Changabang, dopo 46 anni ripetuta la temibile e mitica parete ovest

Il trio, composto dai neozelandesi Matthew Scholes e Daniel Joll e dall'australiano Kim Ladiges, ripete l'impresa del 1976 dei due inglesi Joe Tasker e Pete Boardman sul Seimila del Garwhal

Il Changabang (6.864 mt), una delle montagne-mito del massiccio himalayano indiano di Garwhal. La prima salita risale al 1974 quando un team indo-britannico guidato da Chris Bonington riusce nella prima salita di questa montagna. Per la parete sud-est. Una montagna dura, difficile, dove sono morti diversi alpiniti.
L’inglese Brendan Murphy fu travolto da una valanga nel 1997, così come i messicani Andrés Delgado e Alfonso de la Parra scomparsi dopo essere saliti in vetta nel 2006.

Poi nell’autunno del 1976, due giovani alpinisti inglesi, Joe Tasker e Pete Boardman, affrontarono la formidabile parete ovest, un’avventura vista con scetticismo dal mondo dell’alpinismo. Una parete, insomma, ritenuta impossibile da scalare. I due ci riescono. In venticinque giorni aprirono una via rocciosa con difficoltà VI/A2, utilizzando tattiche di big wall. Fu considerata da tutti come una pietra miliare dell’alpinismo himalayano (impresa raccontata nel libro La montagna di luce). Da allora quella parete non era mai stata ripetuta. Sino a pochi giorni fa. Dopo 46 anni, infatti, il Club Alpino neozelandese ha annunciato il successo del trio composto dai neozelandesi Matthew Scholes e Daniel Joll e dall’australiano Kim Ladiges.

Changabang

Il Changabang è una montagna dell’Himalaya del Garhwal, nello Stato indiano dell’Uttarakhand. Fa parte delle cime che chiudono a nord-est il cosiddetto “santuario del Nanda Devi”. La forma aguzza a dente di squalo e la presenza di ghiaccio su pareti molto inclinate lo rende alpinisticamente difficile da affrontare da qualunque versante, malgrado la relativamente bassa altezza delle sue pareti.

 

changabang
new zealand alpine team

 

Prima salita

Dopo un lungo periodo di isolamento, la riapertura dell’accesso al Garwhal da parte delle autorità permette a partire dagli anni settanta diverse ascensioni importanti nella zona. Una spedizione inglese guidata da Chris Bonington e dal colonnello Balwant Sandhu rinuncia ad affrontare l’impressionante parete ovest e raggiunge la cima il 4 giugno 1974 attraverso un itinerario ben più facile, che raggiunge il colle tra Changabang e Kalanka attraverso la parete sud-est e da qui sale lungo la cresta nord-est.

Ascensioni importanti

  • 1976 Sperone Sud-ovest – un team del Japanese Alpine Club raggiunge la cima il 14 giugno dopo 33 giorni di scalata con ampio utilizzo di corde fisse e progressione artificiale.
  • 1976 Parete Ovest – Peter Boardman e Joe Tasker raggiungono la vetta il 15 ottobre 1976 dopo 25 giorni di ascesa. Compiono un’impresa storica per l’epoca, utilizzando in stile alpino le tecniche di arrampicata big wall su difficoltà continue di V/VI/A2 in totale isolamento per più di 20 giorni.
  • 1978 Diretta alla parete Sud – Wojciech Kurtyka, Krzysztof Żurek, Alex McIntyre e John Porter con un exploit notevolissimo per i tempi tracciano in otto giorni di scalata (dopo aver attrezzato alcune lunghezze iniziale) un percorso diretto di VI/A3 fino alla cima, raggiunta il 27 settembre.
  • 1981 Cresta Sud – Ugo Manera e Lino Castiglia con un drappello di alpinisti piemontesi (Isidoro Meneghin, Claudio Sant’Unione, Pietro Crivellaro, Alessandro Zuccon, Roberto Bonis) non professionisti dell’alpinismo espugnano in diversi giorni e a più riprese la montagna che definiranno “la montagna della vita”. Nella salita trovano materiale abbandonato dai predecessori Giapponesi durante la fase di ritirata.
  • 1997 Parete Nord – Andy Cave, Mick Fowler, Brendan Murphy e Steve Sustad si aggiudicano la prima salita della parete nord, 1600 metri di parete caratterizzati da difficile arrampicata di misto su roccia e ghiaccio. Murphy muore nella discesa a causa di una valanga.
  • 1998 The Lightening Route – un team composto da quattro russi, guidati da Pavel Shabalin, e dall’americano Carlos Buhler, traccia un’impegnativa via (VII/A4) di quasi 1600 metri sulla parete nord.

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