Dall’Appennino alle Ande, storia di un viaggio etico e solidale

Un cuore grande, pulsante dall’Appennino alle Ande. Una iniziativa a favore delle popolazioni della Cordillera Blanca con un duplice obiettivo: creare una torre di arrampicata da inviare a Shilla a Padre Bube per farla girare tra le parrocchie nei loro progetti per legare i giovani alle attività professionali di montagna e valorizzare, far conoscere e incoraggiare il modello di viaggio etico senza intermediari di agenzie dall’Italia per far arrivare i guadagni solo ai peruviani, direttamente a loro.

Un viaggio ricco di emozioni, di sguardi amorevoli e mani tese. I promotori hanno predisposto un calendario di eventi per presentare la loro avventura con l’intento di raccogliere fondi per le popolazioni di quelle terre. Un racconto che permetterà ai presenti di accedere al progetto di viaggio etico, infatti si daranno molte informazioni sul trekking in alta quota “Los Caminos de los Dioses”.

Le prossime date in scaletta

22 novembre Roma, Alp Station Montura
14 Dicembre Rieti, Chiesa diu S. Giorgio della Fondazione Varrone
Febbraio, Terni
Marzo, Macerata
In aggiornamento nel 2020

 

Storia di un viaggio fuori dall’ordinario

Il gruppo, molto affiatato, era composto da 13 trekker di diverse fasce d’età comprese tra 19 e i 71 anni; alcuni non si conoscevano ma ne è nata una solida amicizia, con la speranza di realizzare altri viaggi insieme. Si è trattato di un viaggio etico, complesso  e profondo. Non solo turismo, non solo trekking, ma molto di più per comprendere le multiformi attività del movimento italiano NO PROFIT e aconfessionale  (ma che segue il Vangelo nella pratica), chiamato Operazione Mato Grosso (OMG), che opera in alcuni Stati del Sud America per aiutare i poveri.

Dal viaggio è scaturito un progetto di solidarietà e di impegno “Dagli Appennini alle Ande” che prevede un calendario di eventi gratuiti con serate fotografiche spettacolari e consigli utili per intraprendere questo viaggio della vita per raccogliere fondi per la nuova associazione  di scopo (far sì che le povere comunità andine restino a lavorare tra le montagne e non emigrino) “Operazione Cordillera Blanca”, intensamente  voluta prima di morire da Padre Ugo de Censi, l’ispiratore dell’OMG. Un uomo, un salesiano che credeva nei giovani e si batteva con loro per un mondo più equo e solidale: 

“Vi lascio 4 parole: fare silenzio, fare fatica, fare con arte, saper perdere”.

Nel corso della serata si vedranno alcuni brevi filmati poco noti ed altamente coinvolgenti con Padre Ugo De Censi protagonista. 

Determinanti per la progettazione di questo viaggio etico senza agenzie (quindi con costi molto più contenuti per i partecipanti) – dice Ines Millesimi, tra i promotori dell’iniziativa – sono stati i collaboratori dal Perù con cui abbiamo preso contatti e che ci hanno anche accompagnati laddove necessitava: Padre Alessio Busato della parrocchia di Shilla, scelto da Padre Ugo prima di morire per portare avanti la causa delle popolazioni andine, Pier Luigi Valente pro attivista Operazione Mato Grosso, la preparata guida turistica Miluska V. Delgado a Cusco, le guide andine della Scuola di Andinismo Renato Casarotto a Marcarà. 

Ines Millesimi con una guida andina

Cosa vi resta del viaggio?

Nei nostri cuori e occhi resteranno: la Montagna dei Sette Colori di oltre 5000 mt, tutti siti archeologici visitati, il misterioso e sacro Machu Picchu, i musei di Cusco e la serata di danze native, le chiese e l’assistere alle messe così diverse dalle nostre, l’accoglienza di tutte le Case di Servizio delle OMG che ci hanno ospitati con il sorriso, il condividere un pasto caldo con i volontari e con i poveri. Ci resta la consapevolezza di aver compiuto un viaggio insolito, fuori dai circuiti battuti e dal turismo convenzionale, che ci ha permesso di “toccare” la cultura Inca, quechua e andina.

Un viaggio interiore…

Abbiamo imparato a rispettare e ad ammirare scelte di vita diverse e totali dalle nostre, come mettersi a servizio degli altri, la solidarietà praticata, il fare del bene senza aspettarsi nulla in cambio, il lavoro gratuito per gli altri. Abbiamo registrato per sempre in una mappa interiore i colori del Perù, le montagne meravigliose e i severi altipiani, ma anche i volti della gente incontrata, tantissima. Abbiamo apprezzato la cucina peruviana le rare volte che abbiamo sperimentato i ristoranti: si tratta della cucina tra le più varie al mondo, con 491 piatti tipici. 

E il trekking?

Abbiamo capito che le Ande sono dure, l’alta quota ha messo a turno molti di noi a dura prova. Tuttavia tutti e 13 abbiamo superato le vette e i passi in programma a oltre 5000 mt. Non abbiamo voluto prendere medicine e “aiutini” per avere più ossigeno. Ma i mal di testa, i mal di pancia, le tossi e i raffreddori di diversa importanza hanno accompagnati alcuni di noi lungo il viaggio, con strascichi differenti pure una volta tornati in Italia. Quanto al programmato tentativo di 5 componenti del team di arrivare in cima al Nevado Pisco (mt 5760) di notte,  il gruppetto ha dovuto rinunciare proprio sotto la vetta per malore accusato da alcuni componenti, pur essendo tutti ben acclimatati. 

Il viaggio ha incluso anche Lima?

Sì, l’ultimo giorno del viaggio è stato dedicato a Lima, la capitale del Perù. Vale la pena visitarla, il quartiere Barranco è molto bello, pieno di murales e affacciato sull’Oceano Pacifico. Nonostante il cielo grigio e il caos del traffico, abbiamo potuto spostarci con i pulmini e apprezzare la bellezza dei prodotti realizzati dagli artigiani che hanno frequentato le scuole speciali d’arte dell’OMG con la realizzazione di mobili, sculture, vetri, maglioni, coperte, sciarpe e tappeti; abbiamo ammirato i tesori archeologici del Museo Larco, la bellezza unica del convento di S. Francesco con l’ossario e la sua biblioteca, abbiamo gustato la cucina peruviana.

IL TEAM:

  1. Enrico Ferri CAI Antrodoco, coordinatore del team
  2. Barbara Fabrizi CAI Antrodoco
  3. Giuseppe Santimarrocchi CAI Antrodoco 
  4. Antonino Fabi CAI Antrodoco
  5. Giulia Feliciani CAI Antrodoco
  6. Ines Millesimi CAI Amatrice
  7. Maria Rita Pulvirenti CAI Amatrice
  8. Antonello Venga CAI Rieti
  9. Anna Ortenzi CAI Rieti
  10. Lucia Mazzei CAI Piedimonte Matese
  11. Daniela Tertulliani CAI Teramo 
  12. Schirru Maria Eugenia  CAI Frosinone
  13. Marina Guidi CAI Roma 

Ci parla dell’Operazione Mato Grosso? Ci dice delle origini e delle tappe fondamentali sino ad oggi?

L’OMG (Operazione Mato Grosso) nasce nel 1967 in Val Formazza, quando un gruppo di giovani, guidato dal Padre salesiano Ugo de Censi (Valtellina 1924- Lima 2018), decide di andare in Brasile, precisamente a Poxoreo, nello stato del Mato Grosso, per costruire una scuola. Al rientro in Italia iniziano ad organizzarsi in gruppi, per continuare ad aprire nuove spedizioni sostenendole con il ricavato dei loro lavori. A questa operazione lavorano ancora oggi volontari di estrazione laica e cattolica, parroci ma anche alpinisti (soprattutto sull’arco alpino è molto sentita l’esperienza).
Tre episodi hanno caratterizzato questo processo fino ai nostri giorni, due morti violente di missionari e la perdita di recente del fondatore Padre Ugo.  Nella cordigliera andina del Perù l’attività umanitaria dell’OMG è stata negli anni ’80-90 scoraggiata dal movimento guerrigliero maoista “Sendero Luminoso”: l’accusa rivolta ai missionari era di mantenere il popolo in uno stato di soggezione nei confronti di un ordine sociale che impediva la riforma agraria e la presa di coscienza dell’identità india. Alcuni volontari furono minacciati con le armi per farli desistere dalle loro attività. L’apice di questo periodo di tensione fu l’uccisione nel 1992 del missionario laico valtellinese Giulio Rocca, di trent’anni, animatore di una cooperativa giovanile d’intaglio del legno, una specialità che caratterizza la produzione di mobili e di statue dipinte con colori forti di alcuni laboratori di artigianato artistico.
Dopo la fine della rivolta senderista, un altro fatto di sangue scosse l’OMG nelle Ande peruviane. Nel 1997, a San Luis, il sacerdote di Faenza Daniele Badiali fu rapito da banditi con richiesta di riscatto. Il rapitore lo uccise il giorno seguente con un colpo alla nuca, probabilmente perché era stato riconosciuto dall’ostaggio.
Nel dicembre 2018 è morto Padre Ugo, il “Don Bosco” delle Ande, all’età di 94 anni. “Col tempo l’OMG ha dato origine a un fiume di solidarietà che ha portato in missione (in vari paesi dell’America Latina) centinaia di persone e di famiglie che dedicano mesi, ma spesso lunghi anni di servizio, ai diseredati e, insieme a loro, operano per uno sviluppo integrale delle popolazioni. Impresa riuscita, tant’è che la Repubblica peruviana aveva conferito al prete valtellinese la cittadinanza onoraria e Mario Vargas Llosa riferendosi al contributo dell’OMG, l’ha definito «una rivoluzione economica e sociale». Salesiano profondamente fiero di esserlo, uomo libero e anti- convenzionale, padre Ugo è stato, per tanti ragazzi un formidabile educatore. Aveva i giovani nel cuore e fino all’ultimo si è consumato per appassionarli a Dio, come aveva confidato a papa Francesco, durante il breve incontro con lui nel corso del viaggio in Perù del gennaio scorso (…). Negli anni successivi lì sono sorti laboratori di falegnameria artistica dove sono state formate generazioni di intagliatori e un ospedale che è un riferimento insostituibile per tutta la zona. Lì, nella chiesa di Chacas, a 3.500 metri di quota e quasi 700 chilometri di distanza da Lima, verrà tumulata la salma di padre Ugo che aveva dovuto abbandonare le Ande alcuni anni fa per ragioni di salute. Su quelle vette padre Ugo aveva portato la sua inseparabile fisarmonica, la passione per le montagne (che ritraeva in quadri a olio nei pochi momenti di relax) e l’allegria salesiana”.

 

Cosa è in pratica l’operazione Mato Grosso?

Principalmente è un gruppo giovanile spontaneo, dedito ad attività a carattere lavorativo per guadagnare fondi da destinare alle missioni in America Latina. Ma é molto di più che una attività di volontariato perché nell’impegno libero di ogni persona, ci si aiuta a cambiare la propria vita. Questa trasformazione si desidera e avviene quando ci si rende conto che il vero cambiamento comincia dal rovesciamento del proprio punto di vista troppo fondato solo ed esclusivamente sull’ego. Spingersi verso l’Altro, fare qualcosa di concreto per gli altri che con il loro lavoro cercano di riscattarsi da un presente e un futuro di povertà restando nella loro terra, è un’esperienza che dà tantissimo a chi l’ha fatta: restituisce forza, energia e voglia di vivere. Anche perché queste comunità che ruotano attorno all’OMG sono allegre, laboriose e tutti mettono in pratica in forme credibili il Vangelo. A maggior ragione questa ricerca diventa avventurosa, nuova e positiva se si guarda l’epoca che viviamo, liquida, divisiva e conflittuale: saper fare qualcosa per invertire questa rotta di cuori duri, imbarbariti e di ripiegamento su se stessi, è una forma di partecipazione alla costruzione di una nuova civiltà, più umana, sostenibile, in rapporto concreto con la natura e con la cultura del limite. Al sovraccarico di bisogni falsi e ripetitivi che la società ci impone per tenere in vita un sistema che non corrisponde più ai reali bisogni delle sue comunità, dentro una crisi economica globale, una possibile via di cambiamento e di soddisfazione personale è mutare consapevolmente condotta e spendere un periodo, o un po’ del proprio tempo, competenze e capacità, per dar vita a qualcosa di utile, che serva davvero agli altri.
Padre Ugo, figura molto carismatica e amata, ha sempre ripetuto che l’OMG l’hanno fatta i ragazzi nel desiderare di vivere avventure buone scommettendo la loro stessa vita in un cammino di dono di se stessi.

Cosa si fa tra le montagne a oltre tremila metri?

Non si tratta più di assistenzialismo, ma di progetti che cercano di coinvolgere le popolazioni autoctone, in questo caso le comunità andineperuviane che vedono nel turismo, nel trekking e nell’alpinismo in Cordillera Blanca una risorsa per sopravvivere lavorando dove sono nati. Accanto ai laboratori di falegnameria e tessitura, oltre alla scuola e all’ospedale, l’idea è dei missionari, tra questi Padre Alessio Busato, è quella di realizzare un nuovo trekking che unisca ad anello per più tappe i rifugi in quota, ai piedi delle Cordillera Blanca, gestiti (non sono gestiti da loro ma da volontari delle Parrocchie loro fanno il servizio di guide) dalle Guide Andine Don Bosco 6000 (guide UIAGM, guide di trekking, guida di mountain bike, portatori, cuochi, cioè tutte le figure professionali necessarie per qualsiasi spedizione di alta montagna, trekking e mountain bike). Il trekking in fase di costruzione per la parte sentieristica è a quota tra i 3000mt ed oltre 5000mt, unisce n. 4 rifugi ed un lodge, è composto di n. 9 tappe, e si sviluppa in un percorso a piedi di oltre 100 km.

E il trekking El Camino de los dioses?

In questi ultimi mesi si sta creando questo nuovo trekking che farà il giro intorno al Huascarán e tappa nei vari Rifugi e Lodge della Parrocchia, un trekking duro dove i sentieri sono ancora selvaggi e si fanno vari passi oltre i 4800 metri; così si sta organizzando un corso per portatori tra i ragazzi dei nostri paesi perché possano lavorare e fermarsi nella loro terra a vivere invece di dover emigrare nelle grandi città o nelle periferie desertiche della costa. 
Da qualche anno, tra l’altro, si ripete una gara di corsa in montagna con molti partecipanti dalle Alpi, dal Veneto e dal Trentino, Ande Trail, con lo scopo di raccogliere fondi per sostenere di 6 asili a Chimbote, una baraccopoli sorta ai lati della strada Panamericana che conta 800.000 abitanti. I fondi provengono dal contributo di alcune aziende vicentine che hanno compreso lo scopo e la validità del progetto e da alcuni eventi organizzati prima della gara. Il binomio sport e solidarietà è stato il comune denominatore di tutta l’esperienza Ande Trail: i partecipanti italiani infatti hanno visitato e fatto delle esperienze dirette di volontariato presso alcuni centri in cui è attiva l’OMG.

Tra gli obiettivi c’è la Torre di arrampicata…

E’ un’idea che nasce nel 2018 da un gruppo di alpinisti degli Appennini e delle Alpi dopo una spedizione internazionale guidata da Alberto Peruffo nella Cordillera Blanca. Il team era composto da alpinisti italiani, peruviani, boliviani e indiani (la prima salita italiana delllo Huantsan Norte, m 6394).
La costruzione di una torre di arrampicata dà  la possibilità che questa attività diventi più conosciuta anche lì e che i ragazzi possano sentire il desiderio di scoprire cosa ti può dare il sollevarti da terra per desiderare qualcosa che sta più in alto, qualcosa che ti faccia desiderare una vita più piena e buona.
Grazie alla torre smontabile e trasportabile si può proporre ai Comuni della zona andina di poter affittare la struttura per eventi che vengono realizzati durante l’anno e così guadagnare fondi da destinare ai molti progetti  in favore dei poveri di quella zona peruviana.

Come?

Coinvolgendo le sezioni del CAI e le riviste, attiveremo una raccolta fondi per la Torre di Arrampicata (OPERAZIONE CORDIGLIERA BLANCA). Racconteremo ai nostri donatori perché la nostra causa è una priorità attraverso incontri alpinistici gratuiti presso le sezioni del Club Alpino Italiano durante le quali chiederemo di acquistare dei prodotti peruviani fatti a mano (dai laboratori dell’Operazione Mato Grosso), o di contribuire alla causa. Abbiamo già realizzato due prime serate, a Rieti (Appennino Centrale) e a Schio (Alpi venete), alla presenza di 500 persone. Abbiamo un programma di eventi a fine anno e lo arricchiremo con quello in programmazione 2020.
Coinvolgeremo altri partner per l’obiettivo per fornirci a prezzo di costo prese e materiali per la struttura artificiale di arrampicata. Stessa cosa faremo per fornirci imbraghi e caschi per bambini da inviare a Shilla, al centro di Padre Alessio che coordina in Perù questa operazione. Acquisteremo quindi il materiale dei vari pannelli, faremo gratuitamente  il progetto per la torre in modo che poi possa essere spedita in Perù e assemblata dalla gente del posto, secondo il progetto e secondo i parametri di sicurezza italiani.
Comunicheremo sui social e sugli organi stampa delle sezioni CAI, sui siti internet di montagna, nei negozi di abbigliamento di montagna. Racconteremo questa storia dove figurano i donatori singoli più coraggiosi e le aziende più generose.
Costruiremo un buon database gestionale per disegnare un processo ideale di comunicazione e interazione, comunicando con trasparenza entro la fine dell’anno 2019 quanti fondi saranno stati raccolti e valuteremo se affiancare alla maglietta anche una campagna di fundraising nel settore del lavoro sociale (tetto massimo di raccolta EURO 16.000).

I PROMOTORI
Enrico Ferri, Fotografo alpinista | tecnico lavori in quota
Ines Millesimi, Storica dell’arte | ideatrice di Montagne in Movimento CAI Amatrice

Per info più dettagliate
Enrico Ferri, CAI ANTRODOCO mail@enricoferri.eu
Ines Millesimi, CAI Amatrice    inesmillesimi@gmail.com

foto: Enrico Ferri

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Per segnalare refusi, imprecisioni e correzioni scriveteci a: redazione@mountlive.com

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