Attenzione ad assumere farmaci ad alta quota

Pubblichiamo integralmente l’articolo de Lo Scarpone:

Venerdì 14 giugno 2019 si è tenuto presso l’anfiteatro dell’ENSA (Ecole Nationale de Ski et Alpinisme”) a Chamonix la “Deuxième Journée Médicale Montagne et Altitude”, organizzata da Paul Robach, Alice Gavet e Samuel Vergèsdell’Association EXALT di Grenoble. Interessanti sono stati gli interventi di Paul Robach e della Fondazione Petzl sull’uso di alcuni tipi di farmaci in alta quota e sui possibili rischi.

Paul Robach, ricercatore dell’ENSA di Chamonix, ha presentato una relazione dal titolo “Medicalizzazione in alta montagna: prevenzione o aiuto alla performance?”. Il relatore si è domandato se l’uso dei farmaci può essere legato alla prevenzione delle patologie provocate dall’alta quota oppure semplicemente a migliorare la prestazione fisica. L’acetazolamide, i glicocorticoidi, la nifedipina e gli inibitori della fosodiesterasi sono i farmaci più usati per curare le patologie provocate all’alta quota. Non essendo l’alpinismo una disciplina di tipo competitivo, non esiste un regolamento anti-doping. L’assunzione di farmaci da parte degli alpinisti può, talvolta, rappresentare un problema per la sicurezza soprattutto a causa degli effetti collaterali. I farmaci possono mascherare l’affaticamento, permettendo di oltrepassare i limiti fisici e psichici degli alpinisti e mettendo a rischio la loro salute. Paul Robach ha parlato del documento messo a punto dalla Commissione Medica dell’UIAA dove si parla di etica e del corretto utilizzo dei farmaci. Tra il 1963 e il 2015 sono state organizzate 262 spedizioni all’Everest. L’uso dell’acetazolamide è stato utilizzato nel 69% dei casi come prevenzione, nel 25% per trattare il male acuto di montagna, in altri casi per aumentare la possibilità di raggiungere la vetta o per migliorare la prestazione fisica. II relatore ha descritto lo studio da lui effettuato presso i rifugi del Gouter e dei Cosmiques, nel massiccio del Monte Bianco, su campioni di urina in alpinisti maschi. Si è evidenziato che 35,8 % dei soggetti esaminati assumeva almeno un farmaco. Ha sottolineato il pericolo per la sicurezza per coloro che assumono sonniferi in alta quota.

È seguita la presentazione della campagna di informazione “Sonniferi+Alpinismo=cattivo cocktail” a cura della Fondazione Petzl. L’assunzione di un sonnifero seguita da una notte breve (meno di 5 ore di sonno) altera le capacità fisiche e mentali. Un sonno perturbato senza assumere sonniferi non compromette la buona riuscita di un’ascensione. Questa campagna d’informazione è stata sostenuta dal risultato di studi scientifici realizzati recentemente dal Laboratoire HP2 INSERM dell’Università di Grenoble. Il sonno in alta quota è perturbato a causa della carenza di ossigeno, ma questi farmaci andrebbero comunque usati con estrema prudenza e solo se effettivamente necessario. Il rischio é che il loro impiego si ripercuota sulla prontezza di riflessi durante l’attività.

La prima relazione della giornataera invece stata del Prof. Gianfranco Parati del Centro Auxologico di Milano, che ha parlato degli effetti dell’alta quota sulle malattie cardiovascolari. Parati ha effettuato numerosi studi clinici oltre che sulle Alpi, anche nel corso di spedizioni alpinistiche in Himalaya e sulle Ande. Ha ricordato che oltre cento milioni di visitatori sono presenti ogni anno sulle Alpi. Alcune raccomandazioni riguardanti le malattie cardiovascolari in alta quota sono state messe a punto da ricercatori esperti. A mano a mano che aumenta l’altitudine la ventilazione polmonare si incrementa (iperventilazione), e la concentrazione di anidride carbonica nel sangue si abbassa . Attraverso l’utilizzo di “wearable sensors” (sensori collocati negli indumenti), servendosi della telemedicina (“progetto magic”), Parati ha studiato l’andamento del sonno in Himalaya (“Highcare Himalaya”) tramite la polisonnografia nel corso di una spedizione all’Everest in Nepal. L’andamento dei valori della pressione arteriosa è stato studiato durante le varie fasi della spedizione. Le variazioni più rilevanti si verificano nel corso della notte, anche se in alta quota si assiste nell’intero arco delle 24 ore a un aumento della pressione arteriosa. Ecco perché è importante misurare i valori della pressione prima e durante una spedizione in altitudine specialmente nei soggetti ipertesi. Può essere quindi necessario variare il dosaggio e la modalità di somministrazione dei farmaci con l’intento di contrastare l’aumento della pressione arteriosa.

Dominique Jean, pediatra di Grenoble, ha, poi, illustrato i problemi del bambino in montagna, parlando dello Score di Lake Louise, che permette di valutare la presenza del male acuto di montagna nei bambini. Il rischio di edema polmonare nel bambino non è più elevato rispetto a quello dell’adulto, ma tuttavia è necessario avere qualche cautela in vista di un’esposizione all’alta quota. Alcune situazioni cliniche favoriscono l’insorgere delle patologie di alta quota: infezioni respiratorie, Trisomia 21, agenesia dell’arteria polmonare. Il neonato deve dormire supino per evitare il verificarsi di morti improvvise. Deve dormire in un ambiente non troppo secco. Nelle stazioni di sci alpino sono molto frequenti nel bambino le bronchioliti.

Gege. Agazzi CCM CAI
(da Lo Scarpone)

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