Buco di Viso riapre coi confini Italia-Francia dopo Covid-19

Il tunnel a 2.900 metri quest'anno riapre in anticipo. La storia del Buco di Viso

Riapre il Buco di Viso. Il tunnel forato nel 1490 che collega a 2.900 metri di quota l’Italia e la Francia. E la riapertura, quest’anno in anticipo rispetto agli scorsi anni, cade in concomitanza con la riapertura dei confini tra Italia e Francia dopo l’emergenza Covid-19.

La notizia arriva direttamente dalla pagina Facebook del Buco di Viso.

È ufficiale! Il tunnel del traverno è riaperto un’altra volta! E sì, questo tunnel è stato forato nel 1490 a oltre 2900 m di quota per facilitare gli scambi tra Francia e Italia (oggi è di attualità con l’apertura dei confini dopo il COVID 19)! È anche la prima svolta riportata sulle Alpi! Un luogo pieno di storia riaperto questa mattina anche dai guardiani del Refuge VISO per la più grande felicità degli escursionisti.

Il Buco di Viso

Nel 1472 il marchese Ludovico II di Saluzzo capì che per incrementare i traffici con il vicino Delfinato, senza passare da territori dei nemici Savoia, era necessario perforare le montagne.

Ecco come nacque il Buco di Viso, il primo traforo dell’intero arco alpino, la cui costruzione fu terminata nell’estate del 1480, una delle opere di ingegneria civile in alta montagna più antiche. Si trova a 2880 metri sul Monviso, 20 minuti di cammino sotto il colle delle Traversette.

buco di viso

 

leggi anche Montagna, Covid e futuro: parola ai rifugisti

La via per il Buco di Viso

Sentiero Il percorso per raggiungere il Buco di Viso parte dal Pian del Re, dove nasce il fiume Po, a circa 2.020 metri di altitudine. Si imbocca il sentiero V16 che porta al colle delle Traversette. L’ascesa non è trascurabile (800 m di dislivello) ma le pendenze sono abbastanza dolci e in totale l’escursione dura in media dalle due alle tre ore per tratta. Poco più a valle dell’entrata italiana della galleria, in una zona detritica denominata Pian Mait a circa 2.700 m di altitudine, ci sono i resti di una piccola caserma della Guardia di Frontiera.

L’opera

Gli ingegneri e i tecnici dell’epoca scelsero di scavare nella parete tra il monte Granero, la vetta più a Nord del gruppo del Monviso e Rocce Fourioun.
L’opera costò 12 mila fiorini, pagati per metà da Ludovico II e per il resto dai francesi.
Quando i lavori finirono, la galleria era lunga 100 metri, alta in media tra i 2 e i 2,5 metri per permettere il passaggio dei muli.

Il Tunnel

L’interno è privo di illuminazione e ha un’altezza media di 2,5 metri per circa 2 di larghezza. Ovvero dimensioni appena sufficienti a far passare un mulo caricato da due some laterali.
Il transito è libero e si può effettuare agevolmente solo nei mesi estivi poiché nei mesi invernali e primaverili la neve ne può ostruire l’ingresso rendendolo inaccessibile.

Per percorrere la galleria è necessaria una torcia ed è consigliabile un caschetto di protezione. L’aria presente all’interno è satura di umidità e la temperatura sensibilmente più bassa di quella esterna.

L’entrata sul versante italiano è più agevole di quella francese, che è più angusta poiché ostruita da sfasciumi di rocce e dalla neve fino ad estate inoltrata.

Il Buco di Viso per oltre 100 anni dopo la sua apertura, ha permesso ai governanti di Saluzzo di incrementare i traffici e i commerci con i partner francesi.

Nel 1601 con il Trattato di Lione, i marchesi perdevano l’indipendenza difesa per secoli e venivano annessi al Ducato di Savoia. Il passaggio vicino al Monviso, così, perse la sua importanza strategica, a vantaggio di altri valichi più agevoli.

La costruzione

Il procedimento costruttivo utilizzato fu quello antico descritto da Diodoro Siculo. Esso consisteva nell’accatastare contro la parete rocciosa una pila di legname a cui si dava fuoco.
La roccia, intaccata dalle fiamme, subiva un primo processo di calcinazione, a seguito del quale si screpolava e si fendeva frammentandosi gradualmente.

I minatori, quindi, inondavano la roccia con grandi masse di una soluzione di acqua bollente e aceto gettata con forza al fine di disgregarla anche internamente.
A quel punto la roccia diveniva sufficientemente friabile per essere attaccata con successo da martelli e picconi che venivano inseriti a forza e fatti agire nelle fessure che si erano venute a formare in precedenza.

Nel 1907 i primi interventi contemporanei, grazie al Governo e al Cai. Nell’estate di due anni fa la Regione Piemonte, in accordo con le autorità francesi, ha portato avanti un restauro della galleria. Riportandola alla sua lunghezza originaria, realizzando un condotto di cemento, ricoperto poi da pietre per nasconderne la modernità.

foto: facebook

© 2020, copyright. All rights reserved.
Per segnalazioni, errori o imprecisioni scriveteci a: redazione@mountlive.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

Articoli correlati

Back to top button