata condotta dal Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino e riprende, a dieci anni di distanza, gli esiti del Quinto Rapporto sullo Stato delle Alpi (RSA 5), realizzato durante la Presidenza italiana della Convenzione delle Alpi 2013-2014.
La ricerca ha visto coinvolti anche Istat e Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE).
Nel corso del 2026 la ricerca si estenderà all’intero arco alpino internazionale, grazie anche a un ulteriore accordo di collaborazione tra UniTo Cps e l’Accademia delle Scienze di Innsbruck.
L’obiettivo
Obiettivo: aggiornare i dati per guidare le politiche alpine in materia di sviluppo sostenibile, adattamento ai cambiamenti climatici e ripopolamento dei territori montani.
I dati
Natalità in calo e migrazioni positive: un decennio demograficamente “ibrido”
Negli ultimi dieci anni, scrivono dall’Università di Torino, le Alpi italiane hanno vissuto un lento ma costante mutamento demografico. Tra il 2013 e il 2023 la popolazione complessiva è leggermente diminuita, da 4,36 a 4,31 milioni di abitanti (–1,2%). La densità abitativa resta molto inferiore alla media nazionale (195 abitanti per km²), con valori minimi in Valle d’Aosta e Friuli-Venezia Giulia e più elevati in Lombardia e Veneto.
Il segno più evidente del decennio è l’invecchiamento. La quota di over 65 ha superato il 25%, mentre la popolazione in età lavorativa è scesa al 62,6% (contro il 66,4% nazionale). L’indice di vecchiaia (il rapporto tra la popolazione anziana di 65 anni e oltre e quella giovanile 0-14 anni) è passato da 1,5 a 2,1, e nelle regioni di confine come Friuli-Venezia Giulia, Liguria e Piemonte gli anziani raggiungono quasi il 30% dei residenti. Fa eccezione il Trentino-Alto Adige/Südtirol, dove il saldo ancora positivo in termini di nuovi nati e la presenza di stranieri contribuiscono a ringiovanire la popolazione.
Il saldo naturale (differenza tra il numero di nati vivi e il numero di morti) della popolazione alpina resta negativo (-3,1‰ nel 2014–2023), riflettendo il peso dell’invecchiamento e la riduzione della fecondità. Tuttavia, il bilancio complessivo migliora proprio grazie ai flussi migratori, interni e internazionali: il saldo migratorio infatti è positivo (+20,7‰), soprattutto nei comuni oltre i 700 metri di altitudine e con medio-alto grado di urbanizzazione (+37,8‰). In molte vallate, l’arrivo di nuovi residenti – italiani e stranieri – ha compensato le perdite dovute alla bassa natalità, evitando l’abbandono di paesi e frazioni.
La demografia alpina si configura così come un sistema “ibrido”: da un lato, persiste in molte aree lo spopolamento ed è generalizzato l’invecchiamento; dall’altro, nuovi arrivi sostengono economie locali e servizi essenziali. Ma questa rinascita è diseguale: alcune aree crescono, altre si svuotano, accentuando la frammentazione interna del territorio montano.
Saldo migratorio dei comuni alpini italiani – 2013-2023
Le Alpi diventano così un laboratorio di nuova residenzialità, dove si intrecciano movimenti interni, flussi transfrontalieri e arrivi dalle città. I piccoli centri a bassa quota (sotto i 700 metri) e ben collegati con la pianura emergono come poli di attrazione grazie al miglior equilibrio tra qualità della vita, accessibilità e opportunità abitative. Le città alpine, invece, perdono abitanti: il saldo interno passa da +109 a -666, a vantaggio dei borghi minori.
Le aree di fondovalle e montagna medio-bassa, che dieci anni fa si svuotavano, tornano a crescere, grazie anche a nuovi stili di vita – dallo smart working al ritorno alla natura – e a un maggiore interesse per la montagna come luogo di residenza stabile. Le zone più alte, sopra i 700 metri, continuano a perdere popolazione nei flussi interni, ma recuperano grazie agli arrivi da fuori regione (+1.095) e dall’estero (+2.114).
Una montagna sempre più internazionale e in trasformazione
Tra il 2013 e il 2023 il saldo complessivo delle migrazioni con l’estero è triplicato, passando da +7.272 a +18.425. A trainarlo è l’immigrazione straniera (+23.646), che compensa l’emigrazione italiana (-5.221). Restano negative le relazioni migratorie con i paesi alpini confinanti – soprattutto Svizzera e Austria – dove continuano a spostarsi i giovani italiani tra i 25 e i 34 anni (saldo -1.180).
In crescita invece i flussi da Asia, Africa e America Latina, che rendono il paesaggio sociale alpino più eterogeneo e multiculturale. Gli stranieri non solo colmano i vuoti lasciati dallo spopolamento, ma portano nuove competenze, stili di vita e incentivi all’innovazione sociale.
Le Alpi italiane non sono più solo uno spazio di declino, bensì un mosaico di micro-territori in cui la mobilità ridisegna equilibri economici e sociali. Se l’invecchiamento resta una sfida strutturale, le migrazioni e l’abitare metromontano introducono elementi di resilienza, rendendo possibile una rinascita demografica fondata sulla diversità e sulla qualità della vita.
Il futuro
Il futuro dei territori alpini italiani dipenderà dalla capacità attrarre nuovi residenti, favorire nuove forme di residenza, migliorare i servizi di base e valorizzare la sostenibilità ambientale.
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