Caldo e frane, sospese le salite al Cervino

Zero termico ad oltre 4.000 metri, prima un’eccezione, ora è normalità. I ghiacciai si fondono, si aprono i crepacci, il permafrost si scioglie. I crolli aumentano, su tutto l’arco alpino.
L’ultima frana ieri l’altro sul Cervino, dove è venuto giù un pezzo di montagna sulla parete sud. Le guide alpine hanno interrotto le ascensioni e sconsigliano vivamente gli alpinisti ‘autonomi’ di salire sulla Gran Becca.
Lo stesso avevano fatto qualche settimana fa i ‘colleghi’ di Zermatt, sull’altro versante, limitando l’accesso perché la parte finale della cresta dell’Hornli, ‘spogliata’ dalla neve e dal ghiaccio, era instabile e troppo pericolosa.
Oppure basti ricordare le immagini, divenute virali, della cascata d’acqua che veniva giù dalla Nord del Cervino lo scorso fine giugno.
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“Non possiamo fare finta di niente – dice Laurent Nicoletta, presidente delle guide alpine del Cervino – perché il rischio è troppo alto. Per i clienti abbiamo pronto sempre un piano B, è vero che ci manca il cavallo di battaglia ma abbiamo altre montagne bellissime. E poi c’è settembre che è un mese perfetto per l’alpinismo”.



